Il caro energia che sta colpendo pesantemente i bilanci delle famiglie e delle imprese rischia di mettere in ginocchio anche la casse dei Comuni italiani. Impegnati nella predisposizione dei bilanci di previsione, i sindaci lanciano un appello al governo chiedendo un intervento immediato per sostenere gli enti locali. E lo faranno anche in maniera simbolica giovedì 10 febbraio quando alcuni monumenti e piazze delle piccole e grandi città italiane rimarranno al buio per mezz’ora, dalle 20 alle 20.30: un’iniziativa lanciata dal sindaco di Cento (Ferrara), promossa dall’Anci dell’Emilia Romagna e poi anche da quella nazionale, che vedrà l’adesione di tanti primi cittadini italiani. Spegnere i monumenti per accendere i riflettori sui rischi connessi all’aumento dei costi di luce e gas per i Comuni, che avranno inevitabilmente conseguenze dirette sugli stessi cittadini.

L’aumento di spesa stimato dal presidente dell’Anci Antonio Decaro è di almeno 550 milioni di euro per i Comuni italiani, su una spesa complessiva annua che oscilla tra 1,6 e 1,8 miliardi di euro”. Stime nazionali confermate anche dai due sindaci promotori della mobilitazione di giovedì. “Noi avremo uno scostamento di non meno di un milione di euro su un costo complessivo di poco superiore ai tre milioni”, spiega a ilfattoquotidiano.it il sindaco Pd di Reggio Emilia e presidente dell’Anci Emilia Romagna, Luca Vecchi. Una percentuale di rincaro di quasi il trenta per cento riscontrata anche nelle stime del Comune di Cento, guidato dal primo cittadino di centrosinistra Edoardo Accorsi: “Stiamo prevedendo dai 400 a 450mila euro in più rispetto al milione e mezzo che solitamente spendiamo per gas e luce nel nostro Comune”, sottolinea il sindaco che per primo ha lanciato la mobilitazione, annunciando di spegnere le luci della Rocca, la fortificazione medievale simbolo della cittadina di Cento.

Un aumento delle uscite che rischia di creare delle conseguenze disastrose per la gestione degli enti locali. “Sono scostamenti così rilevanti – aggiunge Luca Vecchi – da mettere in difficoltà gli equilibri di bilancio, costringendo i Comuni a fare delle scelte obbligate: c’è chi taglierà o ridurrà i servizi, ci saranno Comuni che venderanno patrimonio e ci sarà chi sarà costretto a mettere mano alla leva delle entrate, cioè aumentando le imposte locale per trovare i necessari equilibri di bilancio”. Senza un intervento di sostegno da parte del governo, pertanto, saranno queste le conseguenze immediate per i cittadini. “Mentre il Comune, da istituzione di frontiera più vicina alla cittadinanza, dovrebbe pensare a dare delle risposte a quelle famiglie e a quelle imprese che saranno colpite dal caro bollette, è lo stesso ente a ritrovarsi nella situazione di dover chiedere aiuto”, afferma il sindaco di Cento.

Rincari che colpiranno indistintamente (e circa con la stessa proporzione) tutti i Comuni italiani “da quello di 400 abitanti alla Capitale”, sottolinea Vecchi. “Non è un caso – aggiunge – che in questa mobilitazione non c’è nessun colore politico. Io sono il presidente Anci dell’Emilia Romagna e sono del Pd e giovedì spegnerò il ponte di Calatrava sull’autostrada e la fontana della piazza principale davanti al teatro, ma la stessa cosa verrà fatta anche dal vicepresidente dell’Anci regionale che è il sindaco di Ferrara Alan Fabbri della Lega. Abbiamo aderito tutti all’iniziativa”. E dall’Emilia Romagna la mobilitazione ha coinvolto il resto d’Italia, da Nord a Sud: Anci Lombardia tramite il presidente e sindaco di Tremezzina, Mauro Guerra, rivolge “un appello ad intervenire ai parlamentari di tutti gli schieramenti e agli esponenti del Governo”. Adesione anche da parte di Anci Sicilia: il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha voluto sottolineare che “i rilevanti rincari dei costi dell’energia elettrica e del gas stanno rappresentando una reale minaccia non solo per gli equilibri, già precari, degli enti locali ma anche per quelli delle società partecipate, con particolare riferimento a quelle che gestiscono il servizio idrico integrato”. Appelli a spegnere per qualche minuto un luogo simbolo dei municipi arrivano dalle Anci di Marche, Toscana, Abruzzo, Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto, Lazio e Calabria che sui propri canali social hanno rilanciato l’appello del presidente nazionale Decaro.

I sindaci uniti chiedono pertanto un aiuto immediato da parte dell’esecutivo: trovare gli equilibri di bilancio oggi, infatti, è quasi impossibile. Il caro energia si somma anche agli effetti della pandemia sulle casse comunali. “Il Covid ha generato in capo ai Comuni e a tutto il sistema delle partecipate maggiori oneri (dal 20 al 30%) e in alcuni casi anche cali di fatturato. Per esempio una struttura per anziani che prima poteva ospitare 100 persone adesso ne può ospitare 60-70 per via delle nuove regole. Quindi calano le tariffe incassate, aumentano i costi dei servizi e in più arrivano anche i rincari per l’energia. Siamo di fronte – taglia corto il sindaco di Reggio Emilia – a un circolo vizioso dal quale potrebbe essere complicato uscirne senza l’intervento del governo”.

Trovare soluzioni alternative come cercare fornitori con tariffe più vantaggiose? Per gli enti locali sarebbe molto complesso e comunque poco utile: “In questo momento non c’è una situazione di offerta commerciale sul mercato per cui, anche potendo spostarci su un altro fornitore, si può produrre del risparmio. Oggi – afferma Luca Vecchi – l’incremento dei costi delle forniture è generalizzato, quindi non c’è quel margine di competitività al ribasso sui prezzi”.

Lo sguardo dei sindaci è pertanto rivolto al Consiglio dei ministri sperando che il secondo intervento contro il caro bollette previsto per i prossimi giorni tenga in considerazione la situazione critica dei Comuni.

Aumento dei costi dell’energia che arriva in un momento molto particolare per l’Italia. Concentrati su come cercare di sfruttare al meglio le opportunità offerte dai fondi del Pnrr per proiettare le città verso il futuro, i sindaci si sono così ritrovati a cercare di far quadrare i conti per l’ordinaria amministrazione dei loro enti. “In questo momento – commenta il presidente dell’Anci Emilia Romagna – i Comuni stanno intercettando una quantità enorme e senza precedenti di risorse destinate agli investimenti del Pnrr. Un aspetto estremamente positivo che riguarda investimenti che vedremo concretizzati tra quattro, cinque o sette anni. Dall’altro però si trovano nella gestione del quotidiano a fare i conti con le conseguenze dell’epoca del Covid e dei rincari energetici”. “Siamo davanti – conclude – a una situazione paradossale”.

*FOTO JARNO ZAFFELLI: Progetto Santiago Calatrava_Comune di Reggio Emilia

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