La guerra in Ucraina, che si aggiunge alla “crisi già in corso per l’approvvigionamento dei semiconduttori”, rende “al momento non più percorribile l’ipotesi di salita produttiva” per lo stabilimento di Melfi (Potenza) del gruppo franco italiano Stellantis, dove si producono 500X e Jeep Renegade e Compass. E’ la conclusione dell’incontro fra la direzione di stabilimento e i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf. Dal prossimo 4 aprile, quindi, i turni di lavoro scenderanno da 17 a 15, “con un conseguente esubero giornaliero provvisorio di 1.500 unità

La conseguenza più diretta del blocco della “salita produttiva” è rappresentata dall’”esigenza di rivedere anche lo strumento di ammortizzatori sociali in essere: infatti, a partire dal 4 aprile sarà riproposto un contratto di solidarietà con le nuove regionale del 2022, che prevedono una “riduzione massima dell’80% di stabilimento”. Nel 2021, primo anno di vita del gruppo sorto dall’unione tra i francesi di Psa ed Fca, ha registrato un utile di 13,4 miliardi di euro ed ha annunciato che distribuirà ai soci un dividendo da 3,3 miliardi di euro. Di questi perché 462 milioni andranno alla Exor della famiglia Agnelli-Elkann primo azionista con il 14%.

La “grande preoccupazione” manifestata dai sindacati durante l’incontro – ha spiegato il segretario della Uilm di Basilicata, Marco Lomio – è legata al fatto che gli ammortizzatori sociali che si stanno utilizzando scadranno nel prossimo mese di luglio. Di conseguenza, è “indispensabile” che il Governo intervenga “per dare un aiuto concreto al reddito dei lavoratori che da un lato viene falcidiato dalla mancanza di lavoro e dall’altro dall’aumento del petrolio e dell’energia”. Nel 2015 a Melfi furono prodotte 390 mila automobili, che nel 2021 sono diventate 163.646. Meno della metà ma i cali possono essere riconducibile anche a scelte strategiche sbagliate. L’ex amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne non ha mai voluto puntare sull’elettrico. Ora il gruppo insegue.

Il punto di partenza del confronto di oggi fra azienda e sindacati è stata la crisi dei semiconduttori, un problema che si trascina da mesi, originato e cresciuto durante la pandemia: a più riprese, la produzione ha subito rallentamenti e blocchi proprio a causa della loro carenza. La guerra Russia e Ucraina ha fatto il resto, visto che quelle aree sono produttrici leader della materia prima utilizzata per costruire i microchip. Questo ha aggravato “sempre di più qualsiasi tipo di programmazione produttiva”, costringendo l’azienda ad abbandonare il progetto di aumento della produzione a Melfi.

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