Saranno soltanto Autostrade per l’Italia e Spea Engineering (la controllata che si occupava delle manutenzioni) i responsabili civili che dovranno risarcire il danno in caso di condanne nel processo sulla strage del ponte Morandi. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare di Genova, Paola Faggioni, accogliendo invece la richiesta di esclusione presentata da Anas e dal ministero delle Infrastrutture (Mims), gli altri due soggetti che erano stati citati come responsabili civili nelle precedenti udienze. Anas e Mims hanno motivato la richiesta col fatto di non aver partecipato ai due incidenti probatori svolti nella fase delle indagini, durante i quali sono stati assunti alcuni mezzi di prova fondamentali (le perizie tecniche del gip che hanno cristallizzato le condizioni del viadotto e le cause del crollo).

Anche Autostrade e Spea in realtà avevano sostenuto di non poter essere chiamate in causa, perché – nella tesi dei loro legali – sebbene le due società avessero partecipato agli incidenti probatori, lo hanno fatto solo in quanto imputate (in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti) e non in quanto potenziali responsabili civili, circostanza che avrebbe leso il loro diritto alla difesa. Una tesi a cui in udienza non si è opposta nemmeno la pubblica accusa – rappresentata dai pm Massimo Terrile e Walter Cotugno – ma a cui il gup ha scelto di non aderire: in caso contrario, nessuno degli enti pubblici datori di lavoro dei 59 imputati sarebbe stato chiamato a risarcire i danni. L’udienza è stata rinviata al prossimo 28 settembre, quando inizieranno le conclusioni dei pubblici ministeri.

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