Taglio dei rimborsi e perdita degli incarichi per scoraggiare i cambi di casacca, con i fuoriusciti dai vari gruppi che non potranno iscriversi al Misto approderanno a un “gruppo dei non iscritti” con meno fondi e meno prerogative, ispirato a quello che esiste all’Europarlamento. E la riduzione da 14 a 10, mediante accorpamento, del numero delle Commissioni permanenti. Sono i contenuti del testo base per la riforma del Regolamento del Senato, necessaria in vista del taglio degli scranni (da 315 a 200) che entrerà in vigore dalla prossima legislatura. La proposta, elaborata da un Comitato ristretto con i rappresentanti di tutti i partiti è stata discussa dall’apposita Giunta nella seduta del 21 dicembre, in vista di un’approvazione a cui la presidente dell’assemblea, Elisabetta Casellati, vuol arrivare entro gennaio. I relatori sono il leghista Roberto Calderoli e il grillino Vincenzo Santangelo, che nei mesi scorsi avevano presentato ciascuno un proprio testo, mentre un terzo porta la firma di Gianluca Perilli (M5S).

Se il testo base (che unifica le tre proposte) diventerà realtà, accogliere transfughi per i gruppi parlamentari non sarà più conveniente, almeno dal punto di vista economico: “Nel caso in cui un senatore entri a far parte di un gruppo parlamentare diverso” da quello dichiarato a inizio legislatura, “al gruppo di destinazione non è riconosciuto alcun contributo aggiuntivo“, si legge nella proposta Perilli. Inoltre, a chi cambia gruppo sarà applicata una decurtazione dell’ammontare dei rimborsi riconosciuti per le spese per l’esercizio del mandato, definita sulla base delle deliberazioni adottate dal consiglio di Presidenza: a quanto riporta Repubblica, il rimborso per chi approda ai “non iscritti” sarà ridotto a 4.090 euro al mese, mentre chi cambia gruppo lo vedrà sparire del tutto.

All’interno dei “non iscritti” potranno formare componenti autonome (di almeno tre senatori) soltanto i partiti o i movimenti che hanno eletto almeno un parlamentare alle ultime elezioni politiche. Nel testo unificato si prevede che il passaggio da un gruppo a un altro faccia decadere qualunque incarico parlamentare (presidente o vicepresidente di commissione, segretario, questore) a cui si è stati eletti. La proposta Santangelo, invece, avrebbe voluto sostituire tout court al gruppo Misto quello dei non iscritti. Infine, le commissioni: da 14 scenderanno a 10 (e non a 7 come prevede la proposta Perilli): si dovrebbe “salvare”, come voleva Calderoli, quella per le Politiche europee, che rimarrà autonoma e non sarà accorpata alla Commissione Finanze (come nel testo Santangelo) o a quelle Esteri e Difesa (come nel testo Perilli). “Mi sembra un saggia decisione in sintonia con il quadro europeo e con le decisioni assunte dagli altri Paesi”, commenta il presidente Dario Stefano (Pd).

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