Nel periodo pre-natalizio l’Italia ha superato i 900mila tamponi al giorno. Oltre il venti percento quelli fatti in Lombardia, ormai quasi sempre al di sopra dei 200mila giornalieri. L’ottanta percento, secondo Federfarma, viene fatto nelle farmacie, dove il prezzo è stato calmierato. Ma viste le lunghe code davanti agli ospedali pubblici e alle stesse farmacie, parte della domanda arriva anche ai gruppi della sanità privata. E se grazie alla concorrenza delle farmacie il 2021 ha visto scendere i prezzi dei test rapidi offerti dal privato anche del cinquanta percento rispetto alla media del 2020, non poteva passare inosservato il recente aumento degli antigenici rapidi prenotabili nelle strutture del gruppo San Donato della famiglia Rotelli e presieduto dall’ex politico Angelino Alfano. Il costo per i privati che si rivolgono a loro passa dai 19 euro di qualche giorno fa ai 29 euro attuali, e proprio nei giorni record per numero di richieste. “Nei primi tre giorni di questa settimana alcune nostre sedi hanno eseguito tamponi per un numero quasi cinque volte superiore a quelli fatti nell’ultima settimana di novembre“, ribatte il gruppo. E ancora: “Lavoriamo anche per rispondere alle richieste di aiuto della sanità pubblica, ma i costi del personale per sostenere lo sforzo sono enormi”.

Strutture pubbliche e farmacie, nonostante le code e la pazienza di chi deve fare un tampone, non sono riuscite a soddisfare la richiesta. La velocità di contagio della nuova variante Omicron, le quarantene scolastiche e infine la richiesta legata alle festività hanno mandato in tilt un sistema che non aveva mai affrontato questi numeri. Secondo Federfarma, nei giorni di maggiore afflusso le farmacie italiane avrebbero fatto anche 700mila tamponi, che tradotti in euro significa una spesa di 9-10 milioni di euro al giorno per gli italiani. Ad oggi, i test rapidi riconosciuti e quindi validi anche per ottenere il Green Pass hanno un costo all’ingrosso che si aggira intorno ai 3 euro. Il farmacista che li acquista deve poi aggiungere i costi fissi per altri materiali monouso, come mascherine, guanti, camici, mentre i costi più ingenti sarebbero legati al personale impegnato direttamente dai test e dai servizi di prenotazione. A quanto dichiarato a Repubblica da Alessandro Albertini, vicepresidente dell’Associazione distributori farmaceutici e titolare di farmacia, “alle farmacie rimangono forse 2 euro dei 15 euro individuati dallo Stato come prezzo calmierato”.

Prezzo calmierato, appunto. Dal 5 agosto scorso sono 8 euro per la fascia di età tra i 12 e i 18 anni e 15 euro per tutti gli altri, con deroghe a livello regionale per gli altri minori di età. Cifre imposte a tutti i farmacisti interessati a fare tamponi, ma solo un semplice invito per le strutture della sanità privata, tanto che ad aderire sono poche, secondo una recente indagine di Altroconsumo che ha analizzato le offerte di test rapidi e molecolari di 172 strutture in sei regioni. Il prezzo medio per i tamponi rapidi risulta di 23 euro, contro i 38 di un anno fa. Si va dalle strutture di Campania e Lazio che li offrono in media a 18 euro, a Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna dove la media è di 27 euro con i più cari che possono superare i 40 euro. Una bella differenza rispetto ai 15 euro pagati in farmacia. E soprattutto una bella distanza anche dai già citati costi all’ingrosso dei tamponi rapidi. Tanto che non poteva certo passare nel silenzio l’aumento del 50 percento deciso dal potente Gruppo San Donato sui test antigenici. Una decisione, questa di passare da 19 euro a 29, che porta il Gruppo sopra la media lombarda. Appena sotto concorrenti come il Centro Medico Sant’Agostino, che di euro ne chiede 30, e ben oltre il Centro Diagnostico Italiano, che si accontenta di 20 euro.

Quando parliamo di sanità italiana, il gruppo San Donato è in testa alla catena alimentare, con un fatturato 2020 di 1 miliardo e 600 milioni, 5 milioni di pazienti l’anno e 44 strutture di cui 19 ospedali. Un colosso che non ha risentito nemmeno della pandemia, a quanto dichiarato quest’anno dal suo presidente, l’ex ministro degli esteri, della giustizia e dell’interno, Angelino Alfano: “Nessun investimento si è fermato, non c’è stato nessun rallentamento in ragione della pandemia: tutte le cose che avevamo in mente le abbiamo fatte”. Insomma, il gruppo scoppia di salute. Come giustificare allora un aumento del cinquanta percento sui tamponi proprio nei giorni dei record? “Abbiamo appena dato disponibilità ad ATS Milano (Agenzia Tutela Salute) per aumentare il numero di tamponi per il Servizio sanitario nazionale, alla luce dei tanti che hanno bisogno di un test per uscire dalla quarantena e non trovano posti disponibili”, si smarca il gruppo. Che aggiunge: “Avremmo potuto dire “ne facciamo mille al giorno e non uno di più”, ma per noi è fondamentale garantire il servizio a tutti coloro che ne hanno bisogno”. Nessun dettaglio da parte dell’azienda sull’entità dell’aumento deciso. Ma a giustificarlo, spiegano, “sono i maggiori costi legati al personale”. “Abbiamo dovuto allungare i turni, cancellare ferie e far rientrare prima molti dei nostri collaboratori, con costi enormi perché da alcune centinaia siamo passati a migliaia di richieste in pochi giorni, soprattutto per i molecolari che offriamo a prezzi che sono in linea con le altre grandi strutture”. Nondimeno, il gruppo è stato oggetto di critiche sui social network da parte di chi non considera giustificabile un tale aumento. Compresi quelli chi si augurano, dopo gli aumenti natalizi, di vedere “i saldi a gennaio”.

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