La co-presidentessa del partito socialdemocratico tedesco, Saskia Esken, ha chiesto apertamente all’ex cancelliere Gerhard Schröder di dimettersi dal partito. I dirigenti della Spd, Lars Klingbeil e la stessa Esken, avevano già chiesto con una lettera a febbraio a Gerhard Schröder di dimettersi da tutti gli incarichi per le aziende russe. “Sarebbe stato necessario per salvare il suo prestigio come cancelliere un tempo di successo. Ma a questo consiglio non è purtroppo stato dato ascolto”, ha ribadito oggi in un’intervista alla Deutschlandfunk. “Dobbiamo smettere di trattarlo come anziano uomo di Stato e percepirlo come vecchio cancelliere”, ha detto Esken all’indirizzo di Schröder, “la sua difesa di Vladimir Putin dalle accuse di crimini di guerra è decisamente assurda”. Quattro federazioni regionali della Spd hanno presentato altrettante richieste per avviare la procedura di espulsione di colui che per anni è stato un totem della socialdemocrazia in Germania. Il partito dell’attuale cancelliere Olaf Scholz però deve reagire: la governatrice del Meclemburgo Pomerania Manuela Schwesig e la sua disciolta fondazione per favorire il varo poi congelato del gasdotto Nord Stream 2, ma soprattutto Gerhard Schröder a libro paga della russa Rosneft e della stessa Nord Stream 2 AG, danno fianco all’opposizione tedesca Cdu/Csu per accusare la Spd di covare in seno una “rete pro-russa”.

L’intervista al New York Times All’origine della nuova pioggia di critiche nei confronti di Schröder c’è l’intervista pubblicata sabato dal New York Times, nella quale ha ribadito i suoi stretti legami con Mosca. “Non faccio un mea culpa, non è cosa da me”, ha detto, aggiungendo che si dimetterà dai suoi incarichi per le aziende russe (che gli fruttano quasi un milione di dollari) solo se Putin chiuderà i rubinetti del gas all’Ue, ritenendolo tuttavia del tutto improbabile. La guerra in Ucraina “è un errore” e i “massacri di Butcha devono essere investigati”, ha affermato al Nyt, ma non sono colpa di Putin bensì “delle gerarchie più basse”, la tesi di Schröder. Poi ha sostenuto che “Putin ha interesse a terminare la guerra, ma non è così facile perché c’è ancora qualcosa da chiarire”, pur non dicendo cosa. Per l’ex cancelliere tedesco, figlio di una donna delle pulizie, “l’immagine che ha la gente di Putin è solo una mezza verità”. Le comuni umili origini col vecchio agente del KGB che ha imparato il tedesco a Dresda hanno creato “una percezione di potersi fidare l’uno dell’altro”. Riproponendosi come mediatore, Schröder ha chiosato: “Ho sempre servito gli interessi della Germania, faccio quel che posso. Almeno una parte ha fiducia in me”. L’ex ambasciatore tedesco negli Usa, Wolfgang Ischinger, ha evidenziato al Nyt come nel 2005, quando Schröder accettò di lavorare al Nord Stream, pressoché nessuno nel governo Merkel né nell’opposizione gli mosse alcuna obiezione. Adesso è diventato un reietto, ma lui si schiera sempre convinto a fianco del suo attuale datore di lavoro: “A lungo termine non si può isolare un Paese come la Russia, né politicamente, né economicamente” e “quando questa guerra sarà finita, dovremo tornare a trattare con la Russia. Lo abbiamo sempre fatto”.

Le reazioni – I media nazionali tedeschi non hanno potuto ignorare l’intervista di Schröder. Le reti televisive nazionali ne hanno dato un certo risalto, la stampa ha evidenziato le spiegazioni fornite dall’ex cancelliere per giustificare la sua posizione. Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko, in un’intervista alla Bild, ha chiesto che l’occidente sanzioni l’ex cancelliere: “Se Schröder continua a guadagnare milioni dal Cremlino… si deve pensare di congelarne in conti e che venga inserito in una lista degli Usa tra le persone non ammesse sui voli” e la Germania dovrebbe espellerlo: “Alla luce della sua propaganda per il Cremlino ci si chiede perché viva ad Hannover e non a Mosca. Se continua a lavorare per un assassino si può solo dirgli: trasferisciti a Mosca!“. L’europarlamentare della Csu Markus Ferber appoggia le richieste dichiarando alla stessa Bild: “Il patrimonio guadagnato da Schröder dalla Russia dev’essere congelato” e “la ministra Baerbock deve togliergli il lasciapassare diplomatico”. Sulla Faz il commento di Jasper von Altenbockum rimarca invece come Schröder sia sempre una spina nel fianco della Spd. Anche se il partito se ne separerà, lui incarna sempre l’illusione socialdemocratica del “cambiamento attraverso il commercio” abbracciata dalla caduta del Muro di Berlino. In questo senso, il suo mancato mea culpa è anche una frecciata indiretta al presidente Frank-Walter Steinmeier, che invece ha fatto autocritica.

La situazione politica – La Spd deve correre ai ripari anche alla luce dei due appuntamenti elettorali di maggio in SchleswigHolstein (l’8) e in Nord Reno Vestfalia (il 15). Lo stesso cancelliere Scholz aveva chiesto a Schröder di abbandonare gli incarichi per le aziende energetiche pubbliche russe. Alla luce anche dei distinguo del suo governo nel trasferire armi pesanti direttamente all’Ucraina, che la Cdu/Csu vuole usare questa settimana per spaccare la maggioranza con una mozione al Bundestag, il partito socialdemocratico tedesco deve togliersi almeno dall’imbarazzo provocatogli dal suo tesserato 78enne. Gli accenti di fronda nella coalizione arcobaleno, sia con interviste dei Verdi Robert Habeck ed Anton Hofreiter (Verdi) che dei Liberali Christian Lindner ed Alexander Graf Lambsdorff, che hanno fatto quadrato dietro Scholz, per ora sono sfumati. Ma il cancelliere non può vedere posta in pericolo la sua credibilità. Tanto più che per giustificare la propria linea il suo predecessore non si è affidato ad un quotidiano tedesco e quasi fosse una sfida ha consegnato il suo pensiero ad una delle più prestigiose testate internazionali.

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