A circa un mese dalla fine delle scuole, non si sa nulla di come riprenderanno. I dirigenti scolatici, di fronte della nuova ondata della pandemia, hanno iniziato a chiedere delucidazioni e vorrebbero lavorare per arrivare pronti al suono della prima campanella a settembre, ma dal governo, per ora, non arrivano notizie. Nonostante la seconda estate pandemica con lo stesso ministro, Patrizio Bianchi, i ritardi sono gli stessi degli anni scorsi. Eppure i temi sono sempre quelli: gli impianti di aerazione, gli spazi, l’organico. Il protocollo che sindacati e ministero dovrebbero firmare non si vede ancora e sembra destinato a sparire anche il cosiddetto “contingente Covid” (il personale aggiuntivo assunto per far fronte alla pandemia) mentre su aule e trasporti non ci sono novità. “Stiamo lavorando proprio in queste ore, sulle mascherine c’è una discussione che coinvolge anche il presidente del Consiglio”, dice al fatto.it la sottosegretaria Barbara Floridia (M5s). A decidere – venuto meno, con lo stato d’emergenza, il Comitato tecnico scientifico – saranno i ministeri dell’Istruzione e della Salute: proprio nei giorni scorsi c’è stato un vertice tra i due dicasteri sull’argomento, con la partecipazione dei tecnici dell’Istituto superiore di sanità. Ma andiamo con ordine.

Il protocollo mancante – Il protocollo di sicurezza è lo strumento che indica ai dirigenti scolastici – ma anche agli uffici scolastici e provinciali – le linee guida da seguire per la ripresa dell’attività. Alla fine dello stato d’emergenza, il 31 marzo scorso, circolava una bozza di protocollo che anche i sindacati avevano contestato perché lasciava eccessiva discrezionalità ai dirigenti. Di quel testo non si è saputo più nulla. Nel 2020 il protocollo, era stato siglato – in ritardo – il 6 agosto. L’anno dopo il 14 agosto. Quest’anno ancora non si sa nulla. “Noi della Flc Cgil – spiega il segretario nazionale Francesco Sinopoli – non abbiamo sottoscritto nemmeno il precedente documento e se non ci fossero garanzie e sostegni economici adeguati non lo sottoscriveremo nemmeno quest’anno”. C’è un’altra questione non di poco conto: il Cts non c’è più, ma per redigere un protocollo servono comunque indicazioni precise da parte delle autorità sanitarie, che tengano conto del quadro epidemiologico attuale.

Nuove strutture? Non pervenute – Nessuna novità nemmeno sul fronte degli spazi. Nei due anni precedenti, prima a causa del distanziamento obbligatorio e poi di quello volontario, molti presidi hanno sacrificato laboratori, palestre, auditorium per dividere in due le classi. Ma in questo periodo non si è fatto nulla per realizzare nuove aule: tantomeno è stato modificato il decreto che indica i minimi e i massimi consentiti di presenze in aula, al punto che le classi “pollaio” non scompariranno. “Non basta costruire 212 scuole nuove con i fondi del Pnrr quando in Italia ci sono 42mila edifici scolastici. È una goccia nell’oceano”, riflette Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma.

Personale Covid a rischio sparizione – Sparirà, probabilmente, anche il contingente Covid in servizio fino al 30 giugno scorso: almeno così dice la segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci. “Non abbiamo notizie, ma ci era già stato detto che con la fine dello stato di emergenza non ci sarebbe stata più alcuna possibilità di avere questi insegnanti e questi collaboratori scolastici”. Stiamo parlando di ventimila docenti e trentamila fra collaboratori e addetti alla segreteria che perderanno il posto di lavoro. I presidi vorrebbero sapere se, per organizzare le attività, avranno lo stesso numero di bidelli e di insegnanti dello scorso anno: ma rischiano di avere questo dato a campanella già suonata.

Aerazione, linee guida assenti – Altro capitolo scottante: gli impianti di aerazione. Entro il 20 marzo 2022 uno specifico decreto del presidente del Consiglio dei ministri (su proposta del ministro della Salute e di concerto con il ministro dell’Istruzione) avrebbe dovuto definire da un lato le linee guida sulle specifiche tecniche in merito all’adozione di dispositivi mobili di purificazione e impianti fissi di aerazione, dall’altro gli standard minimi di qualità dell’aria negli ambienti scolastici e confinati degli stessi edifici. Ma non se n’è fatto nulla. Sul tema, il preside Rusconi e la collega Cristina Costarelli hanno scritto all’associazione dei Comuni (Anci), all’unione delle Province (Unpi e alla città Metropolitana di Roma per chiedere che cosa intendano fare in vista di settembre. Dove sono stati installati, gli impianti in alcuni casi sono serviti, anche se – dice al fatto.it l’immunologa Antonella Viola, “bisognerebbe aggiornare gli studi sulla base dell’attuale variante” di Sars-CoV-2. Nelle ultime settimane, a sottolineare l’urgenza di una decisione sono stati anche i medici più noti del panorama mediatico, da Roberto Burioni a Nino Cartabellotta a Fabrizio Pregliasco. “Non si sa vergognosamente ancora nulla – denuncia il comitato nazionale IdeaScuola, che a ottobre 2021 ha lanciato un appello firmato da oltre 500 tra medici e docenti – se non che l’Iss ha tutto pronto e attende il via libera dai ministeri”. In assenza di questo nullaosta e dei fondi, enti locali e scuole non possono adeguarsi.

Incognita mascherine – Ultimo aspetto dolente, i dispositivi di protezione: se saranno ancora obbligatori serve acquistarli in tempo per fornirli a maestri e professori, e sapere se negli istituti arriveranno ancora dallo Stato le mascherine chirurgiche o le Ffp2. “Portarle a scuola quando fuori dalle aule nessuno le indossa non ha senso, sembra un castigo. Ma dovremo fare i conti con questa nuova variante che ha alzato di nuovo il numero delle vittime”, spiega Viola. “I dati in questo momento sono sottostimati perché molti fanno il tampone fai-da-te e comunicano l’esito se positivo. Abbiamo messo via le mascherine ma dobbiamo essere pronti a tirarle fuori di nuovo. Ciò che è certo è che, se dovessimo tornare a indossare i dispositivi di prevenzione a scuola (e non solo), dovranno essere Ffp2 e non chirurgiche“.

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