Nel 2021 le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati sono state oltre 7,1 milioni a fronte di 6 milioni 476mila cessazioni, con un saldo positivo di quasi 692mila contratti. Forte l’aumento rispetto al 2020 (+25%), ma il nuovo Osservatorio sul precariato dell’Inps conferma che la ripresa occupazionale legata al rimbalzo del pil è stata prevalentemente precaria. La crescita più accentuata ha riguardato infatti le assunzioni stagionali (+40%, a un record di 920mila contro le 656mila del 2020 e 732mila del 2019) e i contratti di apprendistato, di somministrazione e intermittenti (+30%), mentre per le altre tipologie si registrano aumenti più contenuti: +22% per il tempo determinato e +15% per i contratti stabili.

La variazione netta (attivazioni e trasformazioni meno cessazioni) è stata positiva per 119.148 unità per quanto riguarda i rapporti a tempo indeterminato, 346mila per i rapporti a termine, 68.400 stagionali e 65mila somministrati e 78mila intermittenti. Nel 2019, l’anno prima del Covid, la proporzione era ben diversa: +365.216 rapporti stabili mentre quelli a termine erano calati di 228.503 e gli stagionali di 20.771. Aumento di sole 15.994 unità per gli intermittenti.

Per quanto riguarda le tipologie orarie l’incremento, confrontando il 2021 con il 2020, ha interessato tutte le tipologie orarie, con un aumento più marcato della forma a tempo pieno (1,1 milioni di contratti, +31%). I part time orizzontali, verticali o misti sono stati circa 700mila.

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