Non è la transizione a spingere i prezzi dell’energia. Anzi, già in questi mesi ha permesso di limitare l’impatto del costo del gas ed è accelerandola che si possono ridurre le bollette. Generazione distribuita da rinnovabili ed efficienza energetica in edilizia possano produrre da qui al 2030 1,1 miliardi di risparmio in bolletta per i consumatori con un taglio del 50% della spesa energetica negli edifici, creare 170mila nuovi posti di lavoro e muovere 150 miliardi di nuovi investimenti nel periodo 2021-2030, portare a un risparmio di emissioni climalteranti al 2030 pari a 30 milioni di tonnellate di CO2, una riduzione dei consumi energetici pari a 10 Mtep (megatep), ossia dieci milioni di tonnellate equivalente di petrolio (un megatep è la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo, ndr). Senza contare che in questa partita verrebbero coinvolti 2,5 milioni di consumatori al 2030 e che sul fronte edilizio si arriverebbe a ristrutturare 1,3 milioni di edifici al 2030. Sono i dati dello studio Elemens realizzato per Legambiente e presentato nella prima giornata del XIV Forum QualEnergia, organizzato dall’associazione, Kyoto Club e La Nuova Ecologia.

video di Elia Andreotti

La vera causa del rincaro delle bollette – Ad oggi, però, in Italia la transizione energetica è protagonista di una corsa ad ostacoli dove a pesare sono al momento i blocchi autorizzativi, i tanti ritardi, ma anche i pregiudizi e le fake news. “Prima fra tutte – scrive Legambiente – quella che la transizione verde sia la causa del rincaro bollette” perché il vero problema dell’aumento delle bollette sta nel costo crescente di approvvigionamento delle materie prime, a partire dal prezzo del gas naturale arrivato alle stelle, causato dalla ripartenza dell’economia mondiale dopo le prime ondate della pandemia. Dopo la crisi della primavera 2020, i prezzi dell’energia sono stati caratterizzati da un ‘trend bullish (rialzista)’ che li ha portati, nel giro di poco più di un anno, a crescere dai 21,8 euro/MWh (megawattora) di maggio 2020 ai 112,4 euro/MWh di agosto 2021, con un settembre che già registra valori prossimi ai 150 euro/MWh. L’aumento del Prezzo unico nazionale (PUN), il prezzo di riferimento dell’energia elettrica rilevato sulla borsa elettrica italiana, è dovuto in larghissima parte all’aumento del costo delle commodities (i prezzi di gas e CO2 pesano per il 70% sull’incremento) ma anche a una domanda in forte crescita, in ripresa anche a causa del caldo che ha caratterizzato i mesi estivi. In questo quadro l’aumento della capacità rinnovabile all’interno del mix produttivo sembra essere l’unica possibilità per ridurre l’esposizione del prezzo dell’energia elettrica al costo del gas.

Con più rinnovabili prezzi più bassi – “Solo riducendo i consumi di gas si potranno ridurre le bollette e ciò sarà possibile facendo del patrimonio edilizio il laboratorio di una generazione sempre più distribuita ed efficiente”, spiega l’associazione. Ma le fonti pulite devono far i conti con i blocchi autorizzativi. Lo studio stima che ulteriori 3,5 GW di fotovoltaico e 1,8 GW di eolico sarebbero potuti essere in esercizio nel 2021 se non bloccati dall’iter autorizzativo. La presenza di una maggior quantità di rinnovabili sul Mercato del giorno prima (MGP), il principale dei mercati dell’energia elettrica a breve termine “a parità di altre condizioni, avrebbe spinto la curva di offerta riducendo il prezzo medio”. E questo si sarebbe tradotto in una riduzione del costo sostenuto dai consumatori di più di 1,5 miliardi di euro, sterilizzando in parte l’aumento di costo causato dal prezzo delle commodities. Il primo passo è quello di “promuovere le semplificazioni autorizzative per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dal fotovoltaico e dall’eolico, senza i quali la rivoluzione energetica non si concretizzerà” spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Poi occorre decarbonizzare l’economia italiana “eliminando i sussidi alle fonti fossili e aiutare allo stesso tempo le imprese a scegliere questo scenario di condivisione e autoproduzione dell’energia prodotta da fonti pulite”. Terzo step: “Dal governo ci aspettiamo che in questa legge di bilancio venga ripulita la bolletta energetica dagli oneri impropri. Si va dai costi per lo smantellamento delle ex centrali nucleari agli incentivi alle industrie energivore, passando per i sussidi alle fonti fossili”.

Generazione distribuita – Nel processo di transizione energetica la generazione distribuita (GD) svolgerà un ruolo centrale. Si possono stimare installazioni per 14,5 GW di nuova generazione distribuita nei prossimi 10 anni (MiTE). Con un impatto sulle emissioni evitate (7,9 MtonCO2, pari alle emissioni provocate da tutti i prodotti petroliferi impiegati nel settore termoelettrico nel 2018) e sul gas naturale risparmiato (3,46 Mtep, più di un decimo dell’intero consumo finale di gas naturale in Italia nell’anno 2020). Una rivoluzione che coinvolgerà anche case e condomini (8.360 MW, il 58% del totale). “I clienti residenziali – spiega Legambiente – si candidano a essere i protagonisti principali del mondo della generazione distribuita (autoconsumo individuale + Energy Community)”. Poi ci sono le piccole e medie imprese e i distretti artigiani (4.320 MW), il terziario (1.080 MW) soprattutto all’interno di Energy Community ‘miste’, ossia composte da una pluralità di soggetti di natura differente accomunate dalla prossimità territoriale (circa 30mila esercizi) e, infine, circa il 7% del percorso di crescita della generazione distribuita potrà riguardare la Pubblica Amministrazione e il settore agricolo (rispettivamente 370 MW per settore). “La partecipazione a comunità energetiche e a configurazioni di autoconsumo consente di ridurre la bolletta elettrica fino a circa il 25%” calcola lo studio.

Efficientamento del parco immobiliare – L’altro cardine centrale della strategia integrata tracciata da Legambiente è quello dell’efficientamento degli edifici. Secondo lo studio Elemens, si possono realizzare gli obiettivi Ue di efficienza energetica attraverso interventi su circa 1,3 milioni di edifici, ossia il 10% del parco immobiliare italiano, dove realizzare un miglioramento di almeno 4 classi energetiche (o per raggiungere almeno la classe B). “Politiche di questo tipo, più ambiziose di quanto prevede il superbonus del 110% – commenta Legambiente – permettono di ridurre le bollette tra il 40 e l’80%, evitando l’emissione di 22,2 MtonCO2 all’anno corrispondenti a quasi tutte le emissioni provocate dal settore dei servizi ogni anno”. Ciò comporterebbe la riduzione del consumo annuo nazionale di gas naturale fino a 8 Mtep (13% del consumo lordo nazionale). Inoltre, secondo lo studio, una politica integrata di questo tipo con interventi sulla produzione da rinnovabili attraverso comunità energetica e di riduzione dei consumi “avrebbe vantaggi sul fronte lavoro con almeno 170mila nuovi occupati e 135 miliardi euro di nuovi investimenti”.

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