Avvertire il governo solo qualche ora prima di partire per Mosca. Era questo il piano di Matteo Salvini, almeno secondo Antonio Capuano, ex parlamentare di Forza Italia e oggi consulente diplomatico del leader della Lega. Durante il fine settimana l’ex ministro dell’Interno è finito nella bufera proprio dopo aver confermato l’ipotesi del viaggio in Russia. “Ognuno deve mettere il suo mattoncino, non ho certezze che andrò in Russia, ci è stato prospettato, ci stiamo lavorando, non è un week end a Forte dei Marmi, è qualcosa di più complicato da tutti i punti di vista e soprattutto si fa se serve”, aveva detto sabato l’ex ministro dell’Interno. Una conferma che aveva provocato le critiche del Pd, di Giorgia Meloni e di Luigi Di Maio. Critiche roventi e infatti alla fine Salvini ha fatto una mezza marcia indietro: “Avere insulti, minacce e attacchi per una missione di pace fa riflettere. Se devo creare divisioni sto con i miei figli”.

Oggi Capuano, in alcune interviste al Fatto Quotidiano, a Repubblica, La Stampa e il Messaggero, spiega che Salvini “si è mosso con canali diplomatici ufficiali. Russi, soprattutto”. Se Putin fosse informato di questa trattativa? “Ma sta scherzando? Mi sembra chiaro. E alcuni segnali da Mosca sono pure arrivati”, risponde. Spiegando che “Salvini ha svolto questa attività solo in nome della fine di un conflitto che dovrebbe interessare tutti. L’idea era quella di avvertire il governo qualche ora prima di partire, per far sì che non si bruciasse la trattativa. Ma se Draghi avesse opposto il suo niet, state certi che non saremmo partiti”, aggiunge. Capuano regala dettagli sulla missione russa: a Mosca “non avremmo certo incontrato le quarte linee” e poi “era prevista una tappa da Ankara”. “In ogni caso, con il parere positivo di Mosca sul piano, Salvini sarebbe tornato dai vertici istituzionali del Paese per riferire. Nessuna iniziativa autonoma. Sarebbe stato Palazzo Chigi a decidere se e come parlarne ad altri leader europei – mette le mani avanti Capuano – Salvini ha deciso di restare in silenzio, ma è giusto che si sappia per quale obiettivo alto ha lavorato”.

L’ex parlamentare di Forza Italia spiega di aver diffuso i dettagli del piano proprio per cercare di spegnere le polemiche sul leader della Lega. “E’ stato massacrato ingiustamente perché l’opinione pubblica non era a conoscenza di questo piano. Mi ha autorizzato a divulgarlo. Chi lo ha attaccato poteva chiamarlo in commissione Esteri a riferire. Io lo difendo, Matteo, su di lui metto la mano sul fuoco. Aveva la maglietta di Putin ma l’avrà visto due volte, altri con il capo del Cremlino hanno fatto affari”. Chi? Capuano non lo specifica. Ma dice che “in Russia avremmo dovuto presentare un piano di pace in quattro punti“, il primo “individuare una sede neutrale in cui aprire i negoziati. Abbiamo due ipotesi, entrambe sondate”. Il secondo punto, continua, consiste nella “nomina di tre garanti, i vertici istituzionali di Italia, Francia e Germania, più un garante morale”. Secondo il terzo punto, invece, “le parti devono sedersi al tavolo solo dopo il cessate il fuoco. E in cima dell’ordine del giorno del negoziato prevediamo lo sblocco delle navi che portano il grano e gli aiuti umanitari – afferma – Quarto punto: la visita di una grande personalità internazionale a Mosca e Kiev”.

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