di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Nei cinque referendum del 2011 l’affluenza fu del 57%, ora del 21%. I temi: no al nucleare, no alla privatizzazione dei servizi pubblici locali, tra cui quello dell’acqua, e no al legittimo impedimento. Vinsero tutti con percentuali intorno al 95%.

Dopo undici anni il governo ripropone la produzione di energia da nucleare e il ddl Concorrenza del 2022 la privatizzazione dei servizi pubblici locali, immagino però solo quelli profittevoli. Nel 2018 il 73% degli italiani si recò alle urne per le elezioni politiche: il risultato fu un chiaro no alle politiche europee basate sul rigore e un no altrettanto forte e chiaro alla classe dirigente del Paese che aveva creato un aumento delle povertà enorme senza risollevare le sorti della finanza pubblica. Sbagliava il popolo sovrano? Non mi pare.

Lo stesso Monti sul Corriere della Sera del 13 novembre 2021 scrisse: “In passato, l’Europa ci chiedeva tutto questo ma, anche spinta dalla Bce, in particolare con la lettera dell’agosto 2011 al governo Berlusconi, ci toglieva l’ossigeno finanziario per rendere più accettabili socialmente le riforme”. La lettera citata era a firma di Mario Draghi e quella lettera, come chiarito nell’allegato al Pnrr del 2017 del governo Gentiloni, ci è costata 300 miliardi di Pil solo dal 2012 al 2015.

Draghi rese la Bce docile strumento nelle mani dell’Eurogruppo, che attuò, insieme alla Troika composta dal Fmi, Christine Lagarde, e dall’Esm di Regling, un piano di aiuti nei confronti della Grecia che sarebbe più corretto definire un piano di sanzioni dagli effetti devastanti su uno Stato membro. Da allora l’Europa fa paura. Sbagliava il popolo italiano a sfiduciare sia la classe dirigente sia l’Europa? Ognuno la pensi come crede ma il senso del 32,7% dato al M5S era proprio quello.

Oggi chi governa il Paese e l’Europa? Draghi, e alla Bce c’è Christine Lagarde. E con il sostegno di chi Draghi è presidente del Consiglio? Del M5S, inter alia.

Ai giornali dell’eterno salotto buono sarà parsa una buona idea la campagna stampa continua contro il M5S con l’intento di distruggerlo e con esso il cd populismo e forse sarà sembrata una buona idea anche al Presidente Mattarella fare da sponda a Renzi per portare Draghi a Palazzo Chigi. Ma a tutti quelli che votarono M5S con il chiaro obiettivi di cambiamento del sistema tutto ciò è parso uno svuotamento del loro voto e del significato stesso di democrazia. Forse sbaglio ma a me pare che ci sia un gruppo di potere della destra liberista sostenuto, e che sostiene, il Pd che, a prescindere dal risultato elettorale, si sente nel diritto/dovere di governare.

Altrimenti come dobbiamo interpretare la grottesca rappresentazione che un trio di ottuagenari (Mattarella, Draghi e Amato) sia l’unica risorsa per il futuro del Paese? E Di Maio, su cui ha puntato stampa, i salotti e parte del Pd? Ma seriamente qualcuno crede che abbia ancora una residua credibilità nell’elettorato del M5S? Gli ex elettori del M5S vedono in lui e Grillo i responsabili della svolta draghiana, non li perdoneranno mai! Mi spiace per Conte, avrebbe fatto meglio a fare il Cincinnato, e poi il salvatore della patria, o farsi un suo partito. Il miracolo di ridare credibilità al Movimento è impossibile anche per lui.

I demolitori del M5S ne raccoglieranno i consensi? L’alleanza con il Pd, considerato a torto o ragione il partito della destra di sistema, convincerà almeno gli elettori di sinistra che votarono 5S a rivotarlo? Non credo. Credo che la gente sia ormai convinta della inutilità del voto, tanto a governare ci saranno sempre i soliti noti per i soliti interessi e in più c’è la sensazione che il vero potere si trovi tra le burocrazie europee che dettano la linea ai governi.
Alle Politiche 2023 se va bene voterà il 50%. Lo spread è in aumento e Draghi ci lascerà un paese in maggiori difficoltà di quello ereditato. Una situazione esplosiva, mutatis mutandis, anche in Francia dove ha votato il 47,51%. Che Dio ci aiuti.

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