Francesca Amadori sarebbe stata licenziata dall’azienda di famiglia perché “da inizio dicembre ha smesso di lavorare. Sia in presenza che a distanza, senza dare spiegazioni“. Così Francesco Berti, amministratore delegato e direttore generale del gruppo Amadori, in un’intervista al Corriere della Sera dà la versione ufficiale sul licenziamento della responsabile della comunicazione. Delle circostanze che hanno portato all’allontanamento della nipote di Francesco Amadori si sa ancora poco, da quando l’edizione del Resto del Carlino di Cesena, dove l’azienda di polli ha la sede, ha dato la notizia il 13 gennaio. Si è parlato di screzi in famiglia. Berti dal canto suo sottolinea che “al contrario di quel che si possa pensare, questa non è più un’impresa familiare. Ognuno di noi, me compreso, è valutato sui risultati che raggiunge, non certo per la relazione coniugale”.

Il giorno dell’allontanamento Francesca Amadori (che nell’azienda non ricopriva un ruolo da dirigente), ha dichiarato che la questione verrà risolta in Tribunale, dato che secondo lei il provvedimento è “ingiusto e illegittimo e che non riguarda la violazione di alcuna regola aziendale, trovando al contrario fondamento in altre logiche. Ma per Berti “non si poteva fare altrimenti”. Secondo il manager dalla Amadori “non sono arrivate” spiegazioni “neanche dopo la richiesta di chiarimenti da parte dell’azienda, secondo quanto previsto dalla legge e dal contratto di lavoro. A quel punto non potevamo non licenziarla. Neanche il padre ha potuto far nulla. Se non ribadire che le regole valgono per tutti, a prescindere dal cognome”.

Dal 2018 ad oggi, questo è solo il terzo caso sugli oltre 600 dipendenti della società in cui era impiegata Francesca”, continua l’amministratore delegato di Amadori. “Quando non si rispetta il contratto nazionale di lavoro si agisce di conseguenza”. Il nonno Francesco Amadori (molto legato alla nipote) non è intervenuto “non solo perché non avrebbe potuto fare nulla, alla stregua del padre. Ma anche perché da quando ha lasciato la guida dell’azienda, nel 2014, ne è sempre rimasto fuori“, dice al quotidiano.

Il gruppo Amadori è gestito da 9 famiglie, che detengono il 100% delle quote. Una realtà molto diversa rispetto a quando i fratelli Francesco e Arnaldo Amadori fondarono l’azienda rispettivamente con il 77% e il 23% delle quote del gruppo. “Oggi la situazione è molto più chiara che in passato”, spiega Berti, “tanto più dopo aver risolto nello scorso mese di settembre vecchie cause con ex soci”.

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