“Ora nella Lega partirà la resa dei conti. Non è possibile che questa debacle passi come se nulla fosse. Basta con certi personaggi intorno a lui. I suoi sono cattivi consiglieri”. Le voci dei deputati leghisti dopo l’incontro con Matteo Salvini si assomigliano un po’ tutte e hanno il sapore di un vero e proprio processo al segretario. Che ora in molti mettono sul banco degli imputati. Durante l’assemblea coi grandi elettori leghisti le parole del leader provocavano applausi timidi e facce incredule. Per il Carroccio il Mattarella bis è una medicina dopo una serie infinita di errori. Molti dei quali commessi dal loro segretario. Tanto da far calare il gelo di un pezzo di partito nei suoi confronti. Gelo da parte dei deputati e senatori costretti a far da spettatori verso decisioni prese altrove. E freddezza da parte dei governatori: Luca Zaia e Massimiliano Fedriga non hanno capito le ultime mosse del leader. “Mattarella ancora una volta ha dimostrato di essere un uomo di Stato”, ha detto il presidente del Friuli dopo l’incontro dei governatori col capo dello Stato, nel pomeriggio.

Poi è arrivata la sciabolata di Giancarlo Giorgetti. Per chi lo conosce, le “quasi dimissioni” dal governo ventilate ieri sono un gesto rivoluzionario per uno compassato come lui. Il cui significato è: se ora qualcuno (Salvini) pensa di rivolgere le sue frustrazioni sul governo Draghi, allora io non ci sto e mi faccio da parte. Ma la sua mossa suona anche come un mettere le mani avanti rispetto a richieste di rimpasto da parte del leader, che punta a un ministero. Alla fine è probabile che Giorgetti resti nell’esecutivo, ma la spaccatura è notevole. “Ora al governo si balla”, ha confidato Giorgetti a un interlocutore. “Ma sei tu che innanzitutto devi chiarire la linea del tuo partito con Salvini”, gli è stato risposto. Vedremo.

Nel frattempo il Carroccio deve subire gli attacchi feroci di Giorgia Meloni. Da parte sua, il rapporto con Salvini, già difficile, sarà forse impossibile da ricostruire. “Giorgia non si fida più, si è sentita tradita dagli alleati, specialmente da Matteo”, confida un deputato della destra. Ma alla fine di questa sciarada è tutto il centrodestra a essere andato in pezzi. “Sul campo sono rimasti morti e feriti. Gli equilibri politici sono saltati, le coalizioni non esistono più, sono tornati i partiti. Per questo bisogna lavorare a una legge elettorale proporzionale”, osserva Osvaldo Napoli di Cambiamo. “Nessuno si azzardi a tornare al proporzionale!”, avvertono da Fratelli d’Italia. Insomma, s’intuisce che la legge elettorale sarà un elemento di frizione nei prossimi mesi. Meloni, però, nonostante la rabbia e lo sconcerto per come è finita la partita del Colle, può sorridere perché, con la cristallizzazione dello status quo, continuerà a imbarcare consensi. “Secondo me invece Fdi ha raggiunto il massimo e d’ora in avanti inizierà a scendere. Resto convinto che la nostra scelta responsabile di stare al governo alla fine pagherà”, ragiona il leghista Raffaele Volpi, nel cortile di Montecitorio.

Poi c’è Forza Italia. Che, con una zampata di Silvio Berlusconi, nell’ultimo passaggio si è ripresa la scena. In primis impallinando la candidatura di Elisabetta Casellati (insieme ai totiani) per dare uno schiaffo a Salvini (oltre alle antipatie e alle vendette personali). In secondo luogo, smarcandosi dalla Lega e affossando il ruolo di kingmaker di Salvini, scegliendo di partecipare ai vertici in maniera autonoma, con Antonio Tajani. Infine, con la lunga e cordiale telefonata tra l’ex premier e il capo dello Stato, colloquio con cui il leader forzista dal San Raffaele ha invitato il presidente ad accettare la volontà del Parlamento. Anche se proprio Fi è stata protagonista di un tentativo in extremis su Pierferdinando Casini. Venerdì sera, infatti, Tajani, Lupi, Quagliariello, Toti, Romani e Cesa si sono visti in un ristorante romano per vagliare le reali possibilità di Casini. Il quale avrebbe avuto i voti di quasi tutta la maggioranza di governo, a patto del via libera della Lega. Che però non c’è stato. “Con Casini mi salta il partito, per i miei al Nord è un nome indigeribile”, la risposta del Capitano nella notte. A quel punto per l’ex presidente della Camera si sono chiusi i giochi e verso mezzogiorno è stato lui stesso a uscire di scena. “Chiedo a tutti di togliere il mio nome dalla discussione e di chiedere a Mattarella di continuare”, le sue parole a mezzogiorno passato. “E’ stato l’ultimo tentativo per non spaccare la coalizione. Ma Salvini ha eretto un muro…”, racconta Quagliariello.

Ma il clima ribolle. Tajani e Salvini sono quasi venuti alle mani durante un vertice, col leader della Lega accusato di aver proposto il nome di Elisabetta Belloni d’intesa con Conte e non con gli alleati. “In questi giorni Salvini si è mosso più sui binari dell’alleanza gialloverde che su quelli del centrodestra. E questi sono i risultati”, dicono i centristi. Salvini all’ultimo, nel summit coi leader della maggioranza, ha tentato un ultimo colpo proponendo Marta Cartabia, ma ormai il Mattarella bis era già inarrestabile.

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