Il Movimento 5 stelle voterà la fiducia al decreto Aiuti alla Camera. Al Senato, invece, bisognerà capire se nel frattempo il governo di Mario Draghi darà qualche segnale di apertura. Dopo l’incontro di ieri con il presidente del consiglio, Giuseppe Conte ha annunciato che il M5s non uscirà dal governo, almeno per il momento. “Ok la fiducia al Governo, vogliamo collaborare: Voteremo la fiducia alla Camera, al Senato vedremo”, ha detto l’ex premier a margine dell’evento Verso un’Italia ecodigital a Palazzo Brancaccio. Che ieri aveva presentato una lista di richieste e condizioni al suo successore. “La comunità a gran voce mi chiede di portare il M5s fuori. Il futuro della nostra collaborazione è nelle risposte che avremo. Siccome vogliamo risposte vere e risolutive non ce le aspettiamo domani mattina”, aveva detto dopo il faccia a faccia. Aggiungendo poi che le risposte di Draghi “certo non possono essere rinviate a dopo l’estate. Si tratta di giorni, sicuramente entro luglio, poi si dovrà lavorare alle soluzioni”.

Oggi dunque il leader del M5s ha spiegato che il suo partito voterà la fiduca al decreto, mentre sul provvedimento ha aggiunto: “Per quanto riguarda il voto finale sul testo francamente non abbiamo compreso perché ci sia stata l’ostinazione di inserire una norma del tutto eccentrica che non c’entra nulla con la materia dei sostegni e che riguarda la prospettiva di un inceneritore che è assolutamente obsoleta. È la ragione per cui abbiamo adottato una linea che non può essere quella di condividere il contenuto”. Poi Conte è tornato a difendere le misure bandiera dei stelle, le stesse citate nella lettera inviata a Draghi. A cominciare dal Superbonus: “Nella mia visione la transizione ecologica è quella che parte dal basso, democratica, che dobbiamo fare tutti assieme. Questo significa nuovi stili di vita e i giovani ci devono aiutare. Questo significa proseguire al bonus 110%, che ha permesso di risparmiare 5 milioni di megawatt di energia all’anno”. E poi è tornato a ribadire le richieste avanzate ieri al premier: “Oggi il Paese è in emergenza, serve un piano straordinario per famiglie e imprese. A Draghi ho rappresentato la necessità di un intervento straordinario oggi, non in autunno. Non possiamo permetterci di aspettare l’esito del Consiglio europeo di ottobre”. E poi ha aggiunto: “In autunno avremo uno tsunami sulle bollette. Ieri sono andato da Draghi anche a rappresentare questo problemia, a chiedere un intervento straordinario oggi, non in autunno. Non ci possiamo permettere di aspettare l’esito della discussione al Consiglio europeo in ottobre. Le famiglie – ha continuato – non arriveranno a metà mese, le aziende chiuderanno. Serve subito un grande piano per famiglie e imprese”.

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