“Mia moglie dà da mangiare a mio figlio. Il gatto si lecca la schiena. Rispondo alle domande dei giornalisti e aspetto”. Oleksii Bida, 41 anni, risponde con ironia e un pizzico di spavalderia alla domanda “come stai?”. Parla a Ilfattoquotidiano.it dalla sua casa a Kiev dove vive con la moglie Yulia e il loro primo figlio, Simon, di 8 mesi. Due anni fa, a una festa di Capodanno, ha conosciuto un volontario del 130esimo battaglione di difesa territoriale, uno dei gruppi di riservisti che sono sparsi in tutto il territorio ucraino, e ha deciso di unirsi a loro. Ogni fine settimana, negli ultimi tre anni, i membri del battaglione si sono riuniti nelle foreste attorno a Kiev per esercitarsi in caso di invasione da parte delle truppe di Mosca. Quando arriva la notizia del riconoscimento delle repubbliche separatiste di Luhansk e Donetsk, la reazione di Oleksii è pacata ma ferma. “Il riconoscimento da parte della Russia dell’indipendenza dei territori occupati non implica l’occupazione di tutta l’Ucraina. Noi viviamo e lavoriamo come al solito”.

Sembra quasi che si sforzi di dare l’impressione che in realtà quello che sta avvenendo non lo scomponga minimamente, che la vita della popolazione di Kiev stia continuando normalmente come se nulla fosse. Proprio come ha lasciato intendere il presidente ucraino Zelensky il quale, nel suo discorso alla Nazione, ha dichiarato che “i confini internazionali dell’Ucraina resteranno gli stessi”. Eppure, la firma da parte di Putin in diretta nazionale del decreto che riconosce l’indipendenza dei territori occupati e di due trattati di amicizia e mutuo soccorso, anche militare, con le repubbliche secessioniste del Donbass, non è propriamente nulla, anzi. Quella firma, infatti, è percepita dalla comunità internazionale e dalla stessa stampa ucraina come una vera e propria dichiarazione di guerra.

Sto aspettando e sono pronto – dice Oleksii- Se nel 2014 non ero preparato per la resistenza armata all’occupazione, ora lo sono sia mentalmente che fisicamente” Fino al 2014, infatti, Oleksii ha vissuto proprio nella regione di Luhansk. “Nel 2013, ho sostenuto le proteste pacifiche per l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Io e i miei amici non condividevamo la prospettiva che la Russia potesse estendersi nell’est dell’Ucraina, così i mercenari russi hanno cominciato a darci la caccia e, dopo aver trascorso un giorno di prigionia dove ho subìto percosse e torture, ho deciso insieme a mia moglie di fuggire a Kiev”. Quando stava a Luhansk, Oleksii ha avuto problemi di sonno legati all’ansia causata dalla guerra civile. “Prima, la sensazione di paura non mi lasciava un attimo, ora invece dormo tranquillamente, sento il sostegno dei miei compagni che ho conosciuto nel battaglione, con loro condivido la voglia di difendere le nostre famiglie e le nostre case”.

Oleksii sta vivendo insieme alla sua famiglia queste ultime ore prima di essere costretto, probabilmente, a lasciarla. Il piano è pronto e ben collaudato: “Appena sarà necessario, mia moglie e mio figlio si metteranno in viaggio e andranno da alcuni nostri parenti in Slovacchia. Io, invece, mi ritroverò con i miei compagni in un luogo prestabilito con tutte le armi che ho”, dice sicuro Oleksii, quasi a non voler lasciare trasparire alcun segnale di paura o incertezza, proprio come un soldato professionista. Ma in realtà non lo è, nonostante l’addestramento. “Prima che la Russia invadesse l’Ucraina nel 2014, io lavoravo come graphic designer. Ora mi occupo di documentare i crimini di guerra per l’Ukrainian National Center for Peacebuilding ”. Si tratta di un’istituzione finanziata dal governo di Kiev con il compito di raccogliere nei territori occupati le testimonianze e le prove relative alle violazioni dei diritti umani che sono necessarie per ricorrere alla giustizia internazionale. Oleksii continua a parlare e il tentativo di sembrare imperturbabile lascia spazio al risentimento. Chiama Putin “il pazzo”, e dice che “la Russia ha attaccato l’Ucraina nel 2014. Siamo in guerra con i mercenari russi da 8 anni ormai. Ci sarà un’invasione su larga scala? Siamo abituati alle minacce del pazzo che ha trasformato la Russia in un Paese terrorista”.

Le sanzioni contro Mosca arriveranno ma potrebbero non essere così dure come, invece, annunciato nei giorni scorsi. L’approccio, infatti, sarà graduale e aumenterà d’intensità in base a quello che accadrà. Nel frattempo Joe Biden ha ordinato il blocco immediato degli scambi commerciali con le due repubbliche secessioniste. “Le sanzioni vanno bene, ma non bastano – conclude Oleksii – Il mondo deve capire che la Russia moderna è una minaccia per l’intero ordine mondiale. Acquistando beni o gas di fabbricazione russa si diventa sponsor del terrorismo. Avete paura della terza guerra mondiale? La Russia l’ha già iniziata. È ora di affrontare la verità e non nascondere la testa sotto la sabbia. I negoziati con un terrorista non porteranno risultati”.

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