I contagi sono in aumento in tutta Europa e l’Italia è circondata da paesi – con tassi di vaccinazione più bassi e senza il Green pass per lavorare – che alle prese con una quarta ondata devono pensare a misure restrittive pesanti: anche lockdown parziali. Marco Rizzi, primario del reparto di Infettivologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, in prima linea dall’inizio della pandemia, ha un osservatorio privilegiato sulla possibile onda che dal nord est sembra poter arrivare sulla Lombardia e non solo, ma non all’orizzonte non vede “disastri, né lockdown“. Questo perché al momento la situazione è “sostanzialmente stabile, anche se c’è stata qualche oscillazione per due tre mesi”. In ospedale arrivano malati o vengono intercettati positivi asintomatici ricoverati per altro e a se alcune regioni potrebbero “migrare” dal bianco al giallo o “anche peggio” tranne che in alcune zone non ci sono pressioni sulle terapie intensive: “A noi ancora non è successo. Non so se arriverà una quarta ondata, ma nella risalita dei contagi non vedo disastri e abbiamo visto che in passato ci sono state previsioni sbagliate“.

I criteri per definire i colori delle regioni sono stati cambiati e sono meno stringenti che in passato. È stato giusto farlo? Questo non potrebbe farci rischiare di essere impreparati rispetto a un incremento di contagi come vediamo all’estero?
Tutto questo sistema dei colori è in funzione dei provvedimenti e dell’intensità dell’epidemia: dall’uso obbligatorio delle mascherine fino lockdown. Se la logica è questa è stato ragionevole farlo perché abbiamo accumulato esperienza sull’epidemia, è cambiato il contesto perché abbiamo tante persone vaccinate e altre si sono immunizzate naturalmente. Quindi mantenere lo stesso atteggiamento, quello della prima ora, sarebbe inappropriato. Prima di fronte anche a un piccolo numero di infezioni aveva senso ed era anche un buon motivo blindare tutti e decidere un lockdown, ora non ha molto senso: la popolazione è più protetta. Quindi è stato giusto modificare e si potrà modificare i criteri più avanti. Adottare ora una zona rossa come nel Lodigiano a inizio epidemia sarebbe una sciocchezza.

Però arrivano comunque tanti pazienti in ospedale
Se parliamo degli ammalati sono perlopiù non vaccinati, c’è qualche vaccinato parecchi mesi fa che non ha infezione grave e pazienti molto anziani con più patologie o immunodepressi. Stiamo imparando che con il passare dei mesi la protezione può ridursi.

La terza dose è giusto che sia somministrata a tutti?
La strategia è quella, poi ogni paese si organizza con modalità e tempistiche un po’ diverse. Dovrà esserci un progressivo allargamento fino alla vaccinazione universale.

Quindi avremo richiami annuali come con l’influenza?
Probabilmente con la terza dose avremo una immunità che si manterrà nel tempo, magari anche al di là dell’orizzonte dei 12 mesi. Questo lo misureremo nel tempo e lo vedremo. Sars Cov 2 non è come il virus dell’influenza che ha una capacità di mutazione molto elevata e ha un serbatoio animale con il quale si ricombina periodicamente: si tratta di una dinamica diversa. La vaccinazione annuale dell’influenza è in funzione del declino dell’immunità ma anche della estrema variabilità del virus influenzale che ogni anno varia un po’ e periodicamente varia di tanto: è una continua rincorsa. Questo virus non fa la stessa cosa, muta ma è meno variabile. La terza dose credo che diventerà universale per tutti i vaccinati, ma non è detto che in futuro richiamo sarà annuale. Naturalmente bisogna sempre vedere cosa succede: potrebbe emergere variante che può sfuggire. Può darsi che nel tempo che sia necessario fare il richiamo annuale perché ci sarà un virus sostanzialmente diverso da questo.

Alcuni scienziati ritengono che se Sars Cov 2 non è stato ancora capace di sviluppare variante che sfugga totalmente al vaccino potrebbe non riuscirci più
In parte probabilmente è vero, ma abbiamo parti del mondo nel quale si diffonde in modo non controllato- E con un serbatoio di miliardi di persone può circolare e riservarci qualche sorpresa. Questo è un virus che resterà molto con noi, prima di eradicarlo a livello globale ci vorrà tempo. Credo che si raggiungerà un equilibrio come per altri virus respiratori anche se non ce ne libereremo velocemente. Possiamo sperare di raggiungere questo equilibrio, cioè sarà una endemia fastidiosa ma non comparabile a quello che viviamo oggi. Comunque non basteranno uno o due anni.

Ci sono proiezioni che prevedono 30mila casi a Natale
Lo vedremo. Abbiamo una notevole allentamento delle misure restrittive, siamo tornati a una vita sociale e questo facilita le cose al virus. Quanto questo e le varianti più trasmissibili producano infezioni e morti lo vedremo. Non sono così pessimista, ci stiamo abituando e con qualche misura di maggior cautela non credo che verrà stravolta la nostra vita sociale e non torneremo al lockdown duro, questo no. Certo che sarebbe meglio però non pensare a viaggi internazionali.

Allora intravediamo una luce in fondo al tunnel?
Quello che stiamo vivendo non è la normalità pre Covid, ma non è male e io non sono catastrofista. Noi in Italia stiamo vivendo questa situazione. Nel resto del mondo invece ci sono grossi problemi soprattutto nell’Est Europa. La nostra curva tendenziale va verso un miglioramento anche con alti e bassi. Speriamo di avere avere le terze dosi fatte prima possibile e aumentare anche le prime. Anche la vaccinazione dei bambini ridurrà considerevolmente la circolazione, sperando che ci sia una ragionevole adesione.

Sui bambini ci sono resistenze anche tra chi è favorevole alla vaccinazione però
La frontiera dello scetticismo si sposta sempre. I bambini la malattia grave la fanno di rado ed è più difficile far accettare la vaccinazione. Il rischio è molto più piccolo rispetto a un 80enne e questo lo abbiamo imparato. Ma parliamo di una concreta efficacia nella protezione degli altri, nonni compresi. Deve essere un approccio e un ragionamento diverso. La preoccupazione è poco motivata.

Alcuni paesi hanno sospeso i vaccini Rna per gli under 30
Non aiuta a rassicurare le persone, sappiamo che miocardite che esiste ma anche è molto rara e perlopiù non grave. Non possiamo dire che non succede. Il rapporto rischio benefici è spostato sui benefici per tutte le fasce d’età.

Dall’estero arrivano richieste di aiuto?
No. Abbiamo però un discreto numero di ricoverati che provengono dalla Romania e altri paesi dell’Est. Ricoveriamo pazienti stranieri o che vanno avanti indietro da questi paesi.

Le farà le vacanze di Natale?
Mia moglie pensa di sì. Io non sono sicurissimo.

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