Green pass autentici disponibili online all’insaputa dei titolari, scaricabili da chiunque per utilizzarli o commercializzarli. Ilfattoquotidiano.it ha monitorato per giorni chat e forum dei gruppi contrari al certificato verde, testimoniando come i canali Telegram e il dark web (la parte “oscura” della rete) si siano trasformati in veri e propri bazar illegali. E ora, dopo che il Garante della Privacy ha deciso di avviare un’indagine d’urgenza, si muovono anche le Procure: a Roma e a Milano sono stati aperti due differenti fascicoli. Il primo è inerente all’indagine avviata anche dal Garante della Privacy sui certificati disponibili all’interno di una nota piattaforma di file sharing, l’altro sui pass reperibili online. Sono in corso indagini per risalire agli indirizzi ip di chi ha caricato in rete i certificati e individuare chi li ha acquisiti.

Il Garante della Privacy stava lavorando da alcuni giorni su diverse segnalazioni, arrivate anche via social. Ora lancia l’allarme per “la gravità e la pericolosità di questa illecita diffusione di dati personali particolarmente delicati“. L’obiettivo è “accertare le modalità con le quali questi dati siano finiti in rete e ha dato mandato al Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza di acquisire gli archivi on line e accertarne la provenienza“.

Come racconta l’inchiesta di Salvatore Frequente per ilfattoquotidiano.it, da un po’ di tempo gli utenti chiedono di condividere un file zip con tutti i Qr Code. Il riferimento è appunto ad alcune cartelle contenenti centinaia di Green pass italiani originali di cittadini quasi certamente all’oscuro. Chi vuole entrarne in possesso cerca un certificato di un profilo simile per sesso ed età: così può utilizzarlo per una cena in un ristorante o per andare in discoteca, senza doversi vaccinare e nemmeno ricorrere a un tampone. Sono in tanti a richiedere questo archivio, anche all’interno della discussione “Make Eu Green pass” su RaidForums, un portale molto popolare tra chi svolge azioni di hacking, una sorta di anello di congiunzione tra il web “visibile” e quello dark.

Dentro la cartella si trovano 500 file pdf, con dati personali e sanitari di centinaia di italiani. Si va dal Green pass di una donna nata nel 1925 a quello di minori. Così chiunque può utilizzarli laddove non ci sia l’obbligo di controllo del documento di identità (previsto ad esempio per salire in aereo). Un ristoratore, invece, ha il dovere di chiedere un documento al cliente se nota una “manifesta incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione”. Basta trovare appunto una persona dello stesso e più o meno della stessa età per farla franca. Anche se si rischia una sanzione da 400 euro e la contestazione del reato di sostituzione di persona che prevede fino a un anno di carcere. Ad oggi l’unico dato certo – che il Garante della Privacy definisce grave e pericoloso – è che magari, in questo momento, una persona sta entrando in un ristorante con il Green pass di un altro cittadino italiano che ne è completamente all’oscuro.

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