Dopo le prove emerse riguardo l’uso di bombe a grappolo nel conflitto ucraino da parte dell’esercito russo, il governo di Kiev e alcuni sindaci hanno denunciato anche l’uso di bombe al fosforo bianco nella regione di Luhansk, a Irpin, Hostomel e Kramatorsk. Accuse che, se confermate, dimostrerebbero una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite su certe armi convenzionali, in particolare quelle incendiarie, ratificata anche dalla Russia. Un crimine di guerra che riporta alla mente alcuni precedenti nella storia recente, come l’uso di queste armi sui civili da parte delle truppe americane a Fallujah, in Iraq, o quello dell’esercito israeliano nella Guerra del Libano del 2006 e nell’operazione Piombo Fuso a Gaza nel 2008. Ma altre denunce delle organizzazioni umanitarie hanno parlato di impiego di ordigni al fosforo anche in Siria.

COSA SONO LE BOMBE AL FOSFORO – Gli ordigni al fosforo bianco sono armi che una volta utilizzate provocano una reazione dell’agente chimico che, a contatto con l’ossigeno, si incendia producendo enorme calore e illuminando un’ampia area di territorio. L’anidride fosforica alla base di questa reazione genera una forte reazione se entra a contatto con superfici contenenti acqua ed è questo il motivo dietro l’effetto devastante sulle persone. Questa sostanza, a contatto con i tessuti, scatena questa reazione che provoca ustioni gravissime e danni agli occhi. Ancora più gravi sono le conseguenze in caso di inalazione, con i tessuti degli organi interni che vengono velocemente bruciati e distrutti dall’azione dell’anidride fosforica.

COSA DICONO I TRATTATI – L’uso delle armi al fosforo è normato dalla Convenzione delle Nazioni Unite su certe armi convenzionali, in particolare dal capitolo 3, quello dedicato alle armi incendiarie. Pur dovendo la propria forza distruttiva a una reazione chimica, gli ordigni al fosforo non sono classificati infatti come armi chimiche. Il loro impiego, quindi, non è vietato dai trattati, ma le situazioni nelle quali un esercito può farne uso sono comunque molto ridotte. Per arma incendiaria, si chiarisce nella Convenzione, si intende infatti “qualsiasi arma o munizione progettata principalmente per appiccare il fuoco a oggetti o provocare ustioni a persone a causa dell’azione di fiamme, calore o combinazioni di esso, prodotto da una reazione chimica di una sostanza rilasciata sul bersaglio”. Ma queste, si precisa, non possono essere utilizzate in maniera indiscriminata su aree civili. Anzi, se ne può fare uso solo nel caso in cui si voglia colpire un obiettivo militare accertandosi però che nell’area colpita non vi sia la presenza di abitazioni o popolazione civile.

“È vietato in ogni circostanza – si legge – fare la popolazione civile, singoli civili o oggetti civili oggetto di attacchi commessi da armi incendiarie. È proibito in ogni circostanza colpire con armi incendiarie qualsiasi obiettivo militare che si trovi vicino a una concentrazione di civili. È vietato inoltre attaccare con armi incendiarie non lanciate da un aeromobile un obiettivo militare sito all’interno di una concentrazione di civili, salvo nel caso in cui il detto obiettivo sia nettamente separato dalla concentrazione di civili e quando siano state prese tutte le precauzioni possibili per limitare all’obiettivo gli effetti incendiari, nonché per evitare e, in ogni caso, ridurre al minimo, le perdite accidentali di vite umane fra la popolazione civile, le ferite che potrebbero essere causate ai civili e i danni provocati ai beni di carattere civile. È vietato sottoporre le foreste ed altre coperture vegetali ad attacchi mediante armi incendiarie, salvo che tali elementi naturali siano utilizzati per coprire, dissimulare o mascherare dei combattenti o altri obiettivi militari oppure costituiscano essi stessi degli obiettivi militari”. Riassumendo, quindi, le bombe al fosforo possono essere usate solo a scopo di illuminazione, per spaventare o per nascondere le proprie truppe, come cortina fumogena per coprire la ritirata o impedire al nemico di avanzare, e infine contro obiettivi militari ma solo in mancanza di civili o edifici ad uso civile, impedendone così di fatto l’uso nelle aree urbane.

LA DENUNCIA UCRAINA – L’ultimo a denunciare apertamente l’uso di bombe al fosforo sulle città ucraine è stato il presidente Volodymyr Zelensky che ha portato sul tavolo della Nato le testimonianze dei sindaci e governatori di diverse aree del Paese. Il primo ad aver fatto sentire la propria voce era stato il sindaco di Irpin, Oleksandr Markushin, che citato dal Kyiv Independent aveva detto: “La Russia ha usato bombe al fosforo bianco a Hostomel e Irpin. Le forze russe hanno preso di mira le città satellite di Kiev con bombe al fosforo la notte del 22 marzo. L’uso di tali armi contro i civili è vietato dalle Convenzioni di Ginevra”. Alle sue parole sono seguite le immagini mostrate dal capo della polizia di Kiev che vorrebbero provare l’utilizzo degli ordigni al fosforo contro la città di Kramatorsk.

Alle sue parole sono seguite quelle del responsabile della regione di Luhansk, nel Donbass, Serhiy Gaidai, che in un messaggio Facebook ha denunciato: “I russi hanno attaccato nella notte la regione di Luhansk con razzi e munizioni al fosforo. Ci sono quattro morti“, tra cui due bambini.

I PRECEDENTI – Il caso in assoluto più noto dell’uso di ordigni al fosforo nella storia recente è quello documentato nell’inchiesta giornalistica di Sigfrido Ranucci Fallujah. La strage nascosta, dopo i bombardamenti americani sulla città irachena, nel 2004. Con le immagini delle grandi ‘cascate’ di luce, tipiche delle bombe al fosforo bianco, piombate sulle città e quelle di vittime civili visibilmente ustionate, l’inchiesta ha provato l’utilizzo di queste armi in maniera indiscriminata contro la popolazione irachena.

Ma ci sono anche altri precedenti che coinvolgono, questa volta, l’esercito israeliano. Il primo riguarda le operazioni svolte nel corso del conflitto in Libano del 2006. Dopo le accuse e le conseguenti smentite, fu proprio il governo di Tel Aviv, allora guidato da Ehud Olmert, ad ammettere l’uso di queste armi sui miliziani sciiti di Hezbollah, aggiungendo però che, nonostante fossero state usate “in modo legittimo”, nell’attacco persero la vita anche alcuni civili.

Sempre Israele, due anni dopo, durante la campagna militare nella Striscia di Gaza ribattezzata Piombo Fuso è stata accusata di aver utilizzato questo tipo di armi per colpire i miliziani di Hamas, coinvolgendo però nei bombardamenti anche scuole, ospedali e strutture delle Nazioni Unite. Denunce alle quali, oltre all’Onu, si erano unite anche organizzazioni come Amnesty International che, nel 2016, denunciarono l’uso di questi ordigni nel corso dei bombardamenti su Aleppo, in Siria, probabilmente portati avanti dall’esercito russo o siriano.

Twitter: @GianniRosini

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