L’Organizzazione non governativa (Ong) Transparency International, che si occupa di monitorare la corruzione negli uffici pubblici, ha pubblicato come ogni anno la classifica sull’Indice della percezione della corruzione (Cpi). Tra i 180 Paesi monitoratati, l’Italia rispetto al 2020 guadagna 3 punti (da 53 a 56/100) e 10 posizioni (da 52 a 42), a pari punti con la Polonia e Saint Lucia, stabili rispetto alla classifica dello scorso anno. Come sottolineato nel report, però, restano delle criticità sui temi del whistleblowing e della regolamentazione del lobbying dal momento che l’Italia non è ancora in linea con le direttive europee. Il report sarà commentato dalla Ong in diretta sul sito web durante la mattinata.

Pure con un balzo in avanti di 10 posizioni, dovuta a una “rafforzata credibilità pubblica”, ha affermato il direttore di Transparency International Italia Giovanni Colombo, il punteggio resta molto vicino a 50, una soglia critica. Infatti, come informa l’Ong, i Paesi che vanno sotto quella soglia sono quelli a forte rischio di arretramento “nella tutela dei diritti umani, nella libertà di espressione e di una crisi della democrazia”. In quest’ultimo anno sono 123 su 180, due terzi del totale. Le posizioni vengono calcolate tramite l’Indice di corruzione, elaborato attraverso l’impiego di 13 strumenti di analisi e di sondaggi rivolti ad esperti provenienti dal mondo del business. Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita).

“Sul fronte anti corruzione e trasparenza rimangono ancora alcuni temi in sospeso“, ha commentato Colombo in una nota. “Tra le questioni più rilevanti – prosegue – vi è il ritardo nella trasposizione della Direttiva europea 2019/1937 sul tema del whistleblowing, i cui termini sono scaduti a dicembre 2021, che consentirebbe di completare la disciplina contenuta nella legge 179/2017. Siamo inoltre ancora in attesa della pubblicazione del registro dei titolari effettivi e ci auguriamo che il processo legislativo per la regolamentazione del lobbying sia portato a termine nel migliore dei modi”. A far guadagnare 3 punti Cpi all’Italia sono stati soprattutto “gli sforzi di numerosi stakeholder del settore privato e della società civile nel promuovere i valori della trasparenza, dell’anti corruzione e dell’integrità”, ha scritto Colombo. “L’emergenza generata dalla pandemia ha fortemente influenzato l’elaborazione del Cpi, dal momento che in alcuni casi ha generato una minor fiducia nei Paesi che hanno preferito rimuovere le garanzie di controllo, in altri ha determinato un rafforzamento della coscienza collettiva e risposte più solide da parte dei Governi.

Il progresso dell’Italia nella classifica è il frutto della crescente attenzione dedicata alla corruzione nell’ultimo decennio, come evidenzia un costante se pur lieve miglioramento dal 2012 a oggi. A livello globale, Danimarca e Nuova Zelanda rimangono al vertice della classifica, affiancati quest’anno anche dalla Finlandia, con 88 punti. In fondo alla classifica, come lo scorso anno, Siria, Somalia e Sud Sudan, con un punteggio, rispettivamente, di 13 per i primi due e di 11 per la terza. Tuttavia, dal 2012 al 2021, ben 154 Paesi non hanno compiuto progressi significativi o hanno peggiorato il loro punteggio.

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