Nell’Unione Europea interi tronchi di alberi vengono bruciati in massa nelle centrali elettriche o trasformati in pellet. È quanto emerge da un rapporto della coalizione di ong “Forest Defenders Alliance” (Fda), documentato con immagini satellitari, che Ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare in anteprima. La pratica – consentita e sovvenzionata dallo Stato italiano, anche con i fondi per l’energia rinnovabile – contraddice l’immagine “verde” e a basso impatto ambientale, sfoggiata nei siti web delle imprese del settore della bioenergia forestale. “Quasi tutti i 43 impianti esaminati dal rapporto utilizzano interi tronchi di alberi, anche di grandi dimensioni, ma un quarto di queste aziende si pubblicizza affermando di utilizzare scarti di legno“, denuncia la Fda. Il sostegno pubblico alla forestale, che “costa ai cittadini europei 17 miliardi di euro l’anno”, “ha reso conveniente tagliare alberi, compresi quelli che prima erano considerati di scarso valore”, portando “le emissioni dell’Ue per bioenergia a 415 milioni di tonnellate di Co2 l’anno, pari all’inquinamento climalterante prodotto nello stesso periodo da Paesi come Italia o Polonia”.

La commissione Ambiente del Parlamento europeo in questi giorni sta discutendo la revisione della Direttiva europea sulle energie Rinnovabili (Red), che potrebbe portare un taglio alle sovvenzioni alla bioenergia forestale, che rappresenta oltre la metà dell’energia qualificata come “rinnovabile” prodotta nell’Ue ed è pubblicizzata come in grado di “ridurre le emissioni di Co2”. La convenzione secondo cui bruciare legna sarebbe neutrale dal punto di vista climatico viene giustificata affermando che: “L’anidride carbonica prodotta dal legno bruciato verrà assorbita dalle future foreste che cresceranno”. Ma gli scienziati e le ong criticano sempre più questa ragionamento, affermando che sarebbe meglio per il clima lasciare il carbonio immagazzinato nella legna. “Quando bruciamo un albero di 50 anni, in due ore mettiamo nell’atmosfera il carbonio che ha assorbito in 50 anni”, afferma Davide Sabbadin, esperto di politiche per il Clima dall’European Environmental Bureau (Eeb). I 500 scienziati che hanno scritto a Joe Biden e Ursula Von der Lyen per chiedere che si fermino le sovvenzioni a questa industria hanno affermato che “il legno bruciato per l’energia emette più carbonio rispetto all’uso di combustibili fossili, per ogni kilowatt ora di calore o elettricità prodotta”. Il legno, inoltre, è una materia prima non disponibile in quantità illimitata e le foreste svolgono un ruolo importante nel mantenimento della biodiversità.

Il dibattito in corso sull’uso delle bioenergie forestali riguarda in particolar modo la tipologia di legna bruciata. La combustione di parti difficilmente utilizzabili in altro modo, come la segatura prodotta nella lavorazione del legno o i rami o la corteccia è considerata meno dannosa per l’ambiente. Tuttavia, secondo il rapporto di Fda, l’industria della bioenergia forestale europea brucia in massa tronchi interi che, “potrebbero essere lavorati in altri modi”, nelle filiere dell’arredamento e della carta. “In generale, l’industria del pellet preferisce il legno vergine, pulito e senza corteccia, piuttosto che i residui delle foreste, che possono essere molto sporchi”, evidenzia Fda. Nel dossier troviamo immagini di impianti di produzione di pellet e energia elettrica che appaiono alimentati da impressionanti cataste di tronchi. Diversi sono in Austria, principale Paese dal quale l’Italia – che è il primo Paese al mondo per consumo domestico di pellet – importa questo combustibile (367,6 tonnellate nel 2021 secondo Futuremetrics), seguito da Brasile, Germania, Repubblica Ceca e Russia. Tra le tre aziende italiane citate nel rapporto c’è la C.E.B Spa, impianto termoelettrico in provincia di Belluno. Sul sito è scritto che “produce energia sfruttando gli scarti di legno come combustibile” con “un consumo orario di biomassa di legno cippato tra 7000 e 8000 Kg” e “un consumo annuale di biomassa nell’ordine delle 65.000 tonnellate”. Dalle immagini satellitari scattate nel 2022 e pubblicate sul rapporto si vedono cataste di tronchi localizzate nei pressi dell’impianto.

Le posizioni nel negoziato europeo e la pressione per la guerra – “In queste centrali non vengono bruciati sono solo i residui di legna che non possono più essere utilizzati in altri modi, come corteccia, trucioli o segatura, ma anche – e in misura allarmante – tronchi d’albero interi”, afferma Martin Häusling, eurodeputato al Parlamento europeo e negoziatore “ombra” per i Verdi sulla direttiva Rinnovabili. Häusling chiede che vengano aboliti i sussidi per bruciare legno che proviene direttamente dalla foresta. Michal Wiezik, eurodeputato slovacco del partito Renew, vorrebbe andare oltre e togliere ogni sovvenzionare alla combustione del legno. “Ma la resistenza dei partiti conservatori e dei Paesi che fanno affidamento sulla silvicoltura è forte”, afferma, mentre “i tentativi di diventare indipendenti dal gas e dal petrolio russi, stanno portando a una maggiore pressione a favore delle bioenergie forestali”.

Questo articolo fa parte dell’inchiesta internazionale “Subsidizing Deforestation” finanziata dal programma europeo di giornalismo investigativo #IJ4EU e da Journalismfund. Hanno contribuito anche Hristio Boytchev (Germania) e Cătălin Prisacariu (Romania) Qui il link al rapporto “Burning our Future” di Forest Defenders Alliance

Nella foto: Fabbrica di Pellet – Estonia -Warmeston OÜ Sauga. Credits: Rapporto “Burning our Future – Come l’Ue brucia alberi nel nome delle rinnovabili” di Forest Defenders Alliance.

@ludojona

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