“Ecco, è appena andata via la luce”. Si interrompe Alberto Berizzi, docente di Sistemi elettrici per l’energia al Politecnico di Milano al quale ilfattoquotidiano.it ha chiesto di commentare i blackout che nell’ultima settimana hanno lasciato senza elettricità migliaia di milanesi e non solo. Si trova alla Bovisa, quartiere universitario già rimasto senza corrente per ben sei ore nella giornata di venerdì 17 giugno. “La rete di Milano in particolare ha il problema dei giunti, la cui sostituzione significa aumentare i punti deboli, quelli che si surriscaldano più facilmente”, spiega, chiarendo però che nell’immediato la soluzione più efficace non riguarda cavi e trasformatori, “ma le nostre abitudini di consumatori”. Secondo il gestore Unareti, che opera nel capoluogo lombardo, i consumi sono infatti aumentati del 35% rispetto al mese scorso. Numeri registrati nel momento peggiore, quando il termometro sale e impedisce alla rete di disperdere il calore generato dal passaggio della corrente nei cavi, che raggiungono così la temperatura limite, fanno scattare gli interruttori che interrompono il flusso e lasciano al buio i quartieri.

“Assistiamo ormai da dieci anni a un’inversione di tendenza: mentre prima il picco di carico elettrico avveniva d’inverno, con la diffusione dei condizionatori si raggiunge nei mesi più caldi”, spiega Berizzi. Grazie all’anticiclone africano le temperature registrate in questi giorni superano di molto le medie stagionali, con i meteorologi preoccupati dal perdurare del fenomeno e gli italiani che accendono i condizionatori anche di notte. In città come Milano, una fra le città europee con la più alta densità di potenza elettrica richiesta per chilometro quadrato, i consumi stressano una rete che a causa del termometro fatica a disperdere il suo calore. “Questo può portare a un guasto, magari perché ha ceduto l’isolamento e il cavo “spara”, come di dice in gergo, e alla perdita reagiscono gli interruttori di protezione che interrompono la corrente, segnalano il guasto e dando il via a un intervento che può richiedere ore”, sintetizza il docente del Politecnico. A seconda dei materiali che li isolano, i cavi elettrici hanno temperature di attività limite che possono arrivare a 100/105 gradi, non di più. Oltre ai possibili guasti e blackout, più elevata è la temperatura del cavo, più i materiali isolanti si logorano e si accorcia la vita del cavo stesso.

Visto che parliamo di cavi interrati la cui sostituzione integrale può comportare interventi molto impattanti in un contesto urbano, si è spesso preferito cambiare la sola porzione danneggiata collegando il nuovo segmento attraverso giunti. Soluzione che ai costi inferiori e al minore impatto ha però opposto un aumento della vulnerabilità della rete, “con i giunti che sono ancora più vulnerabili alle alte temperature e alle sollecitazioni di cavi e materiali messi alla prova dalle escursioni termiche”, spiega Berizzi. Insomma, tra temperature da record e consumi alle stelle i blackout sono il sintomo di reti elettriche che usuriamo, che richiedono più interventi, più toppe. Anche al netto della manutenzione, che a Milano vede il gestore impegnato in una massiccia operazione di sostituzione di cavi, giunti e investimenti su cabine e telecontrollo, estati come questa invecchiano l’infrastruttura e la rendono più vulnerabile per gli anni a venire.

L’ora per ora del blackout milanese è quello riferito da Unareti: “Nella giornata di oggi si sono verificate alcune interruzioni del servizio, che hanno interessato parte di viale Ungheria, ripristinato nel primo pomeriggio. In questo momento (18.30) stiamo gestendo alcuni guasti nella zona nord e sud ovest della Città per i quali è previsto il ripristino in serata”, scrive il gestore nell’ultimo comunicato. E spiega che “i picchi dei consumi che si stanno registrando e influenzano lo stress della rete, sono legati anche all’elettrificazione dei consumi in corso nella città di Milano”. Insomma, anche l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio che ci affranca dal gas ha il suo prezzo. Che fare? Il gestore fa sapere di aver “potenziato il numero delle squadre di pronto intervento e aumentato i laboratori mobili, necessari per le attività di ricerca del guasto, e le squadre di scavo, essenziali laddove si verifichino problemi complessi che isolano le utenze”. Quanto alla fonte del problema, Berizzi spiega che per il futuro potremmo puntare sulle cosiddette comunità energetiche: “Microreti di piccole utenze che aggregano carichi elettrici collegati a impianti di cogenerazione o a impianti fotovoltaici. Il tutto sempre collegato alla rete che però sarà meno sovraccaricata grazie alla percentuale di autoproduzione di queste comunità”.

Ma nell’immediato la bacchetta magica non c’è. Piuttosto, aggiunge il professore del Politecnico, “c’è tutta la questione della coscienza civica di tutti noi. Mentre con queste temperature diminuisce sia la produzione idroelettrica che termoelettrica, il nostro modo di vivere diventa un lusso. Bisogna migliorare anche i comportamenti spiccioli, perché se siamo in tanti a cambiare abitudini la differenza si vedrebbe, anche sulla rete elettrica”. Secondo l’Eurostat, l’ufficio di statistica europeo, l’energia utilizzata per raffreddare le nostre case è aumentata del 300% in pochi anni, con l’Italia superata solo da Malta, Cipro e Grecia. Berizzi invita a imparare a tenere d’occhio ogni spreco, ogni disattenzione, ogni interruttore. Quanto ai condizionatori, Unareti ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione consigliando di non impostarli a una temperatura inferiore ai 27 gradi. E di utilizzarli sempre “con porte e finestre chiuse e con il sistema di deumidificazione attivato”. Per gli elettrodomestici che consumano di più come lavatrici e lavastoviglie “andrebbero avviati durante le ore notturne quando è minore la richiesta di potenza elettrica, scegliendo programmi a basse temperature e basso consumo”.

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