Dimissioni di massa in via di formalizzazione, ma Vito Petrocelli non solo non molla la presidenza della commissione Esteri del Senato ma rilancia. Perché se l’addio in blocco dei membri della commissione, stando a quanto emerso martedì, sarà il primo passo per portarlo ad abbandonare la poltrona, l’ex senatore M5s annuncia già la sua contromossa: “Non mi dimetterò e in ogni caso farò ricorso alla Corte Costituzionale”, ha annunciato.

“Non farò ricorso sulla decisione – ancora non ufficializzata – dell’espulsione dal Movimento 5 Stelle. Faccio politica da quando ho sedici anni e sono abituato a tutto ma credo che” la decisione di rimuovermi dalla presidenza della commissione “potrebbe creare un pericoloso precedente”, ha spiegato intercettato al Senato dove la commissione Esteri era convocata alle 10, ma non si è svolta vista la situazione. “Mi fa un po’ pena la situazione – ha concluso facendo sapere che non riconvocherà alcuna seduta – per la struttura di questa istituzione. Sarà sicuramente un caso studio per la giurisprudenza. Forse, siccome siamo in clima di guerra, qualcuno potrebbe pensare sia utile eliminare un pericoloso filo-russo e filo-putiniano, io credo che in realtà sia stato montato tutto”.

Intanto le dimissioni dei membri sono in via di formalizzazione, come emerso martedì sera dopo la riunione della Giunta per il regolamento del Senato. A lasciare la terza Commissione tutti i gruppi, compreso il senatore M5S Alberto Airola, insieme alle colleghe Paola Taverna, Simona Nocerino e al compagno di Movimento Gianluca Ferrara. Dalla Lega stamattina è arrivata la conferma che “i senatori che fanno parte della Commissione Affari Esteri hanno firmato la lettera di dimissioni”. Si tratta di Tony Chike Iwobi, Stefano Lucidi, Matteo Salvini e Manuel Vescovi. Confermate le dimissioni degli esponenti di Fi, come reso noto dallo stesso Petrocelli, e anche quella di Adolfo Urso, unico rappresentante di Fratelli d’Italia.

In ogni caso ora si attende la formalizzazione alla presidenza del Senato delle dimissioni dei membri dell’organismo di Palazzo Madama, per poi procedere a una nuova riunione della capigruppo, che prenderà atto della nuova situazione. Una volta arrivate le dimissioni, i presidenti dei gruppi dovranno formalizzare l’intento di non sostituirli con colleghi di partito. A questo punto la presidente Maria Elisabetta Casellati e la Giunta per il regolamento sarebbero disposti a sostenere lo scioglimento della commissione stessa per l’impossibilità di poter continuare a svolgere i suoi compiti, in un momento così delicato determinato dalla guerra in Ucraina. Subito dopo si procederà alla ricomposizione con la nomina di un nuovo presidente.

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