La stampa di oggi dà molto risalto all’incontro di Biden con Draghi, il quale è andato a Washington per ricevere il plauso del suo atteggiamento – servile – nei confronti degli Usa, ricevendo addirittura il premio per il miglior politico dell’anno. Quello che resta fermo è che ci sarà ancora un aumento dell’invio delle armi in Ucraina, mentre si continua a sperare in una composizione pacifica.

Su questo punto è comunque da rilevare che Draghi ha molto insistito sulla necessità di arrivare alla pace. In proposito osservo ancora una volta la enorme contraddizione degli Stati Uniti e dell’Italia nel ritenere che alla pace si arrivi con la guerra.

Su questo aspetto mi sembra molto più saggia la posizione di Macron, il quale ha assunto un atteggiamento più diplomatico nei confronti di Putin, che certamente è un criminale, e proprio per questo, come ha detto il Presidente francese, “non va umiliato” e che, in presenza di un cosiffatto soggetto, bisogna trovare un’altra via d’uscita, cioè, come ho detto altre volte, creare ponti d’oro al nemico che fugge. Desidero osservare che in questa vicenda si è dato estremo rilievo al fatto che la Carta delle Nazioni Unite, firmata a San Francisco il 26 giugno 1945, e alla quale ha aderito l’Italia con ratifica del 17 agosto del 1957 n. 848, sancisce il diritto di difesa, senza tener conto che essa è stata emanata quando ancora non esistevano armamenti nucleari.

A mio avviso, nel mutato contesto, la citata affermazione del diritto di difesa va bilanciata con l’affermazione di altri principi che appaiono di valore preminente, mi riferisco al fatto che la Carta, dopo aver posto il fine di salvare le future generazioni dal flagello della guerra, pone innanzitutto in evidenza la necessità di riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, della dignità e del valore della persona umana, nonché il principio di praticare la tolleranza per vivere in pace l’uno con l’altro, in rapporti di buon vicinato, e che la forza delle armi non sia usata, salvo che nell’interesse comune.

In questo quadro mi sembra che proprio l’osservanza della Carta delle Nazioni Unite, nell’attuale contesto nel quale si assiste alla distruzione di un intero Paese e al dato disumano di strazianti dolori e morti di uomini, donne e persino bambini, mentre rischiano di scontrarsi potenze nucleari di alto livello, non c’è altra via d’uscita se non quella di ricorrere ai suddetti principi, suscitando nei governanti la consapevolezza di rispettare i diritti fondamentali dell’uomo, la dignità e il valore della persona umana.

In altri termini, a parte la considerazione che è logicamente impossibile ottenere la pace alimentando la guerra (e lo dimostra il fatto che si sta aprendo un altro fronte in Moldavia, per attaccare Odessa da ovest), non c’è altra via che unire gli sforzi di tutta la comunità internazionale in un convegno mondiale nel quale si affermi che la soluzione del conflitto deve essere fondata su due principi espressi nella Carta dell’Onu: quello già citato del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e il principio dell’autodeterminazione dei popoli, facendo in modo che tutti gli aderenti a questa conferenza mondiale si dichiarino disposti a intervenire con qualsiasi mezzo in Ucraina per il ristabilimento della pace e della giustizia mondiale.

Ancora una volta è la nostra Costituzione, e in particolare il suo articolo 11, che ci mostra la via da seguire.

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