Un massacro. L’ennesima strage in una scuola negli Usa che ripropone l’eterno dibattito sulla facilità di vendita delle armi negli Stati Uniti. Più vittime che a Columbine, un bagno di sangue assai simile a quello di Sandy Hook. Questa volta il teatro della sparatoria dentro un edificio scolastico è stato Uvalde, in Texas. Ventuno morti, 19 bambini e due insegnanti, dentro le mura della Robb Elementary School, una cinquantina di chilometri da San Antonio. Il killer, ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia, è il 18enne Salvador Ramos. È entrato in azione attorno alle 13 locali e ha assassinato a sangue freddo gli alunni della sua ex scuola.

Quando gli agenti sono arrivati arrivati alle 13.06 si sono ritrovati davanti una scena raccapricciante. Nonostante la velocità di intervento, in sei minuti, Ramos era già riuscito a ferire mortalmente moltissime persone, perlopiù bimbi, e ha poi ingaggiato un corpo a corpo con i poliziotti, ferendone due prima di essere ucciso. Una strage compiuta utilizzando due fucili semiautomatici, acquistati per i suoi 18 anni e postati su Instagram nei giorni precedenti, dopo aver già aperto il fuoco contro sua nonna, gravemente ferita. Secondo gli amici e i parenti, citati dal Washington Post, il ragazzo ha vissuto un’infanzia travagliata: è stato vittima di atti di bullismo per la sua balbuzie e un pronunciato sigmatismo (“s” moscia). “Veniva preso di mira dai suoi coetanei in classe, sui social network e per strada, ma era un ragazzo timido e simpatico. Aveva solo bisogno di uscire dal suo guscio”, ha raccontato al quotidiano americano Stephen Garcia – migliore amico di Ramos in passato – aggiungendo che una volta il 18enne, dopo aver pubblicato una foto che lo ritraeva truccato con un eyeliner nero, fu insultato pesantemente sul web.

Evidentemente scosso e con le lacrime agli occhi, Joe Biden si è rivolto agli americani e al Congresso e ha chiesto un’azione sulle armi: “Possiamo e dobbiamo fare di più. È il momento di trasformare il dolore in azione” e di affrontare la lobby delle armi, ha detto il presidente degli Stati Uniti appena rientrato dal suo viaggio in Asia. Parlando dell’ennesimo massacro, il capo della Casa Bianca si è definito “stanco e disgustato” e si è rivolto direttamente agi americani: “Perché vogliamo vivere con questa carneficina? Perché continuiamo a consentire che questo accada? Per l’amor del cielo dov’è la nostra spina dorsale?”. Da qui l’appello a norme di buon senso sulle armi affinché tragedie come questa possano essere evitate: “Non venitemi a dire che non possiamo avere un impatto su queste carneficine”, aggiunge. A fargli eco anche la vicepresidente Kamala Harris: “Quando è troppo è troppo, ora bisogna agire”.

Ramos ha contattato una sconosciuta su Instagram dicendole che aveva un segreto che voleva condividere: “sto per…”. Alla ragazza comunque non ha confessato quale era il gesto folle che aveva in mente e che ha portato a termine qualche ora dopo. Il 18enne ha compiuto la strage a due giorni dalla fine dell’anno scolastico in un’area a prevalenza di ispanici, e ha preceduto di qualche giorno la convention annuale della National Rifle Association, la potente lobby della armi. L’appuntamento è infatti per venerdì a Houston, nel Texas che piange ora i bimbi uccisi, e sono previsti gli interventi di Donald Trump e del governatore dello stato Greg Abbott.

Proprio su Abbott in questo ore si stanno concentrando le critiche per aver ammorbidito di recente le leggi sulle armi. È anche rispuntato un suo tweet del 2015 in cui invitata i texani a correre ad acquistare di armi: “È imbarazzante. Il Texas è solo secondo dietro alla California per gli acquisti di armi nuove. Muovetevi”, aveva twittato. La strage ha già riacceso il dibattito sulle armi nel mezzo della campagna elettorale delle primarie in vista delle elezioni di midterm. Non è comunque scontato che la spinta del momento si traduca in azione, visto che le stragi che si sono succedute nel corso degli anni non sono riuscite a superare l’impasse in Congresso.

La sparatoria, la peggiore in una scuola dal 2012, va infatti ad allungare la scia di sangue delle stragi di massa negli Stati Uniti. Il massacro di Uvalde è avvenuta meno di due settimane dopo che un 18enne suprematista bianco ha aperto il fuoco in un supermercato di Buffalo, New York, uccidendo 10 clienti e lavoratori. “Ho trascorso la mia carriera come senatore e come vicepresidente lavorando con buon senso per approvare leggi sulle armi – ha detto Biden – Non possiamo, e non riusciremo, a prevenire ogni tragedia. Ma sappiamo che le leggi funzionano e hanno un impatto positivo. Quando abbiamo approvato il divieto di armi d’assalto, le sparatorie di massa sono diminuite”. Quando la legge è scaduta, ha ricordato, “sono triplicate”.

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