Un presunto sistema illecito che gestiva gli appalti nelle forniture delle Forze armate, anche grazie alla compiacenza di alti ufficiali corrotti. In 17 rischiano di finire sotto processo dopo che la Procura di Roma ha chiuso le indagini di due filoni della maxi-indagine culminata, nel luglio del 2020, nell’applicazione di 31 misure cautelari. Il pm Carlo Villani, titolare del procedimento, ha notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari – atto che di regola anticipa la richiesta di rinvio a giudizio – a membri dell’Esercito, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e a imprenditori. Nei loro confronti sono contestati a vario titolo i reati di frode in pubbliche forniture, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

Al centro dell’indagine presunte irregolarità in appalti da 18,5 milioni di euro: tra le procedure oggetto di accertamento anche quelle relative alle forniture di gradi e distintivi. In base a quanto accertato, gli indagati avevano messo in piedi un meccanismo corruttivo che imponeva mazzette per circa il 10% del valore delle gare. Nell’ordinanza in cui disponeva gli arresti, il gip aveva descritto le modalità d’azione del sistema: un cartello di imprenditori si divideva di fatto gli appalti e le commesse su una serie di gare che andavano dagli alamari metallici ai gradi in velcro da appuntare sulle divise, affidandoli poi in subappalto a ditte cinesi. Il prodotto fornito, quindi, era spesso diverso da quello pattuito per “origine, qualità e provenienza”.

L’indagine era nata da un procedimento avviato a Frosinone su un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale e alla creazione di fondi neri, che vedeva coinvolta una società aggiudicataria di diverse gare d’appalto per forniture alle Forze armate. “In particolare – scriveva il gip nell’ordinanza – era emersa l’esistenza di una rete di soggetti che sfruttando conoscenze all’interno delle amministrazioni appaltanti mostravano di riuscire ad ottenere facilitazioni nell’aggiudicazione delle gare”: un sistema di tangenti in denaro o sotto forma di “regali” come abiti e calzature. In un filone d’inchiesta parallelo, ancora non concluso, è indagato per corruzione l’ex capo di Stato maggiore Enzo Vecciarelli, che nell’ipotesi dei pm ha “agevolato lo sdoganamento di 600mila mascherine” prodotte dalla società Technical Trade srl ricevendo in cambio “generi alimentari e 58 capi di abbigliamento“. In quest’ultima indagine, come rivelato dal Fatto, è coinvolto anche il generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, per aver beneficiato di quattro di questi abiti sartoriali.

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