Di sicuro la colonna si è mossa, per iniziare l’attacco a Kiev o difendersi, è la grande domanda che in queste ore divide gli esperti militari. Per giorni, senza neppure sparare un colpo, è stata l’ombra dell’ora peggiore. Il famigerato convoglio di mezzi corazzati e veicoli lungo 65 chilometri accompagna l’invasione dal 24 febbraio, quando si è messo in marcia sulla strada principale che da nord porta alla capitale. Il suo incedere lento è stato per giorni sotto gli occhi del mondo. Notizia di questa notte è che il convoglio stanotte si è sciolto e riposizionato altrove. Alcune unità corazzate sono state viste nelle città vicino all’aeroporto Antonov a nord della città, altri veicoli si sono spostati nelle foreste. Di tutto questo si è avuta prova grazie alle foto satellitari, ad esempio quelle della società Maxar, che attestano la dispersione dalla strada che ha percorso per giorni a passo di lumaca. Sulla motivazione però gli analisti si dividono.

Gli esperti militari Usa, citati stamane da Associated Press, temono che il convoglio si stia riposizionando per portare l’attacco, dunque sarebbe “un pessimo segnale”: il preludio del bombardamento di Kiev. A supportare questo timore, il fatto che alcune unità corazzate sarebbero state viste nelle città vicino all’aeroporto a nord della città e altri veicoli si sarebbero spostati nelle foreste con obici trainati nelle vicinanze in posizione per aprire il fuoco. I cingolati con artiglierie semoventi e mortai starebbero a significare che l’operazione dei russi procede secondo i piani, lentamente ma inesorabilmente verso Kiev. Nella giornata di ieri, fonti americane hanno confermato il progressivo accerchiamento della capitale: l’esercito di Mosca è avanzato di circa 5 chilometri nelle ultime 24 ore, e alcuni elementi sono ora a 15 chilometri dalla città. Funzionari americani ipotizzano due settimane per completare accerchiamento, sei e oltre per prendere la città.

Altri analisti, compresi gli esperti italiani di Difesaonline che citano proprie fonti sul luogo, lo spostamento della colonna avrebbe invece ragioni difensive legate alle necessità di rifornimento e copertura. Non sarebbe dunque il preludio dell’attacco ma un riposizionamento verso postazioni più sicure attorno ai villaggi vicino all’aeroporto a 25-30 km da Kiev. David Rossi, sentito dal fattoquotidiano.it, lo ribadisce. Alcuni segnali portano ad escludere l’attacco imminente: la mancanza di afflussi dal confine bielorusso che darebbero manforte all’operazione, l’integrità difensiva della larga gola che passa da Irpin, Bucha e Hostomel, che rende ancora agevole il compito dei difensori e suicida i tentativi degli incursori.

A supporto, cita i due convogli russi diretti verso la capitale ucraina distrutti da droni e sistemi anticarro ucraini all’altezza di Brovary e Mokrest, “dove le truppe inviate da Putin da due settimane non riescono ad avere la meglio sulla resistenza”. Fonti locali dell’esperto confermano poi che la zona attorno a Kiev conserva una certa mobilità. “Alcuni nostri contatti personali in loco si sono agevolmente mossi più volte verso e da Kiev e si sono infine spinti a Ovest col cuore in gola ma senza particolari difficoltà. Fra l’altro, da giorni non si hanno più notizie di “assalti” delle forze speciali russe alla capitale, stante l’aumentata sicurezza della città”. A giorni e forse ore, dunque, si capirà se la colonna ripara o attacca, dando avvio all’assedio della capitale che apre un nuovo scenario, certamente tragico, nel conflitto in corso.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Esplosione a Zagabria, drone ucraino o russo si schianta al suolo. Premier croato: “Arrivato dalla zona di guerra, volando sull’Ungheria”

next
Articolo Successivo

Guerra Russia-Ucraina, Mosca: “16mila miliziani dal Medio Oriente pronti a sostenerci. Molti combatterono contro l’Isis”

next