Giovedì scorso il presidente del Consiglio Mario Draghi ha avanzato una proposta che, per una volta, aveva un qualche vago sapore di solidarietà. Congelare per un anno la riduzione dell’Irpef sui redditi sopra i 75mila euro e devolvere il risparmio ottenuto dallo Stato al sostegno delle fasce di popolazione economicamente più in difficoltà, sotto forma di sconti sulle bollette di luce e gas per cui si attendono ulteriori rincari. Quindi nessun aggravio di tasse rispetto a quanto si paga ora , semplicemente il rinvio temporaneo di uno sconto. Tantomeno nessuna patrimoniale che, come suggerisce il nome, si applica eventualmente sulle ricchezze di cui si è in possesso (il patrimonio, appunto) e non ai redditi.

Non che dal provvedimento fosse attesa chissà quale manna. Meno di 300 milioni di euro. Una goccia nel mare ma sempre meglio che niente. E invece, apriti cielo. Politicamente ad alzare le barricate sono state la Lega, Forza Italia e i Renziani di Italia Viva. Alcuni giornali hanno sposato la contraddittoria linea della “patrimoniale sui redditi”. E sui social si sono susseguite prese di posizione di vario tipo, Compreso qualche coraggioso che comunicava al ministro dell’Economia Daniele Franco di non voler pagare meno tasse preferendo che i soldi venissero usati per aiutare chi più in difficoltà-

Tra le “uscite” che hanno fatto più discutere ci sono i tweet di Chicco Testa, uno che di bollette (emesse) se ne intende, essendo stato presidente di Sorgenia e di Assoelettrica (l’associazione delle imprese dell’energie aderente a Confindustria). Testa si lancia in difesa dei percettori di redditi elevati.

Viene spontaneo chiedersi come possano allora fare famiglie con redditi che non superano i 1.500 euro al mese, ossia grande maggioranza della popolazione italiana. Tant’è che tra le tante repliche c’è anche chi ironicamente suggerisce, alla luce delle considerazioni di Testa, di fissare i 4mila euro netti al mese come salario minimo. A stretto giro l’ex presidente di Assoelettrica rincara però la dose

Non si capisce bene come l’ipotesi di rimandare di un anno uno sconto fiscale si traduca in un “tartassare”. Certo è che Chicco Testa, eletto in parlamento con il Partito comunista italiano nel 1987, ex presidente di Enel, oggi anche “advisor” della società della multinazionale consulenza PwC (specializzata anche in schemi di “ottimizzazione fiscale”), problemi a far quadrare il bilancio a fine mese non deve averne da un bel po’ di tempo. Quello che sfugge all’ex deputato del Pci è lo spirito della timida misura proposta da Draghi, una forma di solidarietà di chi guadagna di più a favore di chi è economicamente in difficoltà, uno “sforzo” di 247 euro per uno o due anni, vale a dire al massimo lo 0,3% dei propri introiti, in alcuni casi molto molto meno. O forse Testa questo spirito lo coglie fin troppo bene ed è proprio per questo che non s’ha da fare.

C’è naturalmente chi fa notare a Testa come la fascia dei “riccastri” copra appena il 2,2% dei contribuenti. Stando alle dichiarazioni dei redditi il rimanente 98% guadagna di meno. In effetti il reddito medio degli italiani è di circa 21.600 euro l’anno, appena il 5% dei contribuenti supera i 50mila. Di fronte a queste cifre difficile dire che chi guadagna 75mila euro non se la passi meglio degli altri e che, senza nulla togliere al merito, è da qui che potrebbe venire un qualche aiuto.


Autore del libro “Elogio della crescita felice, contro l’integralismo ecologico, una sua idea per ridurre le bollette, va detto, Testa ce l’ha: ritorno al nucleare (al momento la fonte con i costi di produzione più elevati) e la messa in funzione dei giacimenti di gas italiani. Pazienza se le riserve italiane di gas vengono stimate in 66 miliardi di metri cubi di gas, ossia un quarantesimo di quelle della sola Olanda e una quantità che basterebbero per coprire il nostro fabbisogno per un solo anno.

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