Il Senato statunitense si appresta ad una lunga maratona per approvare il nuovo maxi pacchetto di misure per la lotta al cambiamento climatico. Il disegno di legge, ammesso con il voto decisivo della vice presidente Kamala Harris, contempla il maggior stanziamento di sempre di fondi pubblici per questo scopo. Vengono infatti mobilitati 369 miliardi di dollari (362 miliardi di euro)di incentivi per le energie rinnovabili. L’intervento è finanziato anche dall’aumento delle tasse sulle grandi aziende, con un prelievo minimo del 15% sui profitti e da una tassa dell’1% sulle operazione di buy back, ovvero il riacquisto sul mercato di azioni proprie da parte di una società allo scopo di aumentare il valore e ridurne il numero. Un metodo che alza anche l’utile per azione, parametro a cui spesso sono ancorati i bonus dei manager. “I giorni in cui le grandi aziende statunitense non pagano tasse stanno per finire” ha scritto ieri su Twitter il presidente Joe Biden.

Tra i punti chiave del pacchetto sul clima ci sono penalizzazioni economiche più severe sull’emissioni da metano, crediti di imposta sulla cattura di Co2, l’incremento da 25 a 30 miliardi di euro dei sussidi per pannelli solari, impianti eolici, geotermici e batterie oltre che per reattori nucleari di nuova generazioni. Venti miliardi vengono stanziati per ridurre le emissioni nel settore agricolo, sconti fino a 7.500 dollari per l’acquisto di veicoli elettrici. Se passerà al Senato, la legge dovrà essere approvata dalla Camera dei Rappresentanti per poi ricevere il via libera finale della Casa Bianca. Secondo quanto riporta il Financial Times, Josh Bolten, direttore di Business Roundtable, l’associazione che raggruppa le principali aziende quotate statunitensi ha commentato dicendo che “Imporre alle imprese un prelievo di 300 miliardi di dollari è una strategia sbagliata in una fase di rallentamento economico”. La legge passerà poi eventualmente alla Camera per ottenere in seguito il via libera finale della Casa Bianca. Nel testo trovano posto anche misure di altra natura come il tetto al costo dell’insulina a 35 dollari dopo che la sostanza, indispensabile per patologie come il diabete, aveva raggiunto prezzi quattro volte più alti sul mercato statunitense.

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