Chissà cosa si sono detti Emmanuel Macron, Mario Draghi e Olaf Scholz nel corso del lungo viaggio che dalla Polonia, in treno, li ha portati fino a Kiev. I tre non sono infatti semplici capi di Stato e di governo di tre Paesi europei qualsiasi, sono i rappresentanti dei tre Stati membri più importanti, ma soprattutto erano gli alfieri della strategia del dialogo sempre aperto con Mosca osteggiata dal governo di Volodymyr Zelensky, da Washington, Londra e anche dai vertici di Bruxelles. Erano, appunto, perché al termine del vertice col presidente ucraino si è assistito a quello che sembra un netto cambio di rotta, con i tre che si sono riposizionati sulla linea delle istituzioni di Bruxelles, come testimoniano anche le dichiarazioni del presidente ucraino: “Abbiamo evocato questo argomento e abbiamo voltato pagina“, ha affermato commentando le parole pronunciate in passato da Macron sulla necessità di non umiliare la Russia.

Ucraina nell’Ue, sostegno fino alla sconfitta della Russia, nessuna pace se non quella decisa da Kiev e invio di nuove armi “anche missili e artiglieria” sono solo alcuni dei messaggi lanciati dai tre leader che scavano l’ultimo, profondo solco tra il blocco Nato-Ue e la Russia di Vladimir Putin. “Il messaggio più importante della nostra visita è che l’Italia vuole l’Ucraina nell’Ue, vuole che abbia lo status di candidato e sosterrà questa posizione nel prossimo Consiglio europeo. Zelensky sa che è una strada da percorrere, non solo un passo”, ha commentato a margine del vertice il presidente del Consiglio italiano, pur ricordando al leader di Kiev che “è una strada che dovrà vedere le riforme profonde della società ucraina”. “Siamo a un momento di svolta – ha poi aggiunto – nella nostra storia. Il popolo ucraino difende ogni giorno i valori di democrazia e libertà che sono alla base del progetto europeo, del nostro progetto. Non possiamo indugiare, ritardare questo processo. Dobbiamo creare una comunità di pace, di prosperità e di diritti che unisca Kiev a Roma, a Parigi, a Berlino”.

L’Ucraina fa parte dell’Europa. Questa guerra cambierà la storia dell’Europa. Siamo al fianco dell’Ucraina per accompagnarla in questa prospettiva. Abbiamo confermato a Zelensky che già domani la Commissione deciderà il quadro e il prossimo Consiglio europeo prenderà delle decisioni. Tutti e 4 i nostri Paesi sosterranno lo status di candidato dell’Ucraina. Nei prossimi giorni costruiremo l’unanimità dei 27“, è addirittura arrivato a sostenere Macron, uno dei leader fino a oggi più dubbiosi sulla possibilità di accogliere il Paese di Zelensky nell’Ue. E ha concluso il suo discorso con “Slava Ukraini. L’Ue vi sta accanto fino alla vittoria. Ucraina libera e indipendente”. Con Scholz che ha aggiunto l’importanza di accogliere anche la Moldavia.

Anche sul sostegno militare, i tre leader europei hanno mostrato una posizione ferma in linea con quella già espressa da Stati Uniti, Gran Bretagna e dalle stesse istituzioni europee. Nelle loro dichiarazioni è sparita la richiesta di un dialogo con Mosca e lo spazio è stato occupato tutto dall’appoggio militare incondizionato alle forze di Kiev. “A Irpin ho sentito orrore e speranza, speranza per la ricostruzione e per il futuro. Noi oggi siamo qui per questo, per aiutare l’Ucraina a ricostruire il suo futuro – ha continuato Draghi – Vogliamo la pace ma l’Ucraina deve difendersi ed è l’Ucraina a dover scegliere la pace che vuole, quella che ritiene accettabile per il suo popolo. Solo così può essere una pace duratura“. E ha poi garantito il “completo sostegno alle indagini sui crimini di guerra” commessi dai russi.

Macron si concentra invece sul fatto che una pace sarà possibile solo sui termini che saranno stabiliti da Kiev, senza alcuna concessione che non soddisfi il governo ucraino. “Non siamo in guerra contro il popolo russo come collettività, noi abbiamo continuato a parlare con il leader russo, ma abbiamo sempre informato Zelensky – ha voluto precisare – Le modalità della pace non saranno decise che dall’Ucraina e i loro rappresentanti. Francia e Germania non negozieranno mai con la Russia alle spalle dell’Ucraina”. Dall’altra parte dell’Atlantico, gli Stati Uniti hanno intanto discusso con l’Ucraina la possibilità di una “soluzione negoziale” con la Russia, come ha rivelato il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, intervenendo al Center for a New American Security. Gli Stati Uniti, ha detto Sullivan, si sono “di proposito astenuti dall’esporre ciò che vediamo come un esito” della guerra in Ucraina e “non faremo pressioni per concessioni territoriali” alla Russia. Tuttavia, Sullivan ha riferito che Washington ha discusso con la leadership di Kiev i termini di una possibile soluzione del conflitto. Gli Usa, ha proseguito il consigliere per la Sicurezza nazionale, continueranno a “sostenere” e a “consultarsi” con Kiev “riguardo a come vogliono approcciarsi a una soluzione negoziale con i russi”.

Piena soddisfazione è stata manifestata anche dallo stesso Zelensky che innanzitutto si è augurato che l’unanimità in sede di Consiglio Ue sull’adesione dell’Ucraina venga trovata nel più breve tempo possibile. “Qui ci sono 4 grandi Paesi Ue che sono al nostro fianco. È un risultato storico“, ha dichiarato. Ma non ha dimenticato di alzare ancora di più la posta su un tema sensibile all’interno dei singoli governi: l’invio di “armi pesanti e moderne”: “Ci serve aiuto. Ogni arma è una vita umana salvata – ha detto rispolverando le abilità propagandistiche che lo hanno contraddistinto in occasione dei numerosi incontri con governi e istituzioni internazionali – Ogni proroga aumenta la possibilità per i russi di uccidere ucraini e distruggere le nostre città”. Chi ha risposto ‘presente’, in questo caso, è stato Scholz: “Siamo pronti a collaborare fornendo tutto il necessario, compresi sistemi missilistici, antiaerei e artiglieria“. Anche Macron ha annunciato che la Francia consegnerà “sei obici Caesar aggiuntivi” all’Ucraina “nelle prossime settimane”.

L’obiettivo dichiarato da Macron una volta messo piede in Ucraina, seppur al costo di abbandonare le proprie posizioni, sembra quindi essere stato raggiunto: “Siamo venuti per inviare un messaggio di unità europea a tutti i cittadini ucraini”. Ora l’Ue, salvo alcuni Paesi più vicini al Cremlino, sembra essere più unita sulla posizione da tenere nei confronti di Mosca di quanto non apparisse fino a poche ore fa.

Twitter: @GianniRosini

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