A fine 2020, l’anno di inizio della pandemia, la popolazione italiana contava 59,2 milioni di residenti. In calo di 405mila (-0,7%) rispetto all’anno prima a causa di una dinamica demografica debolissima: sommando alla differenza tra morti e nuovi nati anche il saldo migratorio, si contano 362mila persone in meno. Un ulteriore aggiustamento sulla base dei cosiddetti ‘segnali di vita amministrativi’ ha poi portato a sottrarre altre 42.768 unità: persone che probabilmente si sono trasferite all’estero senza comunicarlo. Sono i dati del Censimento della popolazione e dinamica demografica 2020 diffusi giovedì dall’Istat. “Il nuovo record minimo delle nascite (405mila) e l’elevato numero di decessi (740mila) aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese”, sottolinea l’istituto.” Il deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti nel 2020 raggiunge -335 mila unità, valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l’epidemia di “spagnola” contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell’anno”.

La pandemia da Covid “ha accentuato la tendenza alla recessione demografica già in atto e il decremento di popolazione registrato tra l’inizio e la fine dell’anno 2020 risente di questo effetto”, spiegano i ricercatori. “La perdita di popolazione del Nord appare in tutta la sua drammatica portata in quanto totalmente ascrivibile alla dinamica demografica negativa (forte eccesso di decessi sulle nascite e contrazione del saldo migratorio), parzialmente mitigata nei suoi effetti dai recuperi statistici di popolazione operati dal censimento”. Se nel 2019 il calo di popolazione era stato contenuto sia nel Nord-ovest che nel Nordest, nel 2020 il Nord-ovest registra una perdita dello 0,6% e il Nord-est dello 0,3%. La diminuzione di popolazione nel Centro si accentua solo lievemente (da -0,3% del 2019 a -0,4% del 2020), mentre è decisamente più marcata al Sud e nelle Isole (rispettivamente -1,2% e -1%). “Il diverso impatto che l’epidemia da Covid-19 ha avuto sulla mortalità nei territori – maggiore al Nord rispetto al Mezzogiorno – e la contrazione dei trasferimenti di residenza spiegano la geografia delle variazioni dovute alla dinamica demografica”.

La popolazione, rispetto all’anno precedente, è inferiore in tutte le Regioni ma in particolare nel Mezzogiorno (-1,2% nell’Italia Meridionale e -1% nelle Isole). Quasi ovunque, a eccezione delle province autonome di Bolzano e di Trento, a determinare la diminuzione è soprattutto la dinamica demografica recessiva del 2020. Tutte le regioni registrano una contrazione di popolazione residente ad eccezione della Toscana, che ha una variazione pressoché nulla rispetto al 2019. I cali maggiori si osservano in Molise (-2,1%), Calabria (-1,8%), Campania (-1,5%) e Sardegna (-1,3%) La distribuzione territoriale della popolazione resta più o meno la stessa rispetto al 2019: il 46,3% risiede nell’Italia settentrionale, il 19,8% in quella centrale, il restante 33,8% nel Sud e nelle Isole. Più del 50% dei residenti è concentrato in 5 regioni, una per ogni ripartizione geografica (Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia).

Sono solo 1.964 i comuni che hanno registrato un aumento di popolazione rispetto al 2019 (il 24,9% del totale). Vi risiedono poco più di 17 milioni di persone, il 28,7% della popolazione nel 2020. Se tra il censimento del 2011 e il censimento del 2019 i comuni di maggiori dimensioni avevano guadagnato popolazione, la quota di comuni che perdono popolazione tra il 2019 e il 2020 è maggioritaria in tutte le classi di ampiezza demografica, passando dal 62,8% dei comuni tra 20 e 50mila abitanti (il 4,7% dei comuni italiani) agli oltre tre quarti di quelli fino a 5mila (70% dei comuni italiani). Tra i 44 comuni con oltre 100mila abitanti, uno su quattro guadagna popolazione (tre su quattro tra il 2011 e il 2019), per i restanti 33 il saldo è negativo rispetto al censimento 2019, per un totale di -157.003 residenti.
Come nel 2019, anche nel 2020 Roma è il comune più grande con 2.770.226 residenti e Morterone (in provincia di Lecco) quello più piccolo che ne conta appena 29. I cittadini italiani crescono in 1.612 comuni (il 20,4% del totale). I Comuni con il maggior incremento relativo di residenti italiani sono Moncenisio in provincia di Torino (+28,1%), Bascapé in provincia di Pavia (+15,9%) e Rosazza in provincia di Biella (+11,4%). Quelli con le perdite relativamente maggiori sono Rocca de’ Giorgi in provincia di Pavia (-17,3%), Tonengo in provincia di Asti (-15,5%) e Cervatto in provincia di Vercelli (-11,1%). I comuni che registrano i maggiori incremento e decremento relativo di popolazione straniera sono rispettivamente Lodé in provincia di Nuoro e Caponago in provincia di Monza e della Brianza.

A livello di ripartizione geografica, il saldo dovuto all’aggiustamento statistico censuario – che consente di cancellare chi risulta ancora residente ma non dà “segni di vita” – è positivo al Centro-nord e negativo nel Mezzogiorno: nell’Italia Centrale sono state conteggiate come abitualmente dimoranti quasi 30mila unità in più rispetto alla popolazione calcolata, e 20mila unità in più nell’Italia Nord Occidentale, mentre nel Mezzogiorno oltre 97mila in meno.

Gli stranieri censiti sono 5.171.894. L’incidenza sulla popolazione totale si attesta a 8,7 stranieri ogni 100 censiti. “A fronte di una maggiore presenza della componente straniera rispetto al 2019, la popolazione italiana risulta inferiore di 537.532 unità“, conclude Istat, aggiungendo che tuttavia il risultato è frutto di “un effetto dovuto prevalentemente alla diversa metodologia adottata per il conteggio 2020 rispetto al 2019 e al 2018”

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