Una distanza complessiva di circa 8000 km, tappe giornaliere che superano gli 800 km e sessioni cronometrate da oltre 500 chilometri: per partecipare al Dakar Rally bisogna affrontare difficoltà che non hanno eguali nel mondo del motorsport. I veicoli che s’iscrivono alla gara devono essere estremamente performanti, affidabilissimi ed avere grande autonomia.

Tutto questo però non fermerà Audi, che ha deciso di fare un balzo in avanti nella messa a punto di powertrain elettrici in condizioni limite. Da questa esigenza nasce l’Audi RS Q e-tron, un prototipo sviluppato in tempi record (appena dodici mesi) appositamente per la competizione saudita. Spinto da due motori derivati dalla Formula E, può contare su 680 Cv di potenza, scaricati a terra dalla trazione integrale elettrica. Questo sistema è capace di gestire in maniera innovativa e rapidissima la ripartizione di coppia tra le quattro ruote in tutte le situazioni che verranno affrontate lungo il percorso: salite, guadi, salti e sabbia finissima in continua successione. In pratica, sarà una continua lotta tra natura e tecnologia.

Ad alimentare i motori elettrici ci sono 370 kg di pacco batterie, per una capacità complessiva di 50 kWh. Le due “MGU”(Motor Generator Unit) montate sull’assale anteriore e posteriore si occupano di spingere in avanti il prototipo Audi e, al contempo, di rigenerare tutta l’energia disponibile nelle fasi di frenata. Sfortunatamente, anche con i migliori intenti possibili, questo non basterebbe a garantire autonomia sufficiente per completare un’intera tappa del rally con una singola ricarica. Come fare, quindi? La soluzione, quella trovata da Audi, è di aggiungere una terza MGU, che ha la sola funzione di generare elettricità. L’MGU fa parte di un evoluto “range extender” completato da un propulsore 2 litri TFSI (turbo benzina a iniezione diretta), che deriva niente meno che dalle auto partecipanti al campionato turismo tedesco (DTM).

In questa applicazione, il 4 cilindri non è più votato allo sviluppo di potenza pura (quando montato sulle vetture da corsa, è capace di oltre 600 Cv a 9500 giri/min) quanto piuttosto alla ricerca della massima efficienza energetica. Un nuovo turbocompressore e una messa a punto specifica lo hanno reso un “mulo” da circa 272 Cv, che girerà costantemente tra i 4500 e i 6000 g/min per produrre corrente nella torrida penisola arabica. Con un’efficienza doppia rispetto ad un comune generatore diesel, permetterà di produrre energia senza sosta per sfruttare sempre al massimo la trazione elettrica.

L’avanguardia tecnica di Audi non si è limitata al solo sistema propulsivo: è notevole anche l’architettura, che affianca al telaio in traliccio di tubi di acciaio (scelta legata al regolamento della competizione) pannellature in fibra di carbonio, poliuretano e Zylon, un polimero termoindurente che blocca la penetrazione di oggetti appuntiti e taglienti. Così sono protetti sia gli occupanti sia il delicato pacco batterie, dotate di un ulteriore pannello di protezione composito (CFRP, alluminio e schiuma espansa) spesso ben 54mm. Una corazza capace di resistere agli enormi e continui shock del rally raid.

Ovviamente, la tecnologia non è sufficiente ad affrontare una simile competizione, serve un team di eccellenza. E Audi è riuscita a selezionare alcuni tra i migliori piloti di sempre: Stéphane Peterhansel, il più vittorioso di sempre alla Dakar, e Carlos Sainz, che ha ottenuto tre successi assoluti ed è un campione del mondo rally. C’è pure Mattias Ekström, driver con il quale Audi ha celebrato innumerevoli vittorie.

Peterhansel dichiara che il suo obiettivo è di terminare tra i primi cinque in classifica assoluta, senza nascondere che il team punterà con tutte le forze al primo gradino del podio. Non resta che aspettare il 2 Gennaio 2022 quando avrà inizio il rally raid, con due settimane di sfide in cui Audi dovrà dimostrare il valore delle sue scelte tecniche.

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