La tratta degli esseri umani è la schiavitù del mondo contemporaneo e da quando la Russia ha invaso l’Ucraina si teme per i profughi in fuga dal conflitto. “Ha diverse vesti: prostituzione e lavori forzati, condizioni di servitù domestica, obbligo a commettere crimini. E poi c’è il traffico di bambini o di organi”. Qualcuno, insomma, trae profitto controllando e sfruttando le vite altrui. Ioana Bauer, presidente del Board of Directors – eLiberare, descrive il fenomeno così. Insieme ad ActionAid, l’organizzazione si occupa di proteggere i diritti delle donne e dei minori in Romania, uno dei Paesi – di transito – dove si sono diretti molti profughi dall’Ucraina. Secondo i dati ufficiali forniti dal ministero dell’Interno di Bucarest, al 7 aprile il loro numero era di oltre 650mila unità dall’inizio della guerra. È attesa, dalle ong locali, una seconda ondata a seguito del prolungarsi del conflitto. Con queste cifre cresce il rischio che chi emigra – donne e bambini soprattutto – venga sottoposto a forme di sfruttamento. Fra quelli europei, la Romania è il Paese dove si trova il maggior numero di vittime di tratta o di persone costrette a lavorare in condizioni che compromettono la loro sicurezza, salute e dignità. Circa il 50% sono minori.

Diritti e prevenzione – “La tratta si può prevenire, ma è importante lavorare su più fronti. Prima di tutto, ricordare alle potenziali vittime che hanno dei diritti”. Spiega Bauer. “Di questo abbiamo paura, che dopo mesi di guerra le persone non sappiano più cosa spetta loro e cosa no. Spesso chi scappa non sa che avrebbe dovuto e potuto richiedere una forma di protezione, sia questa temporanea o no”. Ecco perché eLiberare si impegna per fare formazione su pericoli, rischi, e su come affrontarli. Il suo staff ha riassunto alcune regole, basilari ma fondamentali, in volantini che vengono distribuiti alla frontiera. “Prima di tutto: nessuno è autorizzato a chiederti favori – di qualsiasi genere – in cambio di aiuto. Poi: tieni stretti i tuoi documenti, sono loro la tua ancora di salvezza. Non cederli mai. Le autorità te li chiederanno, ma devono fornirti precise informazioni di quando ti verranno riconsegnati”. Fra i suggerimenti, continua Bauer, c’è anche la formulazione di un codice linguistico apposito, mediante ‘password’: “Basta una parola semplice, concordata con amici o con persone che lavorano con gruppi umanitari. Sarà la chiave con cui comunichi, solo a chi vuoi tu, che hai bisogno di aiuto”. Il telefono è un’altra ancora cui aggrapparsi. Mai consegnarlo, tenerlo sempre carico. Si raccomanda, nei limiti del possibile, di avere una sim card per ogni Paese in cui si viaggia. eLiberare ha inoltre una linea di aiuto disponibile, che risponde 24 ore su 24 e sette giorni su sette, e che funziona su WhatsApp. Infine l’invito a rivolgersi a persone in uniforme.

Minori –A essere esposte sono in grande maggioranza le donne, ma non solo. I minori non accompagnati sono fra le categorie più a rischio: secondo i dati Unicef, a fine marzo i bambini in fuga dall’Ucraina erano 2 milioni, circa la metà dei profughi. Secondo l’Ong circa 1.1 milione sono arrivati in Polonia, mentre centinaia di migliaia sono arrivati in Romania, Moldavia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Per cercare di ridurre il pericolo di tratta Unicef sta puntando ad aumentare i ‘blue dots‘, nei Paesi che accolgono i profughi, fra cui la stessa Romania. Si tratta di sportelli con funzioni multiple: forniscono informazioni alle famiglie in viaggio, aiutano a identificare minori soli e lavorano per tutelarli dal rischio di sfruttamento. “Devono registrarsi nello Stato in cui arrivano in modo tale da ottenere un tutore legale, senza il quale non possono prendere decisioni”, prosegue Bauer. “A causa della guerra è concesso superare i confini senza un certificato di nascita. Significa che, forse, alcuni bambini si dichiarano più grandi di quanto in realtà non siano”.

Non solo frontiere – “Ancora è difficile dire che influenza abbia avuto il conflitto fra Kiev e Mosca sul traffico di essere umani”, spiega Bauer. “Ma è stato chiaro fin da subito che alcune vittime erano state trasportate all’interno dell’Ucraina e spostate dal Paese insieme ai trafficanti stessi. La destinazione era, nella maggior parte dei casi, la Gran Bretagna o l’Europa Occidentale”. Le traiettorie sono, spiega Bauer, determinate dalla domanda: “Dove c’è ricerca di lavoro a basso costo o di sfruttamento sessuale, lì si traccia il sentiero per la tratta. Spesso, il meccanismo viene innescato da annunci fasulli sui social network, che promettono salvezza. “I trafficanti sono acuti. Sanno adattarsi. E nascondersi: non operano per forza sui confini fra Paesi in guerra”. Insieme ai complici agiscono nella quotidianità: “Possono essere i vicini di casa, che vivono a pochi metri di distanza. Al parco, può essere un anziano che offre un aiuto a una donna in difficoltà. In casa, un marito caduto in disgrazia che chiede alla moglie di prostituirsi”. Secondo i dati consultabili sul sito di eLiberare, il 73% delle vittime di tratta dalla Romania sono state reclutate da persone che conoscevano. In comune hanno tutti una sola cosa: “Vendono sogni. Esattamente quelli che vuoi tu e che pensi non realizzerai mai”.

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