La Colombia sceglierà il suo prossimo presidente con il ballottaggio. Dopo il primo turno delle Presidenziali, nessuno dei candidati ha raggiunto il 50% +1 dei voti necessari per guidare il Paese sudamericano nei prossimi quattro anni. A sfidarsi, il prossimo 19 giugno, saranno il candidato di sinistra Gustavo Petro, della coalizione Pacto Histórico, che ha ottenuto circa il 40%, e Rodolfo Hernández, indipendente 77enne che con la sua Liga de Gobernantes Anticorrupción ha raccolto circa il 28% dei voti. Una sorpresa, perché alla vigilia il favorito per sfidare Petro – che, per la verità, sperava di vincere al primo turno – era il candidato di destra Federico Fico Gutiérrez, della coalizione Equipo por Colombia, fermatosi a poco meno del 24%.

Comunque la si voglia guardare, questa tornata elettorale rappresenta una svolta in un Paese stremato da violenze, disuguaglianze e corruzione. La stessa campagna elettorale aveva risentito del clima di rottura rispetto al blocco di potere uribista, ovvero legato all’ex presidente Álvaro Uribe Vélez, che negli ultimi quattro anni è stato incarnato dal presidente di destra Iván Duque, del partito Centro Democrático.

Innanzitutto l’affluenza, mai così alta in un primo turno dagli anni ’70: circa il 55% dei 39 milioni di aventi diritto si è recato alle urne. Poi lo schiaffo ai partiti tradizionali, usciti malconci: sia Petro, economista 62enne ed ex guerrigliero del gruppo M-19 in gioventù, sia Hernández, ricco imprenditore edile ed ex sindaco di Bucaramanga – capoluogo del dipartimento di Santander, nel Nord della Colombia – rappresentano una novità rispetto alle forze tradizionali. Soprattutto quelle che hanno governato negli ultimi anni, a trazione uribista. L’establishment, infatti, puntava su Gutiérrez, il più giovane dei candidati: già sindaco di Medellín, Fico non è riuscito a dare continuità alle primarie di coalizione dello scorso marzo, quando, in concomitanza con le Legislative, aveva raccolto oltre 2 milioni di preferenze. Dopo aver ottenuto poco più di 5 milioni di voti, Gutiérrez ha ammesso la sconfitta, annunciando il suo sostegno a Hernández per il ballottaggio.

“Oggi abbiamo vinto, è un giorno trionfale”, è il commento di Gustavo Petro che, insieme alla leader sociale afrocolombiana Francia Márquez (candidata vicepresidente) punta alla presidenza. Ringraziando gli oltre 8,5 milioni di colombiani che hanno “votato per il cambiamento”, il leader del Pacto Histórico ha sottolineato la sconfitta dei partiti alleati di Duque (molto impopolare anche nei sondaggi). “Un’era sta finendo, ora si tratta di costruire il futuro”. Che, per Petro e la sua coalizione progressista, deve basarsi sulla “giustizia sociale”. Per vincere anche al ballottaggio e diventare il primo presidente progressista della Colombia, però, Petro – sconfitto al secondo turno nel 2018 – dovrà conquistare i voti del centrista Sergio Fajardo, che ha ottenuto il 4,2%, e di un pezzo dell’imprenditoria. Sperando che non avvenga un travaso automatico di voti da Gutiérrez a Hernández.

Una sorpresa è senza dubbio proprio Rodolfo Hernández, considerato un outsider. “Oggi sappiamo che c’è una ferma volontà dei cittadini di porre fine alla corruzione come sistema di governo”, ha commentato El ingeniero (come viene soprannominato Hernández), che proprio sulla lotta alla corruzione e agli sprechi ha fondato il suo discorso politico. Ottenendo quasi 6 milioni di voti in ticket con Marelen Castillo (candidata alla vicepresidenza). Considerato un novello Donald Trump, Hernández si scaglia contro i “politici ladri”, ma anche contro i crimini ambientali che propone di inserire nel codice penale. Tra i suoi punti caratteristici in campagna elettorale, la scelta di non mescolarsi agli altri candidati nei dibattiti tradizionali e la forte presenza sui social, in particolare su TikTok, una curiosità per un 77enne. A chiudere il quadro, il predicatore evangelico John Milton Rodríguez che ha raccolto l’1,3% ed Enrique Gómez Martínez, fermatosi allo 0,2%.

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