Continua a far discutere in Spagna lo spionaggio tramite Pegasus, un software spia venduto dall’azienda israeliana NSO Group e che può essere acquistato solo da istituzioni governative come eserciti, servizi d’intelligence, forze di sicurezza dello Stato. In una conferenza stampa convocata d’urgenza in un giorno festivo per diverse comunità autonome, il ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha annunciato che i telefoni istituzionali del presidente del governo, Pedro Sánchez, e della ministra della Difesa, Margarita Robles, sono stati infettati dal malware. Il cellulare del presidente è stato attaccato due volte a maggio e a giugno 2021, mentre quello della ministra una volta a giugno dello stesso anno. In quei mesi il Paese stava attraversando una crisi diplomatica con il Marocco, culminata con l’entrata a Ceuta di circa 8.000 migranti senza che le autorità marocchine alla frontiera lo evitassero. Allo stesso tempo, il governo stava discutendo in quei mesi la possibilità di concedere l’indulto a leader indipendentisti, approvato a luglio dello stesso anno.

In una conferenza stampa di circa 20 minuti, Bolaños ha precisato che si tratta di un attacco “esterno” ed “estraneo” agli organismi statali nazionali. “Abbiamo l’assoluta certezza che si tratti di un attacco esterno perché in Spagna questo tipo di interventi possono essere giustificati solo per prevenire o perseguire dei delitti. Quando si presenta una di queste due condizioni è possibile richiedere l’autorizzazione giudiziaria a un magistrato che decide se dare il permesso o no. In questo caso non si sono verificate queste circostanze e non è stato attivato alcun meccanismo giudiziario”, ha spiegato il ministro. Il Governo non punta il dito contro possibili autori di questi attacchi ma esclude categoricamente che provengano da organismi statali, incluso il Centro Nazionale d’Intelligence (CNI), l’unico a possedere il programma israeliano.

Dopo la pubblicazione del New Yorker, che ha svelato il presunto spionaggio a più di 60 leader indipendentisti catalani e baschi con il sistema Pegasus, il governo ha deciso di verificare se fosse stato vittima del malware. Per ora, si conosce solo il caso del presidente e della ministra della Difesa. L’indagine effettuata dal Centro Criptológico Nacional (CCN), un organismo dipendente del CNI e che si occupa di garantire la sicurezza delle comunicazioni del settore pubblico, ha rivelato che il software avrebbe sottratto una grande mole di dati: nel caso del presidente, 2,6 giga la prima volta e 130 megabyte la seconda; nel caso della ministra, 9 mega, secondo l’agenzia Efe. L’esecutivo tuttavia non conosce il tipo di informazione che è stata sottratta. Bolaños ha chiarito che è in corso la verifica dei telefoni di tutti i membri del governo per capire fino a dove si è spinto questo presunto spionaggio e ha annunciato che è stata depositata una denuncia all’Audiencia Nacional, il tribunale competente in materia.

Le reazioni dei principali partiti
L’annuncio del governo è arrivato dopo una settimana in cui la stabilità della legislatura è stata messa alla prova. Lo stesso “Piano di Risposta” alla guerra in Ucraina, volto ad alleviare le conseguenze economiche della crisi nell’Est Europa, è stato approvato con un margine minimo e ha visto il no di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), che ha “limitato” i rapporti con l’esecutivo fino a che non verranno accertate le responsabilità dello spionaggio.

I principali esponenti catalani vittime di Pegasus hanno criticato aspramente il governo. Il presidente della Catalogna, Pere Aragonés, ha scritto sul suo profilo Twitter: “Qualsiasi spionaggio politico è estremamente grave. Da giorni lo denunciamo senza ottenere spiegazioni dal governo spagnolo. Quando lo spionaggio massivo è contro le istituzioni catalane e l’indipendentismo, silenzio e giustificazioni. Oggi, tutto è fretta. È necessario assumersi le proprie responsabilità”. Sulla stessa linea Laura Borrás, presidente del Parlamento catalano: “Sánchez e Robles dicono di essere stati spiati. Ora sì che è un tema molto grave, quando riguardava solo l’indipendentismo la ministra lo giustificava”, ha scritto su Twitter. Il leader di Erc, Oriol Junqueras, è andato oltre, e in una conferenza stampa ha messo in dubbio le denunce dell’esecutivo: “Quanta verità c’è in quello che ha spiegato oggi il governo, che credibilità possiamo dargli oggi se quando gli chiediamo spiegazioni sul CatalanGate ci dice che non può rispondere perché la legge glielo impedisce?”, si è chiesto.

Alberto Núñez Feijóo, leader del Partido Popular, ha mostrato il sostegno del partito al governo. Tuttavia ha messo in dubbio il tempismo dell’annuncio. Il dirigente gallego considera una “casualità politica non minore” il fatto che questa notizia sia stata resa pubblica questo lunedì, in un clima di profonda tensione con i partiti catalani, in un momento d’instabilità del governo e nella settimana decisiva per avere le prime risposte su questo presunto spionaggio. Nei prossimi giorni, infatti, Robles dovrà testimoniare alla Commissione di Difesa e la direttrice del CNI, Paz Esteban, dovrà testimoniare nella Commissione di Segreti Ufficiali.

Anche Edmundo Bal, deputato di Ciudadanos, non lo considera una coincidenza. “Non possiamo credere che sia trascorso un anno senza che abbiano rilevato gli attacchi. Se è così, si tratta di una grave negligenza”, ha detto, dopo aver annunciato che il partito presenterà una serie di domande al governo sui protocolli di sicurezza impiegati.

Durante la conferenza stampa, Félix Bolaños ha ricordato che Pegasus è stato usato in modo illecito in almeno 20 Paesi e tra le vittime di questi attacchi ci sono governi, personalità della società civile, giornalisti. Ha assicurato che l’esecutivo ha adottato e continuerà ad adottare tutte le misure possibili per rafforzare la sicurezza delle comunicazioni degli organismi ufficiali. “Le metteremo a disposizione non solo dell’amministrazione centrale ma anche dei governi delle comunità autonome e delle istituzioni locali. Il governo sarà inflessibile con qualsiasi violazione dei diritti e delle libertà fondamentali”, ha concluso.

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