“Mia sorella mi ha insegnato che ci sono punti di vista differenti, che si possono vedere le cose e i fatti anche da un’altra prospettiva, che ognuno di noi ha bisogno del proprio tempo e dei propri modi”. Lisa Orsini ha 22 anni, è una studentessa in Fashion Design e ha ideato la collezione “An extra chromosome of love”, realizzata grazie al contributo di tre persone con sindrome di Down (sua sorella Daniela, Irene Vettore e Lorenzo Viegi) che hanno attivamente partecipato all’ideazione dei modelli e “grazie alla partecipazione dei ragazzi dell’Aipd (Associazione italiana persone sindrome di Down ndr), sede di Pisa, che hanno voluto essere coinvolti”.

“Ho deciso di fare questo mestiere quando ero in terza media, a Cascina – ricorda Lisa al fatto.it –. Mi divertivo a disegnare gli abiti sui quaderni. Poi ho scelto di frequentare un istituto professionale superiore e l’Istituto Modartech di Pontedera”. L’idea di sviluppare la collezione è nata invece in pieno lockdown, grazie a sua sorella maggiore, Daniela. “Anche lei è un’artista: ogni giorno disegna sul suo quaderno sempre lo stesso disegno, ma in diverse varianti, colori e con qualche differenza”. Proprio durante la pandemia Lisa ha visto con occhi nuovi i disegni realizzati da Daniela e ha deciso di creare una collezione portando la sindrome di Down all’interno della moda. “Ho raccolto un disegno di ciascuno dei ragazzi dell’associazione AIPD Pisa, che rappresentasse la loro cosa preferita, che spiegasse quello che loro amano fare”. Non è stato facile trovare i tessuti: Lisa e compagni si sono ritrovati a inizio 2021 a girare in ogni negozio e magazzino della Toscana con le restrizioni che avanzavano sempre di più: “Speravamo di non beccare i carabinieri – sorride –. Anche se si poteva uscire per motivi lavorativi”.

Raccontare al meglio la Sindrome di Down è stato un processo che è costato molta ricerca. “Dopo diversi giorni a studiare la collezione sono arrivata ad una conclusione: ho pensato di far scegliere ai ragazzi come dovesse diventare lo stile degli abiti”. Lisa ha preparato un sondaggio con opzioni da scelta per ogni capo di abbigliamento, per i colori e per le versioni da donna e da uomo. I disegni sono stati trasformati da Lisa in digitale, per poi essere stampati su tessuto. Il risultato? Una collezione colorata, che unisce tessuti come seta indiana shantung, lino, poliestere riciclato, lavorazioni crochet in cotone. Una collezione che, secondo quanto scritto da Lisa nella sua tesi, esprime “la personalità, i gusti e il punto di vista di ogni partecipante, per sensibilizzare la società dall’aspetto normale delle classiche sfilate che proprio la diversità è sinonimo di normalità”.

La collezione è stata presentata a fine ottobre a Milano nell’ambito del contest dedicato agli studenti provenienti dagli istituti di design e moda all’interno della Fashion Graduate Italia. “Avevo promesso ai due ragazzi dell’associazione di portarli. Ci siamo riusciti”. Ora che gli esami sono finiti, le giornate di Lisa si dividono tra la scrittura della tesi e gli ordini su commissione che realizza anche grazie alla macchina ricamatrice. A gennaio, invece, si svolgerà la discussione della tesi.

La moda per Lisa è un modo per raccontare una storia. “Mi piacerebbe contribuire in tante azioni sociali, mi piacerebbe un giorno aiutare i bambini che vivono nei paesi sottosviluppati. Un altro obiettivo che mi sono posta entro l’anno è quello di aiutare nella pulizia delle strade e delle spiagge, perché mi fa stare bene pensare di poter aiutare il nostro pianeta”, continua. Il suo sogno è lavorare in un’azienda per proseguire questa strada, ma anche aprire un proprio brand. Prima online, poi, se dovesse avere successo, anche come negozio fisico. Quando i ragazzi e le ragazze dell’Aidp Pisa sono saliti sulla passarella di Milano, Lisa ha seguito la sfilata dietro le quinte. Imbarazzatissima, alla fine dell’evento, è uscita insieme a Irene e Lorenzo, con le lacrime agli occhi, per poi scoppiare a piangere. “Ricordo i disegni che io e mia sorella Daniela facevamo da piccole. Ora che siamo qui, non vogliamo fermarci”. Per Lisa è difficile portare l’inclusività “nell’ambiente esclusivo per eccellenza”, ma la presenza di modelli con sindrome di Down sulla passerella lancia un messaggio forte e chiaro di inclusione. “In fondo, chi siamo noi per definire cos’è la normalità, cos’è la bellezza? Nella moda – conclude – c’è spazio per tutti”.

Foto di Rachele Terziani

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