La nuova segretaria del Pd di Bruxelles è una lobbista. Così, come riporta Domani, i conflitti d’interessi della neoeletta Annamaria Abbafati hanno provocato le proteste interne di alcuni iscritti che hanno portato al commissariamento del circolo, con 400 iscritti, che rappresenta l’anello di congiunzione tra il quartier generale italiano e il gruppo degli europarlamentari Dem e i funzionari della Bubble brussellese. Una sorta di avamposto Pd nel cuore delle istituzioni europee.

La vicenda riguardante Abbafati era emersa già nel corso dei dibattiti che hanno preceduto il testa a testa per la segreteria tra la candidata e Pierluigi Boda, funzionario Ue di stanza al gabinetto del presidente del Comitato europeo delle regioni, con alcuni iscritti che avevano sollevato i propri dubbi per il ruolo di “senior policy advisor” ricoperto dalla donna in Must & Partners. Sia la società che la stessa Abbafati sono regolarmente iscritti nel registro dei rappresentanti di interessi delle istituzioni Ue, cioè l’albo che serve a tracciare le attività lobbistiche, ma questo non aveva impedito la sua scalata alla segreteria concretizzatasi il 7 dicembre scorso. Una situazione che, però, viola le regole interne del partito, secondo le quali gli iscritti si impegnano a “rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi o decisioni qualora possa configurarsi un conflitto di interessi“. Ma Abbafati questo non l’ha fatto e, anzi, si è candidata alla segreteria.

Così la commissione di garanzia della circoscrizione Estero del Pd è intervenuta con una delibera, approvata ieri all’unanimità, che ha fatto decadere Abbafati dall’incarico spedendo un commissario a Bruxelles per traghettare il circolo a nuove elezioni. Anche perché l’azienda per la quale lavora annovera tra i clienti big della tecnologia come Amazon e Google, multinazionali del tabacco come Philip Morris e anche Atlantia. L’obiettivo è dichiarato: “Vi assistiamo attraverso l’elaborazione decisionale delle istituzioni e vi offriamo l’opportunità di essere ascoltati a livello europeo” per “influenzare le regole del gioco“.

Per questo la professione della candidata è risultata incompatibile con il nuovo ruolo all’interno del circolo. Solo che la questione poteva essere affrontata solo se qualcuno l’avesse sollevata. E questo è successo quando, dopo l’elezione, il 4 gennaio la commissione di garanzia ha ricevuto un ricorso presentato da 6 iscritti e membri dell’assemblea nazionale, compresa la presidente dell’assemblea del partito in Belgio. La commissione ha valutato il caso e all’unanimità ha deciso che “la segretaria eletta avrebbe dovuto rinunciare a mantenere incarichi esecutivi nelle fondazioni aventi la titolarità prevalente di interessi economico-finanziari, come la Must & Partners, prima di assumere incarichi esecutivi nel Pd, o rinunciare o astenersi dall’assumerli”. Adesso toccherà a un commissario nominato in via straordinaria a traghettare il circolo verso un nuovo congresso.

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