Si è consegnato presentandosi negli uffici dell’Fbi, dopo essersi rifiutato, nelle scorse settimane, di testimoniare sull’assalto a Capitol Hill del gennaio scorso. Steve Bannon, 67 anni, ex stratega di Donald Trump, è stato arrestato per oltraggio al Congresso, avendo negato la sua collaborazione alla Commissione parlamentare che sta indagando sull’invasione dei sostenitori dell’ex presidente del 6 gennaio scorso: non sarà detenuto, ma resterà in una sorta di libertà vigilata (“general supervision”) prima del processo. La prima udienza è fissata per giovedì. “Stiamo abbattendo il regime di Biden“, ha detto di fronte alle telecamere negli uffici dell’Fbi. “Voglio che voi, ragazzi, restiate concentrati sul messaggio. Questo è tutto rumore”. Davanti a un giudice, Bannon ha acconsentito a sottoporsi a controlli telefonici settimanali, alla consegna del passaporto e alla notifica di qualsiasi viaggio al di fuori del District of Columbia, così come all’approvazione del giudice per qualsiasi viaggio al di fuori degli Stati Uniti.

Sono due i capi d’imputazione a suo carico: oltre all’oltraggio al Congresso c’è anche il rifiuto di consegnare i documenti richiesti dalla Commissione, invocando il privilegio esecutivo posto da Donald Trump sugli atti della propria presidenza. Se condannato, rischia fino a un anno di carcere e una multa fino a 100mila dollari. “Una truffa sin dall’inizio“, ha commentato il suo avvocato David Schoen dopo il rilascio in libertà vigilata. Il legale ha attaccato pesantemente la commissione parlamentare e la decisione di incriminare il suo assistito che, ha detto, ha l’obbligo di onorare il privilegio esecutivo presidenziale.

Architetto della vittoria elettorale del 2016, soprattutto grazie all’attivismo del sito di estrema destra che dirigeva (Breitbart News), Bannon ha poi avuto una breve stagione come stratega alla Casa Bianca, da dove è stato licenziato nell’agosto del 2017, sull’onda dell’ondata di allontanamenti ai vertici dell’amministrazione voluta proprio da Donald Trump. Lo scorso anno è stato arrestato ed incriminato dai federali per aver frodato i sostenitori di una campagna per raccogliere fondi privati per la costruzione di un muro anti-migranti sul confine con il Messico. Il 20 ottobre scorso la commissione votò all’unanimità una risoluzione nei suoi confronti dopo che si era rifiutato di testimoniare nel corso dell’indagine e per questo aveva richiesto alla Camera di incolparlo formalmente. Allora, il presidente della commissione, il deputato democratico Bennie Thompson, sostenne che Bannon “è solo nella sua sfida totale alla nostra citazione in giudizio”, mentre Liz Cheney, cacciata dai vertici repubblicani proprio per le sue critiche a Trump, aveva sostenuto che la decisione di Bannon e dell’ex presidente di rivendicare il privilegio esecutivo “sembra rivelare un’unica cosa”, ovvero che “Trump era personalmente coinvolto nella pianificazione e nell’esecuzione del 6 gennaio”.

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