Un attacco diretto alla “nuova maggioranza” nata nel segreto dell’urna in Senato e a Mario Draghi “che ha la responsabilità di tenere in piedi” governo e alleanze. Giuseppe Conte si è presentato davanti ai giornalisti poche ore dopo la sconfitta M5s a Palazzo Madama e al termine di un consiglio nazionale d’emergenza del partito. E ha usato parole durissime che non escludono una rottura dell’accordo che ha fatto nascere il governo: “Registriamo”, ha detto il presidente 5 stelle, “che di fatto si è formata una nuova maggioranza da FdI a Iv. Draghi era stato avvertito già ieri. Spetta a lui la responsabilità tenere in piedi questa maggioranza. Oggi M5s, Pd e Leu sono stati responsabili, altri no”. Un segnale forte di rottura che resta da vedere come si concretizzerà. Lo scontro è nato dopo che i 5 stelle hanno perso la guida della commissione Esteri dopo l’espulsione di Vito Petrocelli dal Movimento: il candidato sostituto, malgrado l’intesa tra 5 stelle e Pd, è stato silurato al momento delle votazioni e a spuntarla è stata la forzista Stefania Craxi. Poco dopo è intervenuto anche Enrico Letta: “Se ci saranno ripercussioni sulla maggioranza? Spero di no, però è stato proprio un grande errore della destra. Non si fa così”. Poi in serata ha aggiunto: “Termino questa giornata con diversi grammi di preoccupazione in più. Gli incidenti si stanno accumulando e troppi incidenti che si accumulano possono far deragliare una macchina di governo anche se non si vuole. Richiamo tutti gli attori, a partire da noi stessi”.

L’attacco del M5s – Subito dopo la notizia del voto, Conte ha convocato un consiglio nazionale d’emergenza al termine del quale è stata diffusa una nota durissima. “Il voto di oggi”, si legge, “certifica che l’attuale maggioranza di governo esiste solo sulla carta”. E “registriamo come ormai sia venuto meno anche il più elementare principio di leale collaborazione”. I 5 stelle rivendicano che ci sia stato “un percorso condiviso”, che ha portato alla decadenza della originaria Commissione e alla formazione di una nuova Commissione Esteri, “e nonostante la chiarezza di comportamento e il senso delle istituzioni dimostrato dal M5s, si è verificata una gravissima scorrettezza che ha innescato una evidente frattura tra le forze di maggioranza”. Secondo Conte il tradimento è avvenuto durante il voto: “Nel segreto dell’urna se ne è formata una nuova, in modo surrettizio, violando regole e patti. Ne prendiamo atto. Leggeremo nei prossimi giorni molte e differenti ricostruzioni”.

I 5 stelle dicono di avere molto chiaro il motivo per cui è stato silurato il loro candidato: “Nessuna però potrà rimuovere una verità di fondo: non viene confermata al M5s la Presidenza della Commissione non perché non avessimo presentato un candidato di altissimo profilo e di massima garanzia, ma per le nostre battaglie politiche volte a prevenire ulteriori e pericolose escalation militari e a pretendere che l’Italia assuma un ruolo più incisivo, in sede internazionale ed europea, nel rilancio di una prospettiva negoziale concreta per risolvere il terribile conflitto in Ucraina”. Proprio nei giorni scorsi Conte e i 5 stelle hanno chiesto più volte che Draghi venisse in Aula a riferire sull’invio delle armi all’Ucraina e sulla gestione della crisi a livello di negoziati. “Avevamo ventilato il sospetto che qualcuno ci volesse fuori dalla maggioranza“, continua la nota. “Oggi ne abbiamo la conferma. Nel Palazzo vogliono emarginare le nostre posizioni, ma non si può silenziare la voce della maggioranza degli italiani”.

Le reazioni – Le altre forze politiche accusano invece i 5 stelle di non essere riusciti a trovare un candidato che andasse bene alla maggioranza. “Gli strateghi del M5s ne hanno combinata un’altra delle loro”, ha scritto il renziano Giuseppe Cucca. “La verità va detta chiara e tonda: Conte non ha voluto cedere a Di Maio, sono voluti andare alla conta interna e come al solito non sapendo nulla di politica hanno perso. Geni assoluti”. E ha aggiunto: “Qui se c’è qualcuno di irresponsabile è chi ha voluto percorrere ancora una volta la strada del muro contro muro, invece che quella della condivisione di una figura autorevole”. Per il senatore Pierferdinando Casini, che si è astenuto durante la votazione, “il segnale è preoccupante”: “È arrivata la resa dei conti senza alcuna regia”, ha dichiarato subito dopo la seduta. “Una divisione del genere è un segnale preoccupante. Era ovvio che sarebbe finita così, ci vuole una regia politica, senza si fa fatica ad andare avanti”. Meno amareggiato il senatore dem Andrea Marcucci: “Auguri di buon lavoro a Stefania Craxi. La sua elezione rimette la commissione Esteri nelle condizioni di tornare a lavorare. Dispiace, come dice il senatore Casini, che la maggioranza non sia stata in grado di trovare un candidato unitario”. Molto soddisfatto il centrodestra. “Ottima notizia, anche perché dimostra nei fatti la compattezza del centrodestra. Uniti si vince”, hanno commentato fonti della Lega.

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