Nel giorno in cui alla Camera dei Deputati sarebbero dovute iniziare le votazioni per la proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione domestica di quattro piante di cannabis, poi slittata tra ostruzionismo parlamentare della Lega, fibrillazioni interne alla maggioranza e con Pd e M5s che non hanno forzato la mano, sono state le associazioni Coscioni e Meglio Legale a rilanciare il provvedimento, chiedendo che si arrivi subito al voto e non si rinvii tutto a settembre. “C’è stato un gioco delle parti. Quella della Lega è stata più una farsa, una scena teatrale, ci sono altre responsabilità politiche. Pd e M5s non hanno chiesto una rimodulazione del calendario, non si sono opposti. Questo perché va bene a una maggioranza del Parlamento non arrivare a un voto, perché forse sarebbero in imbarazzo”, ha attaccato il deputato di + Europa Riccardo Magi. E anche Marco Cappato, tesoriere della Coscioni, condivide: “Inutile piagnucolare sull’ostruzionismo delle destre, se si vuole legalizzare la cannabis si lotta e si chiedono sedute supplementari. Ma non lo stanno facendo”. Tradotto, quello che manca, spiegano, è “la reale volontà politica“.

Una ricostruzione respinta dal presidente della commissione Giustizia, il deputato M5s Mario Perantoni: “Non è così, se la legge è stata calendarizzata è merito del nostro lavoro. Io sono disponibile a lavorare pure in agosto, ma l’importante è ottenere il via libera entro settembre, quella è la vera deadline da non superare, anche perché poi la legge deve passare in Senato”. Ovvero, laddove i numeri sono tra l’altro a dir poco incerti: “Noi continueremo a dar battaglia, si può chiedere già ora di continuare a lavorare in Aula anche giovedì ed allungare di una settimana i lavori prima della pausa estiva. Ma al momento è la volontà che manca”, replica Magi.

In piazza anche il leader del movimento 6000Sardine e consigliere comunale dem Mattia Santori, già finito nella polemica e attaccato anche in casa Pd dopo aver dichiarato di autocoltivare cannabis per “non alimentare la criminalità”: “Quest’anno ho già raccolto: 60 grammi”, aveva spiegato, per poi essere attaccato dal Pd locale e ripreso dal sindaco Matteo Lepore e dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini. “Hanno impiegato più energia a fare la morale a me che a rivendicare il senso del gesto, rispetto a un dibattito aperto in Parlamento. Una parte della nostra comunità lamenta la timidezza del Pd su questo tema. Quando i nostri avversari giocano sporco, bisogna tirare fuori le unghie, dentro e fuori il Parlamento. C’è chi lo fa, ma sono persone singole, dove la comunità politica?”, ha attaccato Santori dalla piazza romana. Tutto mentre la legge rischia di venire affossata una volta per tutte, a causa del rinvio. Perché, tra il rischio di una crisi di governo e la legislatura comunque in scadenza, e con la manovra da discutere dopo lo stop estivo, trovare spazio in Parlamento per la proposta di legge sarà a dir poco complesso.

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