Crollano le vendite di Karex Berhard, azienda della Malesia che produce il 20% dei preservativi venduti nel mondo. Dall’inizio della pandemia la riduzione è del 40%, tanto che l’azienda ha iniziato a convertire alcune linee alla produzione di guanti di lattice. Lo riporta il sito statunitense Quartz che ricorda come il problema riguardi tutte le aziende del settore. Eppure le aspettative erano ben altre. Karex Berhard si attendeva anzi un’ impennata dei ricavi. Coppie chiuse in casa e senza altri svaghi, per di più in un periodo di grande incertezza che non invogliava a fare figli avrebbero dovuto spingere le vendite dei dispositivi.

Ma i produttori non hanno tenuto adeguatamente conto di altri fattori. In primis il venire meno delle situazioni di socializzazione e di rapporti occasionali, il quasi azzeramento dell’industria del sesso a pagamento, la chiusura di alberghi e motel. E c’è un altro elemento cruciale. I primi acquirenti di preservativi sono governi ed organizzazioni internazionali che li distribuiscono poi alle popolazioni nell’ambito di programmi di contenimento demografico. La sola Cina acquista e distribuisce ogni anno un miliardo di preservativi, la città di New York 30 milioni. La Aids Healthcare Foundation distribuisce circa 600 milioni di preservativi in ​​37 paesi ogni anno. Con la pandemia e i lockdown questi programmi sono venuti meno o sono stati fortemente ridimensionati.

Laxman Narasimhan, amministratore delegato di Reckitt Benckiser, di cui fa parte il marchio britannico Durex, ha segnalato come il rarefarsi delle occasioni di incontro e un aumento generalizzato dei livelli di ansia siano alla base della contrazione dei fatturati. Diversi studi hanno evidenziato come l’attività sessuale sia diminuita in tutto il mondo con il progredire della pandemia. Karex Berhard che solitamente produce 5,5 miliardi di preservativi si è così dovuta fermare a circa 3 miliardi di “pezzi”.

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