Oltre 400mila firme raccolte in poco appena un paio di giorni per togliere a Tony Blair le insegne di sir e di membro dell’ordine della Giarrettiera (il più alto grado di cavalierato del Regno Unito) concesse dalla regina all’ex premier laburista fra le tradizionali onorificenze di Capodanno. La petizione popolare promossa online da un attivista di sinistra, Angus Scott, sta viaggiando verso il mezzo milione di sottoscrizioni: è la prima volta che una protesta di tali dimensioni riguarda l’assegnazione di una specifica decorazione reale da parte di Elisabetta II.

L’iniziativa ha trovato l’immediato sostegno di numerose persone che non perdonano al 68enne Blair i “crimini di guerra” in Iraq e Afghanistan, né le bugie con cui venne giustificata l’invasione irachena: vicende per le quali l’ex artefice del New Labour non ha mai voluto scusarsi, malgrado il pesante verdetto pronunciato su di lui e sulla sua amministrazione dalla commissione indipendente Chilcot nel 2016. Tra i firmatari non mancano reduci e familiari di militari britannici uccisi sul fronte iracheno come su quello afghano, indignati per il riconoscimento attribuito a “sir Tony”. Oltre a detrattori e pacifisti che chiedono a Sua Maestà di ripensarci e invocano semmai per lui un processo dinanzi al Tribunale internazionale dell’Aja.

Secondo alcune interpretazioni, la 95enne Elisabetta II si sarebbe risolta a decorare Blair come gesto di gratitudine per l’aiuto che l’allora primo ministro diede a una monarchia in crisi di popolarità al tempo della morte della principessa Diana. Ma in realtà la sovrana ha atteso molto più del consueto per elevare al rango di sir l’ultimo capo di governo laburista mai eletto nel Regno, rispetto ai tempi tradizionalmente rapidi con cui questo titolo viene concesso di norma agli ex premier (basti pensare al predecessore Tory, sir John Major). Non si può quindi escludere che questo recupero tardivo sia stato semmai il frutto di sollecitazioni dell’establishment di corte, nei confronti di un uomo divenuto impopolare fra la gente comune anche per le sue spregiudicate e lucrose attività post governative di consulente d’affari (a beneficio fra l’altro di regimi autoritari in giro per il mondo), ma sempre gradito da vasti settori delle élite britanniche e dei media.

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