A Verona il Gay Pride sembra dividere più che altrove. E questa volta ancora di più. Perché il primo sindaco di centrosinistra dopo quindici anni, Damiano Tommasi, appena eletto ha annunciato che sarà presente all’avvio della festa. Perché in piena campagna elettorale il vescovo ormai emerito, Giuseppe Zenti, aveva inviato una lettera ai sacerdoti affinché predicassero nelle chiese indicando tra i valori da salvaguardare anche la famiglia tradizionale e l’opposizione alle ideologie gender. Terzo motivo di opposizione, la presenza in riva all’Adige di associazioni e movimenti che fanno riferimento al cattolicesimo più tradizionalista e all’estremismo politico di destra.

In ogni caso il 16 luglio il Gay Pride tornerà a sfilare a Verona, chiedendo anche l’abrogazione di misure considerate omofobe in vigore in città dal 1995. Lo stesso Tommasi, al momento della presentazione dell’evento, ha ribadito l’impegno a revocarle, a partire da quella che impegnava il Comune a non parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie costituite da uomo e donna. Nel 1995 la discussione in consiglio comunale fu accesissima, con battute, anche di cattivo gusto, nei confronti dei gay. “Sul tema dei diritti civili troppo spesso si dimentica la fatica fatta per conquistarli. Io sono stato un obiettore di coscienza, ma fino a qualche tempo prima, chi faceva la mia scelta rischiava tre anni di carcere”, ha spiegato il sindaco.

La presenza del neo-sindaco è stata definita dagli organizzatori “un buon inizio, quel cambio di passo che ci si aspettava, possiamo dire un fatto storico per Verona”, hanno scritto in una nota. “In tante e tanti ci hanno chiesto cosa ci aspettiamo da questa amministrazione, intanto dialogo e apertura. Crediamo che l’amministrazione Tommasi – aggiungono – debba lavorare proprio sui temi dell’inclusività. Tante sono le emergenze a Verona a partire proprio da diritti, casa, lavoro, autodeterminazione”.

Quanto sia caldo il clima, lo dimostra un falso documento su carta intestata dell’Associazione Nazionale Alpini, preso per buono da alcuni siti e blog. Vi si annunciava lo spostamento di itinerario perché “non è auspicabile che le ‘piume di struzzo’ si mescolino con le ‘penne nere’”. Poi è arrivato un comunicato ufficiale dell’Ana che ha ricordato come lo spostamento sia stato deciso per evitare intasamenti in città, non per ragioni ideologiche. In ogni caso, il sindaco sarà sia al Pride che al Sacrario Militare e alla cerimonia di premiazione dei campionati alpini di tiro a segno.

Sono vere, invece, le dichiarazioni di alcuni oppositori al Gay Pride. Il Circolo Cattolico Christus Rex Traditio, per bocca del responsabile nazionale Matteo Castagna: “Sabato Verona vedrà il centro della città trasformarsi in una Sodoma, ed è curioso che Tommasi si dichiara cattolico e nello stesso tempo favorevole alla città arcobaleno”. Replica dei consiglieri di maggioranza in Comune, Federico Benini e Michele Bertucco: “Sarà una bella giornata per Verona. Il corteo rivendicherà il diritto a esistere, muoversi, vivere senza più nascondersi e senza rinunciare a diritti che attengono alla persona in quanto tale. Saremo in quella piazza per dire che i diritti delle persone Lgbtq+ sono i diritti di tutte e tutti. Saremo in piazza per dire che l’amore non è figlio di schemi precostituiti”. Gianni Zardini, portavoce del Circolo Punk: “È per noi e per Verona tutta un buon inizio. E possiamo definirlo un fatto storico: il sindaco al Pride”.

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