Un sistema sanitario di cui la popolazione si fida e un vice ammiraglio abile nell’organizzare la campagna di immunizzazione contro il Covid 19. Ecco come il Portogallo ha vaccinato l’87,9 per cento della popolazione (il dato più alto al mondo) ed il 100 per cento di chi ha più di 65 anni. La capacità mostrata dal Servizio Nazionale di Salute di eradicare malattie è presente nella memoria collettiva dei portoghesi e li ha resi consapevoli nei confronti dei temi legati alla salute. “I portoghesi nutrono una forte stima nei confronti del loro sistema sanitario nazionale”, ha dichiarato Cristina Barros, ricercatrice per la salute e le epidemie all’Istituto di Scienze Sociali di Lisbona. Una fiducia, dice, “dovuta al fatto che il sistema di cura primaria funziona bene” e “si estende anche alla commissione nazionale per la vaccinazione ed alle sue raccomandazioni“. L’atteggiamento favorevole verso le vaccinazioni riscontrato in Portogallo ha legami con i ricordi, ancora molto vividi tra la popolazione, dei danni provocati dalla poliomielite e dal morbillo che hanno costituito una forte preoccupazione sociale sino agli anni Settanta.

Ma il successo della campagna di vaccinazione portoghese è dovuto anche alla pianificazione ed alla logistica. L’abilità mostrata dal vice-ammiraglio Henrique Gouveia e Melo è invece riuscita a superare la propaganda dei no-vax e le incertezze della macchina burocratica convincendo i recalcitranti e rendendo il Portogallo un esempio per il mondo. Gouveia e Melo ha dato vita ad una sinergia tra la sua squadra, composta da una trentina di militari, matematici e medici e quella dei funzionari del ministero della Salute per consentire il coordinamento dei 300 centri di vaccinazione. La rete che si è creata ha visto all’opera 5mila persone ed ha consentito a Gouveia e Melo di ricevere ovazioni pubbliche che lo hanno commosso. “Il carisma e l’affidabilità del vice ammiraglio lo hanno trasformato in una delle figure più popolari e rispettate del Paese”, ha affermato Miguel Prudêncio, biochimico e ricercatore dell’Istituto di medicina molecolare di Lisbona.

Il dottor Bruno Ciancio, direttore della sorveglianza allo European Center of Disease Control (l’Agenzia Ue per le malattie), ritiene che Portogallo e Malta saranno i luoghi più sicuri d’Europa durante l’inverno, quando la nuova ondata di Covid prenderà piede ma le autorità di Lisbona preferiscono adottare una linea prudente. Il primo ministro Antonio Costa ha dichiarato che potrebbero essere imposte nuove restrizioni per fermare la diffusione del Covid mentre si avvicina il periodo delle vacanze. Costa ha però chiarito, come riportato dall’agenzia Reuters, che le restrizioni “disturberanno le vite delle persone il meno possibile” e che non avranno a che vedere con un lockdown. Il numero di nuovi casi giornalieri è tornato a crescere dopo un periodo di stasi ma l’incidenza settimanale, al 22 novembre, è tra le più basse d’Europa con 144 casi ogni 100mila abitanti. I pazienti ricoverati in ospedale sono 364, di cui 65 in terapia intensiva. Si tratta di numeri più bassi rispetto al picco raggiunto tra il 3 ed il 7 febbraio con 6.680 ricoverati e 877 pazienti in terapia intensiva. Nelle ultime settimane i decessi giornalieri non hanno mai superato quota 15 mentre a gennaio erano stati anche più di 300 al giorno.

La Penisola Iberica si sta muovendo, lentamente, verso la normalità dopo aver allentato le regole sulla socialità ma non ha dimenticato l’importanza di comportamenti fondamentali come l’uso delle mascherine al chiuso e sui mezzi di trasporto. L’approccio portoghese è in aperto contrasto con quello del Regno Unito dove l’assenza di limitazioni ha provocato un forte incremento delle infezioni e dei decessi. A Lisbona i disinfettanti per le mani sono praticamente ovunque, le chiese limitano volontariamente la capienza, il certificato Covid-19 è richiesto per poter lavorare nei negozi, nei bar e nei ristoranti e i bambini dai dieci anni in su, a scuola, devono indossare le mascherine. Secondo alcuni il Portogallo non si sta più confrontando con la pandemia ma è, invece, l’esempio di un Paese alla prese con un virus endemico. La battaglia del Portogallo contro il Covid è resa più semplice da un alleato fondamentale quanto insostituibile: un clima temperato durante tutto l’anno con estati calde ed inverni moderati. Il freddo è limitato a brevi periodi e le regioni meridionali possono godere dell’influsso positivo proveniente dal Mediterraneo. Il Covid-19, come molte altre malattie, ha un andamento stagionale con picchi di contagi seguiti da mesi di tranquillità. Nelle stagioni fredde si tende a stare più spesso al chiuso in locali affollati, poco areati ed in queste condizioni i virus si diffondono più facilmente veicolati da aerosol e goccioline. In estate, al contrario, si vive di più all’aria aperta e gli assembramenti tendono a diminuire. Le nazioni che possono beneficiare di un clima più mite sono quindi avvantaggiate e Lisbona è tra loro.

La pandemia di Covid ha costretto il governo portoghese a cambiare le priorità della sua politica di bilancio per il 2021. La strategia mirante a consolidare e ridurre il debito pubblico è stata sospesa per proteggere le famiglie e le imprese dall’impatto distruttivo della pandemia. La situazione di precarietà che si è venuta a creare ha coinvolto anche la legge di bilancio del 2022 e provocato la caduta del governo socialista di Antonio Costa. Decisivi i voti contrari del Partito Comunista portoghese e del Blocco di Sinistra, che appoggiavano l’esecutivo dall’esterno e che hanno unito i propri voti a quelli delle opposizioni di centrodestra. Il premier aveva rifiutato di accogliere diversi emendamenti dell’estrema sinistra perché giudicati troppo esosi e ciò ha provocato una rottura insanabile che ora rende un po’ più incerto il futuro del Portogallo.

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