Dalla casa di Calogero Marrone, a Favara, in provincia di Agrigento, si vede la finestra che mostra il cielo. Di quella abitazione che doveva diventare un museo rimangono in piedi quattro pareti o poco più. Solo una targa ricorda che lì visse l’eroe antifascista che dal suo ufficio anagrafe di Varese permise, attraverso documenti falsi, di salvare la vita a centinaia di ebrei, evitando loro il dramma della deportazione nei campi di concentramento. Eppure quell’eroe, cui è stato conferito il titolo di “Giusto fra le Nazioni”, è rimasto quasi sconosciuto nella sua Favara. La casa nella quale era cresciuto è stata in gran parte demolita in quanto pericolante. Oggi, accanto a una porta murata, la targa che lo ricorda suona quasi come una beffa perché di quella abitazione non è rimasto più nulla.

Se da parte della Regione, negli anni, non è stato fatto nulla affinché la dimora dell’eroe siciliano non andasse perduta, neanche gli eredi – che però non sono più proprietari dell’immobile – hanno fatto in modo di salvare una abitazione che oggi è ormai inagibile. Tra questi eredi c’è anche Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi, pronipote di Calogero Marrone da parte della madre Manuela. Proprio lui aveva preso l’impegno di rimettere in sesto la casa, quando era ancora possibile, nell’aprile del 2011: giunto a Favara per scoprire le sue origini, aveva annunciato che avrebbe riacquistato la casa per farne un museo dedicato alla memoria del nonno. Cosa che non avvenne mai. A quasi cento anni dalla fuga di Calogero Marrone dalla sua Favara, costretto a scappare perché rifiutò la tessera del partito fascista, non rimane quindi quasi nulla. “La rivalutazione dei personaggi celebri di questa città è una priorità di questo Paese”, assicura Pasquale Cucchiara, consigliere comunale dell’amministrazione guidata da Antonio Palumbo, insediatasi pochi mesi fa e che proprio oggi ha ricordato in un evento l’impegno di Marrone. “Per quel che riguarda Calogero Marrone, noi lavoriamo a stretto contatto con l’Istituto di ricerca che porta il suo nome. I prossimi obiettivi sono restaurare il monumento dedicato all’eroe favarese e soprattutto dedicargli una piazza. Inoltre, cercheremo di acquisire uno degli spazi confiscati alla mafia a nostra disposizione, predisponendo una sala per il Centro studi Marrone”.

A Varese, dove poi l’antifascista scappò, un murales e una via ricordano già chi era: l’eroe nella città lombarda visse la sua seconda vita. Poi, una spia informò i fascisti del lavoro occulto del siciliano per salvare le vite degli ebrei. Questo gli costò il trasporto nel campo di concentramento di Dachau dove morì. In Sicilia, però, la memoria del “Giusto tra le nazioni” non ha avuto grande fortuna: la via che porta il suo nome, a Palermo, è stata per lungo tempo bloccata dai rifiuti che la rendevano impraticabile e dalle erbacce. Solo l’impegno di una scuola, l’istituto “Maredolce” che ha deciso di “adottare” la via, ha fatto in modo che la strada dopo anni venisse ripulita e sistemata, al fine di restituire la giusta memoria a Marrone. I bambini dopo aver studiato la sua impresa hanno deciso che quell’uomo non poteva essere dimenticato.

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