Dopo 9 anni di missione con l’obiettivo di combattere i gruppi terroristici di matrice islamista nell’area, la Francia e i suoi partner nell’area hanno annunciato il ritiro dei propri militari dal Mali. L’annuncio è stato ufficializzato all’indomani della cena di lavoro all’Eliseo sulla presenza militare nel Sahel a cui ha partecipato anche il premier Mario Draghi e poco prima dall’apertura a Bruxelles del vertice Ue-Africa.

A meno di due mesi dal voto presidenziale di aprile, Emmanuel Macron mette così la parola fine alla presenza sul posto dell’operazione Barkhane, messa in campo nel 2014 con il G5 del Sahel e con una serie di alleati occidentali. E anche alla missione Takuba, creata nel 2020 e a guida europea che ha visto anche la partecipazione dei soldati italiani. Parigi e i suoi alleati assicurano di voler comunque rimanere “impegnati nella regione”, estendendo il loro “sostegno ai Paesi vicini del Golfo di Guinea e dell’Africa occidentale”. Con i rapporti con Bamako ridotti a zero, dopo due successivi colpi di Stato nel 2020 e nel 2021 e l’espulsione dell’ambasciatore francese, Parigi ridisegna così la sua presenza nel Sahel, riposizionando i militari in altri Paesi vicini, Niger in testa. “Non possiamo restare impegnati militarmente al fianco di autorità di cui non condividiamo di fatto né la strategia né gli obiettivi nascosti”, ha dichiarato Macron in conferenza stampa puntando il dito contro la giunta che ha preso il potere in Mali. Una giunta, ha aggiunto, che ricorre a “mercenari della società russa Wagner”, con “ambizioni predatorie”. Ma ha comunque dichiarato di non considerare affatto questi 9 anni di missione come un fallimento. Da parte sua, l’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Josep Borrell, ha detto che verificherà se esistono ancora le condizioni per confermare le missioni di formazione Ue sul posto, tra cui la cosiddetta Eutm. Il ritiro dal Mali avrà un “impatto” sulla Minusma, la missione dell’Onu in loco, che farà il necessario per “adattarsi”, ha affermato il portavoce, Olivier Salgado.

Macron e i 24 partner che hanno firmato la dichiarazione congiunta di Parigi assicurano comunque di non voler abbandonare la lotta al terrorismo nel Sahel e nel Golfo di Guinea, due territori divenuti “priorità strategica di espansione” per i terroristi di al-Qaida e dell’Isis. Militari europei presenti in Mali nel quadro delle forze speciali Takuba, compresi gli italiani, verranno dunque “riposizionati in Niger”, al fianco delle forze armate nigerine nelle zone di confine a rischio. “La lotta al terrorismo nel Sahel non può essere esclusiva dei Paesi africani”, ha commentato da parte sua il presidente senegalese, Macky Sall, congratulandosi per il “rinnovato l’impegno a restare nella regione”.

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