Un trattato simile tiene in piedi da decenni l’asse Parigi-Berlino, la direttrice lungo la quale si orienta la politica dell’Europa dal secondo Dopoguerra. Se il Trattato del Quirinale avrà lo stesso effetto e la stessa fortuna è molto presto per dirlo. Ma i connotati sembrano essere molto simili. Un accordo “pazzesco” lo definiscono non senza trasporto alla Farnesina, racconta il Corriere della Sera. L’ambizione – attraverso il linguaggio ufficiale e diplomatico – è rafforzare il legame tra Italia e Francia e insieme l’Europa. Fuori dai denti l’obiettivo è che questo diventi il secondo motore dell’Unione, oltre a quello che corre tra Berlino e Parigi. Ora, si potrebbe dire, diventerà l’Eliseo l’intersezione centrale di questo triangolo. “Segna un momento storico delle relazioni”, sottolinea il presidente del Consiglio Mario Draghi: “Da oggi siamo ancora più vicini”.

L’intesa riguarderà l’industria, la diplomazia, la sicurezza, i migranti fino a un servizio civile comune e, cosa più importante, il rafforzamento delle relazioni politiche, al punto che ci sarà anche uno “scambio” di ministri nei rispettivi vertici di governo, cosa che Francia e Germania fanno da un paio d’anni ma che affonda le radici in vari accordi tra cui il Trattato dell’Eliseo del 1963. “Italia e Francia hanno relazioni antiche – ha commentato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni – Da oggi possono essere più unite e più forti. E una maggiore centralità di Italia e Francia rafforza l’intera Unione Europea in una fase di transizione storica”. La prima spinta arriva sull’economia comunitaria. “Le regole di bilancio in vigore fino alla pandemia, già allora non erano sufficienti, erano regole procicliche che per certi aspetti aggravavano il problema invece di aiutare a risolverli. Una revisione era necessaria, oggi è inevitabile“, il messaggio è “che senza un forte sostegno non saremmo passati attraverso la pandemia, non ce l’avremmo fatta”. Il presidente del Consiglio invita a “correggere il passato” e “disegnare il futuro” con le nuove regole. “Questo va fatto con l’Ue e bisogna che i Paesi si dotino strumenti che li rendano più forti in questa discussione: in questo modo Italia e Francia vogliono procedere”.

La firma del trattato del Quirinale è stata accompagnata dal volo delle Frecce Tricolori nel cielo di Roma. Macron e Mattarella si sono salutati con un lungo abbraccio. L’ambizione del Trattato del Quirinale, dunque, è un legame più forte tra Italia e Francia per rafforzare l’Europa attraverso una nuova “cooperazione bilaterale rafforzata” e “un futuro comune” per citare le parole usate già ieri da Macron. Oggi ribadisce che “questo Trattato sancisce l’amicizia profonda che ci unisce” e ora, aggiunge, “creeremo una visione geopolitica comune: condividiamo la visione europea e internazionale”, contribuiremo a costruire una “difesa europea comune più forte che contribuisca alla Nato, avremo una cooperazione rafforzata nella lotta contro le migrazioni illegali e i trafficanti, per proteggere le frontiere esterne dell’Europa”.

Da parte italiana il Trattato, come prevede la Costituzione, è stato firmato dal capo del governo Draghi, ma la sede e il nome scelti per finalizzare il nuovo accordo intendono riflettere l’eccezionalità delle relazioni tra Roma e Parigi – pronte a superare alcuni malintesi del passato -, ed evocare quel Trattato dell’Eliseo che nel 1963 riavvicinò Francia e Germania. Non sono mancati i messaggi trasversali, esterni ed interni. Il presidente della Repubblica francese si è affrettato a ricordare che la cancelliera Angela Merkel “è ancora in carica, le ho parlato stamattina per coordinare le iniziative di fronte alla nuova variante del virus. Ho troppo rispetto e amicizia per lei” per parlare di un nuovo alleato. “In Francia si dice che quando le cose vanno male con la Germania, si guarda all’Italia. Ma non funziona così: l’Europa si costruisce a 27, non bisogna cercare nelle diverse alleanze i sostituti di uno o dell’altro”, sono rapporti che “si completano e si rafforzano”.

Dalla sua Draghi ha sottolineato, anticipando forse la risposta a qualche polemica che è nata soprattutto nell’area della destra sovranista, che “la nostra sovranità, intesa come capacità di indirizzare il futuro come vogliamo noi, può rafforzarsi solo attraverso una gestione condivisa delle sfide comuni. Vogliamo favorire e accelerare il processo di integrazione europea“. Il premier ha citato i “padri politici” – così li ha chiamati – di un accordo come questo: “Jean Monnet e Robert Schuman, Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi. Da Stendhal a Umberto Eco, da Mastroianni a Belmondo a Claudia Cardinale, siamo pieni di ricordi e riferimenti comuni”. Draghi ha ricordato anche Valeria Solesin, giovane ricercatrice universitaria “uccisa insieme a tanti francesi e a giovani di altre nazionalità nel vile attentato” del Bataclan a Parigi sei anni fa.

Il Trattato prevede tra l’altro che almeno una volta ogni 3 mesi un ministro italiano parteciperà a un consiglio dei ministri del governo francese e viceversa. Per quanto riguarda le diplomazie Italia e Francia si “delegheranno” a vicenda in caso di assenze. Quanto all’industria, Cassa Depositi e Prestiti lavorerà in sinergia con l’analoga partecipata francese. Tra le altre cose nascerà un servizio civile congiunto già evocato lo scorso luglio in occasione della visita di Mattarella a Parigi. Tra gli altri elementi, una cooperazione transfrontaliera tra le due polizie – argomento che in passato aveva causato non poche incomprensioni, specialmente nella gestione dei migranti a Ventimiglia o Bardonecchia – in un momento in cui l’Italia cerca una sponda sugli sbarchi e Macron è sempre più convinto che, oltre a rafforzare le frontiere esterne dell’Europa, sia necessaria una riforma di Schengen per la quale si adopererà nell’imminente semestre francese di presidenza europea. Presidenza di turno che Parigi intende coordinare con Roma. Il primo effetto del patto è la firma di un accordo di cooperazione, annunciato da Draghi, in tema di spazio.

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