La Spagna sta consolidando la sua posizione strategica nel panorama europeo, in un momento di estrema difficoltà per il continente, alle prese con un’inflazione a due cifre e con una crisi energetica dovuta al taglio dei flussi del gas proveniente dalla Russia. Dopo l’approvazione di un tetto al prezzo del combustibile che ha permesso al paese, insieme al Portogallo, di abbassare i costi delle bollette, ora la Spagna potrebbe giocare un ruolo strategico nella distribuzione del gas all’Europa. Il paese iberico, infatti, è dotato di sei impianti di rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL), che arriva via nave da Stati Uniti, Qatar, Nigeria, Tobago, Trinidad. Quello che manca, però, è un’infrastruttura più ampia che lo esporti al resto dell’Unione. Il “piano A” consiste nel completare il gasdotto Midcat, che collega la Spagna alla Francia attraverso i Pirenei catalani. Se questo fallisce, però, c’è un “piano B” che sta prendendo forza nelle ultime settimane: la costruzione di una infrastruttura sottomarina da Barcellona a Livorno.

La Spagna possiede un terzo della capacità rigassificatrice di tutta Europa: potrebbe trasformarne circa 60 miliardi di metri cubi all’anno ed esportarlo ai paesi europei. Tuttavia, gli unici due gasdotti esistenti, uno in Navarra e l’altro dei Paesi Baschi, possono trasportare solo 7 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Questa capacità potrebbe raddoppiarsi riprendendo la costruzione del gasdotto Midcat, fermo dal 2019 e che non è mai stato terminato perché considerato troppo costoso e poco redditizio. La guerra in Ucraina, però, ha resuscitato il dibattito su questo progetto. In questi giorni, infatti, ci sono state varie pressioni per riprendere la costruzione di questa infrastruttura. Fra tutte, quelle del cancelliere tedesco, Olaf Scholz, che lo considera un progetto fondamentale, che contribuirebbe ad alleviare i problemi attuali “in modo massiccio”, soprattutto in un paese come la Germania, estremamente dipendente dal gas russo.

Questo martedì, il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, sarà a Berlino e parteciperà a una riunione dell’esecutivo tedesco, invitato dal cancelliere. Al centro del dibattuto ci sarà la crisi energetica: i due paesi vogliono infatti fare un fronte comune per cercare di convincere Emmanuel Macron a riprendere la costruzione del gasdotto Midcat, che oltre al gas in futuro sarebbe strategico per il trasporto dell’idrogeno verde.

Per la ministra della Transizione Ecologica, Teresa Ribera, la parte spagnola potrebbe essere pronta in otto o nove mesi (in totale mancano circa 226 chilometri). Tuttavia, per ora l’opposizione francese è ferma, sia per i costi, sia perché approvando quest’infrastruttura si allontanerebbe da un modello energetico basato sul nucleare. Per questo la Spagna ha un piano B. Se quello lungo i Pirenei dovesse fallire, l’alternativa sarebbe la costruzione di un gasdotto sottomarino che collegherebbe Barcellona e Livorno. Si tratta di un tubo di 7mila chilometri che richiede un investimento pari a circa tre miliardi di euro e che potrebbe essere pronto in uno o due anni, secondo El País. È un’opera più costosa e complicata, ma su cui si sta discutendo negli ultimi mesi sia nel paese iberico che in Italia.

Lo scorso marzo, infatti, Mario Draghi aveva parlato con Pedro Sánchez della possibilità di un collegamento tra la Spagna e l’Italia per il trasporto del gas. Questo progetto, così come il Midcat, è stato contemplato anche dal REPowerEU, il piano della Commissione europea per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi prima del 2030, a seguito dell’invasione dell’Ucraina. A fine aprile se ne parlava anche in Senato, nella relazione sulle “conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina nell’ambito della sicurezza energetica”, presentata dal Copasir. “In primo luogo andrebbe sostenuto il progetto di realizzazione di un gasdotto Spagna-Italia tra Barcellona e Livorno, che consentirebbe, tra l’altro, l’afflusso del gas immesso in rete dal vasto e attualmente sottoutilizzato sistema dei rigassificatori spagnoli. Essi potrebbero rifornirsi di GNL proveniente da Usa e Argentina”, si legge nel documento.

Qualche settimana dopo, Snam ed Enagas, società di trasporto di gas spagnola, hanno firmato un protocollo d’intesa per studiare la fattibilità del progetto. E, a luglio, la stessa Enagas, durante la presentazione del suo nuovo piano d’investimenti per i prossimi anni, ha previsto 1,5 miliardi per il gasdotto tra Barcellona e Livorno. La scorsa settimana, in una conferenza stampa congiunta con il presidente colombiano, Gustavo Petro, Sánchez ribadito che se il progetto sui Pirenei dovesse naufragare, quello con l’Italia è l’alternativa più forte. “Trasmetto la determinazione della Spagna a realizzare questa interconnessione”, ha affermato. La ministra per la transizione ecologica, Teresa Ribera, ha confermato che “il governo sta valutando con estrema serietà” questa eventualità.

Anche con l’eventuale costruzione del gasdotto tra Italia e Spagna, il paese iberico non ha intenzione di rinunciare a Midcat. E, in entrambi i casi, il governo di Pedro Sánchez ha dettato delle condizioni: le infrastrutture devono essere finanziate dall’Unione Europea o dai paesi che beneficeranno della misura, e la costruzione dei gasdotti deve guardare al futuro: oltre al gas, nei prossimi anni dovranno trasportare anche idrogeno verde, che sarà strategico nei prossimi 30 anni. La costruzione di queste infrastrutture non potrà risolvere l’attuale crisi energetica, dato che la loro realizzazione non è immediata. Tuttavia servirebbero per scongiurare crisi future.

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