Se non impariamo a pensare, non c’è azione che possa trasformare gli ostacoli in opportunità. Essere degli attivistə vocazionalə laicə di ReWriters significa avere consapevolezza di questa esperienza e farne un punto di partenza per una rivoluzione valoriale.

Mi capita spesso, durante o dopo i miei speech, o in commento ai miei articoli, di ricevere integrazioni con dati e numeri a rinforzo del tema che sto trattando, in genere uno o più tra questi, che sono i punti del Manifesto ReWriters:

°Giustizia intergenerazionale°
°Crisi climatica°
°Ecologia profonda, ecosofia e ecofemminismo°
°Antispecismo°
°Femminismi, antisessismo e contrasto alla violenza contro le donne°
°Antirazzismo°
°Inclusione sociale, adaptiveness e fluidity°
°Ottica di genere, cultura queer, diritti LGBTQI+ e intersezionalità°
°Cultura bioetica°
°Linguaggi inclusivi, comunicazione non-violenta, etica dei media, linguaggio giraffa (CNV)°

Se affronto il non-binarismo come possibile via per l’innovazione socioculturale, si sollevano molte femministe a ricordare i dati sui femminicidi, o sulla disparità retributiva, o sulle disuguaglianze nell’istruzione. Se tratto l’antispecismo come proposta per trasformare la visione egologica in una visione ecologica, rispondono le comunità vegetariane o vegan a sottolineare che ancora in troppə mangiano la carne. Se approfondisco il tema della non-monogamia etica, insorgono alcuni esponenti delle comunità LGBTQI+ a sostegno dei diritti delle famiglie omogenitoriali. Se mi concentro sul concetto di cittadinanza per sostituire quello ormai desueto di razza, arrivano fulminei i dati sul razzismo in Italia e nel mondo.

Il punto è che la politica, l’attivismo, ha a che fare con le azioni, mentre l’immaginario con i simboli. Questa distinzione – che certamente va integrata – è fondamentale per comprendere che cosa significhi lavorare sull’immaginario, che è la mission dei ReWriters. Concentrarsi sulla costruzione di nuovi simboli che possano orientare parte del cervello a produrre immagini, pensieri, emozioni che tendano a quei simboli, che ci aiutino ad avere una rappresentazione di noi stessə e della società a cui apparteniamo connessa ai valori di riferimento associati ai nuovi simboli, permette una trasformazione profonda del modo in cui attraversiamo la nostra esistenza, conviviamo tra noi e stiamo in relazione con l’ambiente che ci ospita.

Lavorare sull’identità attraverso la tessitura di nuove rappresentazioni non significa dimenticarsi dei “problemi” urgenti, delle emergenze della cronaca quotidiana, dei soggetti che subiscono ogni giorno abusi, violenze, violazioni. Significa affiancare chi sta in prima fila impegnatə a porre rimedio (la politica, gli attivistə, etc) con una weltansauung, con una visione, con un sistema di pensiero a supporto delle azioni, che ne rendano compiuto il significato e lo traducano in valore universale irrinunciabile.

Per questo lavoriamo con artistə, scrittorə, poetə, fotografə, illusratorə, videomaker, musicistə, per questo facciamo edutainment e infotainment, per questo usiamo il pensiero divergente, creativo, laterale, per questo lavoriamo con le contro-narrazioni e le decostruzioni, per questo alle ideologie preferiamo le idee e alle militanze il dialogo. Per questo siamo transizionali e consideriamo un punto di vista solo la vista da un punto, praticando il pluralismo come alternativa allo schieramento. Ma non significa che non ci curiamo delle piazze: anche noi ReWriters siamo in piedi con le maniche rimboccate, e cooperiamo con chi dedica la propria vita a contrastare le ingiustizie, ma lo facciamo insegnando a pensare.

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