La stretta retroattiva sul Superbonus e gli altri bonus edilizi, inserita in corsa nel decreto Sostegni-ter e scritta senza valutare gli effetti sul mercato, scontenta imprese, banche e tutta la maggioranza, dal Pd a Forza Italia. Se l’intento anti frode è condiviso, infatti, vietare la possibilità di cedere il credito fiscale più di una volta significa bloccare tutto e lasciare molte aziende alle prese con detrazioni di cui non sono in grado di fruire. Archiviata la partita per il Colle, il tema torna di attualità con un’interrogazione del Movimento 5 Stelle che chiede al Tesoro di ripensarci dopo che Poste ha bloccato lo sconto delle fatture e Cdp valuta di fare lo stesso. In Parlamento si studia la soluzione migliore per tornare alla possibilità di cessione multipla, magari limitando il primo “giro” agli intermediari finanziari e con la garanzia di un’attenta vigilanza. Intanto dal Servizio Bilancio del Senato è arrivato un ulteriore avvertimento: la stretta potrebbe ridurre sensibilmente gli investimenti e di conseguenza farsi sentire – oltre che sulla crescita del pil – anche sul gettito a favore dell’erario in termini di Iva, Irpef/Ires e Irap. Un rischio che, varando la misura, il governo e la Ragioneria generale dello Stato non avrebbero ben contabilizzato.

Se da un lato la recente inchiesta della Guardia di Finanza di Rimini ha fatto emergere una nuova frode da 440 milioni di euro, dall’altro la nuova misura rischia di mettere a rischio gli investimenti. Di fronte al combinato disposto di questi due fattori, Poste ha annunciato la sospensione della propria piattaforma di sconto dei crediti fiscali derivanti dai bonus e, scrive il Messaggero, anche Cassa depositi e prestiti intende seguire la stessa linea. Il Movimento 5 stelle ha annunciato un’interrogazione parlamentare, preoccupato in particolare dalla prospettiva che Cdp e Poste possano arrivare a decidere di chiudere definitivamente il servizio. Anche perché, secondo alcune stime, solo la quota di Cdp in questo mercato si aggira fra il 3 e il 4%. “Crediamo che il ministero dell’Economia, facendo tesoro delle critiche che si stanno susseguendo, debba velocemente cambiare prospettiva sulla norma del Dl Sostegni ter che limita eccessivamente la circolazione dei crediti d’imposta alla base del Superbonus e degli altri bonus edilizi”, scrive in una nota Emiliano Fenu, capogruppo M5s in Commissione finanze del Senato. “E crediamo che debba fornire una mappatura precisa del fenomeno delle frodi e intervenire sulle sue controllate, come Cassa Depositi e Prestiti e Poste, per evitare che queste si sfilino dal meccanismo della cessione dei crediti fiscali”.

Il senatore cita le critiche rivolte al Decreto Sostegni ter dal procuratore aggiunto di Roma Stefano Pesci, che sta indagando proprio su un’ipotesi di frode: “In un’intervista a Mf, citata nell’interrogazione, il magistrato sostiene testualmente che ‘il limite di una cessione è certamente efficace ma sta generando molte criticità perché ingessa il sistema’ e che ‘a stupire è che l’apparato di documenti non venga riversato all’Agenzia delle entrate. Ciò permetterebbe maggiori controlli. Non serve appesantire ulteriormente le pratiche'”. Fenu ricorda anche le critiche mosse dal Servizio bilancio del Senato, “secondo il quale la norma del Dl Sostegni ter disincentiva troppo il ricorso al Superbonus e mette a repentaglio anche parte delle maggiori entrate fiscali legate agli investimenti”.

Per Riccardo Fraccaro, membro della Commissione attività produttive, commercio e turismo, “i due player istituzionali, maggiori compratori del credito dalle aziende, chiudono mettendo in ginocchio un settore che muove miliardi di investimenti ogni mese, composto da migliaia di imprese e professionisti. Il governo sta scientemente e senza confronto alcuno con il Parlamento ammazzando la crescita del Pil e miliardi di investimenti nel settore dell’efficienza e del risparmio energetico. Questo modo di procedere non è accettabile. Il decreto deve essere modificato e il tempo perduto recuperato”.

Il dossier del Servizio Bilancio del Senato – La stretta sulla cessione del credito del Superbonus e dei bonus edilizi prevista dal dl Sostegni-ter “potrebbe costituire una misura efficace per il contrasto alle frodi. Tuttavia, la restrizione introdotta appare suscettibile di ridurre in modo significativo, per la sua portata rispetto alla disciplina previgente, le concrete possibilità di accesso al finanziamento degli interventi agevolati, attraverso lo strumento delle cessioni del credito; la qual cosa potrebbe dar luogo a ricadute in ordine all’entità degli investimenti futuri nel settore”, si legge nel dossier del Servizio Bilancio del Senato dedicato al decreto. Nella stima degli effetti finanziari associati alle detrazioni fiscali, “sono stati sempre contabilizzati nei saldi di finanza pubblica le maggiori entrate a titolo di Iva, Irpef/Ires e Irap che sono state ipotizzate come ascrivibili all’effetto correlato alla spesa indotta (ossia i maggiori investimenti nel settore). Tali effetti positivi stimati – sottolineano i tecnici – potrebbero risentire della forte riduzione introdotta con il provvedimento in commento circa le possibilità di cessione dei crediti di imposta, per cui appare opportuno acquisire la valutazione sul punto. Si suggerisce pertanto un approfondimento in ordine al profilo evidenziato al fine di poter riscontrare l’affermazione che si legge in Relazione tecnica per cui le disposizioni in commento non recano maggiori oneri per la finanza pubblica“.

Le critiche dal mondo dell’edilizia – Forte dell’appoggio praticamente di tutti i partiti, anche Confedilizia torna a chiedere un ripensamento, denunciando un blocco dei cantieri già in atto. “Se si ha paura delle frodi sulla cessione del credito, c’è modo di controllare. Se invece l’intento è quello di affossare tutto il sistema degli incentivi (non solo il superbonus), basta dirlo, invece di farlo senza dirlo”, ha scritto in una nota il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. E anche Federcasa denuncia al Parlamento la necessità di “ripristinare la cessione multipla del credito” perché il Sostegni ter, di fatto, “paralizza le misure del Superbonus 110%”. Riccardo Novacco, Presidente di Federcasa – il Sistema degli Enti proprietari e gestori dell’edilizia residenziale pubblica – sottolinea che “l’opportunità offerta dalla misura del Superbonus ha consentito agli enti gestori di attivare, ad oggi, iniziative per oltre 4 miliardi di euro che prevedono interventi di efficientamento energetico e di miglioramento sismico di circa 100mila alloggi”.

Le novità legate alla sicurezza sul lavoro – Il Superbonus intanto si avvia a cambiare anche sul lato del lavoro. Il governo sta pensando ad un nuovo intervento per assicurare la sicurezza dei cantieri: le imprese che vorranno sfruttare gli incentivi dei bonus edilizi, a partire proprio dal 110%, dovranno necessariamente applicare i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali, rispettando a pieno tutte le norme in materia di sicurezza sul lavoro. Ad annunciarlo è stato il ministro Andrea Orlando che, guardando ai dati ben poco lusinghieri raccolti dall’Ispettorato nazionale del lavoro, ha parlato di una misura “urgente e improcrastinabile”. In questo caso, plaudono le imprese edilizie e i sindacati di settore: “Giusto subordinare concessione dei bonus fiscali al rispetto del Ccnl dell’edilizia”.

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