Un gruppo di 24 investitori istituzionali (fondi pensione, banche, società gestione risparmio etc) che gestiscono complessivamente 4.500 miliardi di dollari (3.900 miliardi di euro) hanno accusato i quattro oligopolisti della revisione contabile (Deloitte, PwC, KPMG ed EY) di effettuare valutazioni insufficienti per quanto riguarda i potenziali impatti sui bilanci delle aziende della transizione verde. In particolare i 24 investitori lamentano di non essere stati avertiti quando i bilanci delle società revisionate hanno omesso di stimare le ricadute del percorso verso emissioni zero.

Secondo quanto riporta il Financial Times, nelle lettere inviate lunedì ai vertici britannici di Deloitte, EY, KPMG e PwC, gli investitori hanno detto che, dal prossimo anno, potrebbero votare contro la loro riconferma come revisori se non cambieranno le loro analisi in questo ambito. Un recente rapporto del centro studi Carbon Tracker ha rilevato che nell’80% dei casi i revisori non sembrano aver valutato gli effetti dei rischi climatici delle società ad alta intensità di emissioni. Le quattro società di revisione hanno ribattuto alle accuse affermando di valutare correttamente i possibili impatti sui conti delle aziende revisionate dei rischi climatici e di aver adottato specifici percorsi formativi di formazione per i propri revisori.

I proventi dei 4 colossi superano i 50 miliardi di dollari l’anno solo per quanto riguarda la revisione dei bilanci, una pratica obbligatoria per le società quotate e . A questi introiti se ne aggiungono altrettanti che derivano dai servizi di consulenza e circa 30 miliardi per la più specifica tax advisory, ossia la consulenza fiscale che serve per “ottimizzare” le tasse versate dalla società. In molti casi si tratta della strutturazione di schemi che consentono di spostare i profitti nelle località a giurisdizione segreta azzerando o quasi il prelievo.

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